Lo Stato incasserà circa 2,8 miliardi di euro dalle banche. È questo il compromesso a cui sarebbero arrivati i rappresentanti degli istituti finanziari e quelli del governo Meloni in vista della prossima legge di Bilancio. Dopo settimane di contatti riservati, si sarebbe raggiunta un’intesa in grado di disinnescare una tassa che, fin da subito, ha sollevato le proteste del sistema bancario e messo in allarme i mercati.
Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari a MF-Milano Finanza, l’esecutivo dovrebbe riuscire a racimolare fino a 3 miliardi da due canali distinti. E il punto di partenza è proprio la cosiddetta «tassa sugli extraprofitti» delle banche.
Il nuovo schema prevede di ridurre l’aliquota dal 40% (che in origine avrebbe generato un gettito teorico di circa 2,5 miliardi) al 26%, consentendo così agli istituti di sbloccare la riserva non distribuibile da 6,2 miliardi prevista dal decreto Asset. Con la nuova formula, le banche verseranno direttamente allo Stato circa 1,6 miliardi e potranno liberare la parte restante, 4,5 miliardi, da destinare ai propri soci sotto forma di dividendi.
Ed è qui che si gioca la seconda partita. Su quei 4,5 miliardi scatterà infatti la tassazione del 26%, pari a circa 1,2 miliardi. Sommando i due flussi, nelle casse dell’erario dovrebbero confluire tra i 2,8 e i 3 miliardi complessivi. Una soluzione che sposa le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni e del titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, che hanno sempre allontanato l’ipotesi di un «intervento punitivo» sposando invece una logica di collaborazione.
L’entrata potrebbe sostenere una delle misure in manovra: il taglio dell’Irpef, la detassazione della tredicesima o la nuova rottamazione delle cartelle. Per le certezze, comunque, manca poco: il testo insieme con il Documento programmatico, è atteso martedì 14 in Cdm per essere inviato, entro mercoledì 15, a Bruxelles. (riproduzione riservata)