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Le proteste in Iran
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Iran-Usa, attacco più vicino: centinaia di soldati americani e inglesi evacuati dalla base in Qatar

di Giusy Iorlano
14 gennaio 2026, 16:55 Ultimo aggiornamento: 20:33

Reuters: probabile un attacco degli Stati Uniti nelle prossime 24 ore. Blitz dei pasdaran nelle case delle famiglie dei manifestanti uccisi. La Farnesina agli italiani: chi può lasci il Paese | Il crollo della banca che ha scatenato il caos in Iran

La situazione in Iran si fa di ora in ora più tesa. Le autorità americane si stanno preparando a un nuovo attacco militare mentre si temono ritorsioni violente.

Due fonti europee hanno riferito alla Reuters che «è probabile un attacco americano all’Iran nelle prossime 24 ore». Stando sempre a Reuters «anche un funzionario israeliano ha affermato che Trump sembrava aver preso la decisione di intervenire, sebbene la portata e i tempi non fossero ancora stati chiariti».

Intanto è in corso nella sala di crisi della Farnesina una riunione del ministro Antonio Tajani con dirigenti del ministero, della Difesa, della sicurezza italiana, con l’ambasciatrice d'Italia a Teheran e con gli ambasciatori nelle principali capitali interessate alla attuale crisi in Iran. La Farnesina, si apprende da una nota della Farnesina, conferma l’indicazione di lasciare l’Iran ai cittadini italiani, quasi 600, che possano farlo.

Aumenta il bilancio delle vittime della repressione

L’Iran entra oggi, 14 gennaio, nel sesto giorno consecutivo di blackout totale di internet, imposto dal regime per reprimere le proteste di massa antigovernative, ed è probabile che proseguirà per le «prossime una o due settimane», ha fatto sapere l’agenzia di stampa Fars, affiliata allo Stato iraniano. Un segnale, questo, che conferma la gravità della crisi in corso e uno dei momenti più drammatici per la Repubblica islamica dalla sua fondazione nel 1979. 

Secondo fonti vicine all’opposizione, il bilancio delle vittime avrebbe già superato quota 12 mila, mentre stime più prudenti di altre organizzazioni parlano di oltre 2 mila morti.

Iran International, l’emittente dei dissidenti iraniani con sede a Londra, ha fatto sapere che le forze di sicurezza in borghese e membri delle Guardie rivoluzionarie avrebbero preso di mira le abitazioni delle famiglie delle vittime delle proteste nella parte orientale di Teheran. Le incursioni sarebbero state condotte con modalità intimidatorie, tra colpi d’arma da fuoco, insulti e saccheggi. Sempre secondo l’emittente, i pasdaran avrebbero imposto alle famiglie di recuperare i corpi prima dell’alba e di procedere a sepolture rapide e riservate, addebitando inoltre ai parenti i costi delle munizioni utilizzate.

Teheran: se attaccati colpiremo basi Usa nella Regione

Intanto, il presidente degli Usa, Donald Trump, continua ad alzare la pressione sull’Iran chiamando nuovamente i manifestanti iraniani a non mollare, assicurando che un aiuto è in arrivo. «Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni», ha scritto su Truth.

Il consigliere della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha già fatto sapere che l’Iran è in grado di rispondere a un attacco, come dimostrato lo scorso giugno con il lancio di missili su una base americana in Qatar.

L’Iran, da parte sua, ha, inoltre, già avvertito i Paesi vicini che colpirà le basi statunitensi come rappresaglia per eventuali attacchi da parte di Washington. Lo riporta Reuters online citando funzionari iraniani. Teheran, spiega la fonte, ha comunicato ai Paesi della regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le loro basi statunitensi saranno attaccate se gli Usa prenderanno di mira l’Iran chiedendo loro di impedire a Washington di attaccare l’Iran.

Usa e Gb ritirano personale dalle basi in Medio Oriente

E i media internazionali fanno sapere che gli Stati Uniti stanno ritirando il personale dalle basi Usa in Medio Oriente come misura precauzionale. Parte del personale della base aerea statunitense di Al-Udeid in Qatar, la più grande base statunitense del Medio Oriente, con circa 10 mila soldati, ha già ricevuto l’indicazione di lasciare il sito entro questa sera. Anche il Regno Unito sta ritirando il personale da una base militare statunitense in Qatar. 

Se fonti Reuters parlano di un imminente attacco per il New York Times, che ha citato alcune fonti americane, «qualsiasi attacco è previsto fra almeno diversi giorni e potrebbe provocare una forte rappresaglia dell’Iran». In particolare, secondo le fonti l’attacco potrebbe riguardare il programma nucleare iraniano, ma potrebbe anche avere la forma di un attacco informatico o di uno contro l’apparato di sicurezza interno, che sta usando una forza letale contro i manifestanti.

Ipotesi cyber attacchi contro le forze militari iraniane

Resta dunque ancora aperta la questione su quale forma possa assumere questo aiuto, dopo l’annuncio delle sanzioni e la richiesta a Elon Musk di garantire l’accesso a Starlink agli oppositori.

Il presidente ha convocato alla Casa Bianca il team per la sicurezza nazionale senza partecipare personalmente alla riunione. Sul tavolo, secondo il New York Times, una gamma di opzioni più ampia del previsto: dal programma nucleare iraniano - andando oltre i raid aerei di giugno - ai siti di lancio dei missili balistici. Le ipotesi considerate più probabili sarebbero tuttavia un cyber attacco o un’azione mirata contro l’apparato di sicurezza interno, responsabile della repressione.

Un raid missilistico su larga scala appare più complesso: gli Stati Uniti non dispongono attualmente di una portaerei nell’area, dopo il trasferimento della Uss Gerald Ford nei Caraibi, e pesano i timori di ritorsioni contro le basi americane nella regione. I Paesi arabi e musulmani guardano con crescente preoccupazione a un possibile effetto destabilizzante.

All’interno dell’amministrazione emergono, inoltre, due linee contrapposte: quella più interventista, guidata dal segretario di Stato Marco Rubio e dal capo del Pentagono Pete Hegseth, e quella prudente del vicepresidente JD Vance, più vicina alla base Maga. Trump sembra orientato verso un’azione dimostrativa, ma deve ancora chiarire l’obiettivo finale.

Secondo Ray Takeyh del Council on Foreign Relations, nel mirino potrebbero finire le Guardie Rivoluzionarie, protagoniste della repressione. Un intervento, osserva, potrebbe incoraggiare gli indecisi a unirsi alle proteste. Più cauta Sanam Vakil di Chatham House, che avverte del rischio di rafforzare la coesione interna del regime. Vali Nasr della Johns Hopkins sottolinea infine che le proteste hanno coinvolto fino a 150 città: colpire l’apparato di sicurezza richiederebbe ben più di un’azione limitata. Anche l’inazione, però, avrebbe un costo: secondo Behnam Ben Taleblu della Foundation for Defense of Democracies, rafforzerebbe la narrativa di un’America incapace di mantenere le proprie promesse

Sul piano politico, l’amministrazione americana sembra muoversi anche nella direzione di un possibile cambio di regime. Nel fine settimana, l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff avrebbe incontrato segretamente Reza Pahlavi, ex principe ereditario iraniano in esilio, che si sta proponendo come figura di riferimento per una fase ‘transitoria’ nel caso di un collasso del potere attuale. (riproduzione riservata)



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