«Ogni anno in questo periodo si ripropone l'esigenza di un contributo delle assicurazioni finalizzato a rafforzare le iniziative della finanza pubblica. Non ci tiriamo certamente indietro, purché la richiesta sia proporzionata, equa e ragionevole». Lo ha detto il presidente dell'Ania, Giovanni Liverani, nel suo discorso d'apertura all'evento dell'associazione dal titolo «Unione del risparmio e degli investimenti: risultati e prospettive. Stato dell'arte a quasi un anno dal suo lancio».
Anche perché le assicurazioni sono «i maggiori investitori istituzionali. Le nostre gestioni sono un pilastro per l'economia, fondamentali per convogliare capitali verso il debito sovrano, le obbligazioni corporate e le azioni, ma soprattutto verso investimenti a lungo termine, come le infrastrutture, un tema cruciale per la competitività europea». Basti pensare che in Italia «l'assicurazione vita rappresenta quasi il 13% delle attività finanziarie delle famiglie» e il settore assicurativo «gestisce circa 9.500 miliardi di euro di asset in Europa».
È quindi tempo di «valorizzare l'assicurazione per quello che è: uno strumento potentissimo capace di spianare la strada a soluzioni strutturali e di lungo periodo per tematiche di grande interesse collettivo come, ad esempio, l'unione del risparmio e degli investimenti. Usare questo strumento, anziché attingere da questo, è ciò che renderà l'Italia, e con essa l'Unione Europea, più forte e competitiva sui mercati globali».
Nella legge di bilancio «ho cercato di fare in modo che, né le assicurazioni, né le banche fossero considerate mucche da mungere o i peggiori nemici della società ai quali bisognava estorcere soldi... Fare così significherebbe danneggiare i mercati, perché per esportare serve un'industria manifatturiera ma anche imprese assicurative e bancarie» ha precisato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al convegno Ania sul risparmio.
Cosa diversa invece è «avere un dialogo costruttivo: il mondo delle assicurazioni come quello bancario, di fronte alla necessità di contribuire alla crescita economica del Paese dirà sempre comunque di sì». È importante quindi «il modo con il quale io chiedo di dare un contributo». Inoltre, «senza il vostro contributo non si sarebbe potuto abbassare l'Irpef, investire di più in sanità. Anche se può essere stato doloroso, ho cercato di fare in modo che il vostro contributo sia parte della costruzione di un più forte sistema Italia». (riproduzione riservata)