I 535 uomini e le 21 donne «chiamate a far parte dell'Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l'invocato volto all'Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia e promosso il progresso del Paese. Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale».
Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto il suo discorso per gli 80 anni dell'Assemblea Costituente, al termine del quale ci sono stati applausi per tre minuti.
Il lavoro dell’Assemblea costituente è stato di «dialogo e di sintesi», non «un baratto tra i principali protagonisti come interpretavano i critici ma, al contrario, si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti». L'Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come «un solenne patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa lo affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore».
Ne è nata una Costituzione che è «personalistica», cioè che riconosce «il primato della persona rispetto allo Stato» e che si è promessa di essere «anche carta di valori e l’esperienza di ottant’anni ha mostrato la rilevanza di quella scelta: si affermavano i diritti sociali».
Il Capo dello Stato ha rimarcato ancora che la Carta dimostra «un sapiente indirizzo dell’equilibrio tra i diritti dei cittadini e quelli della comunità. Il metodo consensuale che ha caratterizzato, sin dalla Costituzione, la vita della Repubblica nelle occasioni più rilevanti è apparso prezioso, soprattutto nelle emergenze». (riproduzione riservata)