L’Italia rischia di perdere smalto agli occhi dei super ricchi stranieri. La causa? L’ulteriore modifica al regime agevolato apportato dalla manovra 2026 che ha alzato la flat tax a 300 mila euro annui per i Paperoni – che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe voluto anche più dura – e raddoppiato a 50 mila l’imposta forfettaria per i loro familiari. Una seconda modifica (dopo il decreto Omnibus del 2024) che andrebbe a decelerare una corsa all’Italia particolarmente elevata negli ultimi anni tra gli ultra ricchi stranieri.
A fine 2025 i super-ricchi esteri che hanno spostato la loro residenza fiscale in Italia dovrebbero superare quota 5.000, stimano a MF-Milano Finanza gli avvocati Antonio Martino e Antonio Longo, responsabili del settore Private Client dello studio legale DLA Piper, con una crescita «ragionevole» rispetto ai 4.000 aderenti già censiti alla fine del 2024 (2.900 contribuenti principali e circa 1.100 familiari) nonché ai 1.495 (di cui 425 familiari) del 2023.
Tali numeri «possono apparire contenuti in termini assoluti, ma pienamente coerenti con un regime pensato per attrarre una platea altamente selezionata di High Net Worth Individuals», e di cui non si devono sottovalutare gli impatti per il Paese.
Se dal 2020 nel 2023 (l’ultimo anno per cui questi dati sono per il momento disponibili) il regime agevolato ha garantito entrate per l’Erario superiori a 315 milioni di euro solo grazie all’imposta sostitutiva, tra l’aumento del numero di beneficiari e il raddoppio a 200 mila euro deciso dal governo guidato da Giorgia Meloni nel 2024, alla fine del 2025 il contributo fiscale di Paperoni&Co all’Italia dovrebbe superare il miliardo di euro. A questo valore vanno sommati «gli effetti indiretti positivi su consumi, imposte locali e indotto economico», nonché gli investimenti indirizzati soprattutto verso «il settore immobiliare, il private equity, le partecipazioni societarie e la gestione patrimoniale oltre che per iniziative filantropiche», aggiungono gli avvocati.
A partire dal 2026 però il nuovo aumento del costo d’ingresso al regime agevolato deciso nella legge di Bilancio potrebbe allontanare potenziali beneficiari. La stessa relazione tecnica alla manovra stima un tasso di aumento dei richiedenti più contenuto di circa 130 soggetti all'anno (con un effetto di gettito aggiuntivo di 14,5 milioni dal 2027). Un ridimensionamento del flusso significativo: se tra il 2021 e il 2023 il ritmo di nuovi residenti super ricchi esteri è stato di circa 270 nuovi soggetti all’anno, nel 2024 e nel 2025 la crescita ha superato quota 1.000, anche per la fine del regime agevolato per i «res non dom» nel Regno Unito (16.500 uscite).
Ora è attesa una brusca frenata. La mancanza di stabilità normativa e un onere fiscale forfettario triplicato in poco più di un anno rischiano di disincentivare i Paperoni a trasferirsi in Italia. E il raddoppio della flat tax per i familiari dei super ricchi va a ridurre l’appeal del regime per i nuclei numerosi o per i soggetti che pianificano un trasferimento collettivo in Italia.
Allo stesso tempo però, segnalano Martino e Longo, il regime italiano resta competitivo «nel panorama internazionale, soprattutto per semplicità, durata e ampiezza delle esenzioni». La durata sino a 15 anni rinnovabile annualmente, l'esenzione dalle imposte sulle successioni e donazioni, l'obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi gli investimenti esteri «rende il regime un unicum a livello internazionale».
Da non sottovalutare inoltre il potenziale competitivo della clausola del cherry-picking (che consente al contribuente di scegliere i Paesi esteri per i quali applicare la flat tax) e dell’esenzione dalla tassa sul valore degli immobili e sulle attività finanziarie detenute all’estero. Non si può dimenticare che «chi sceglie l’Italia lo fa anche per qualità della vita, clima, sistema scolastico e sanitario». (riproduzione riservata)