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Manovra, il governo fa marcia indietro sulle pensioni. Ecco perché secondo Misiani (Pd) si tratta di una legge Fornero Plus
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Manovra, il governo fa marcia indietro sulle pensioni. Ecco perché secondo Misiani (Pd) si tratta di una legge Fornero Plus

17 dicembre 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2025, 08:23

La premier Meloni assicura che l’emendamento restrittivo sulla previdenza sarà corretto togliendo la retroattività. I tecnici del Mef lavorano a un emendamento che garantisca uguali coperture

Si prospetta una mezza marcia indietro del governo sulla stretta delle pensioni di cui si parla in questi giorni e che avrebbe dovuto prendere forma in manovra. Invece, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l'esecutivo sta approntando una nuova edizione dell'emendamento al ddl Bilancio per placare le molte polemiche sorte sull’ipotesi di spostare le finestre per l'assegno previdenziale e rendere inefficace per alcuni il riscatto della laurea.

Una conferma dell’impegno del governo a dirimere questo nodo è arrivata direttamente anche dalla premier Giorgia Meloni nella sua replica al Senato. «L'emendamento sulle pensioni verrà corretto nella parte retroattiva. Nessun rischio per chi ha già riscattato la laurea», ha detto la presidente del Consiglio.

All’elaborato stanno lavorando alcuni tecnici ministeriali in contatto con il Senato, dove si deve votare la Legge di Bilancio ormai da 22 miliardi di euro, il ministero dell'Economia e Palazzo Chigi che puntano anche sminare possibili rischi di incostituzionalità. L’obiettivo del governo resta comunque quello di riuscire a garantire degli incassi aggiuntivi per il Bilancio in modo da finanziare il pacchetto da 3,5 miliardi a sostegno delle imprese.

Ma per avere un nuovo prospetto della revisione delle pensioni occorrerà aspettare ancora qualche giorno in modo da riuscire ad armonizzare le varie istanze dei partiti che formano la maggioranza.D’altronde, ad esprimersi per uno stop al pacchetto era stato anche Armando Siri della Lega e consigliere economico del vicepremier Matteo Salvini: «Finché c’è la Lega al governo non esiste nessun provvedimento che alzi i parametri dell’età pensionabile men che meno che sottragga il riscatto della laurea».

La stretta sulle pensioni anticipate aveva preoccupato anche Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze e Imprese nella segreteria del Partito Democratico. Aveva definito le novità «molto pesanti per i pensionati che al governo servono solo per fare cassa» e aveva parlato di una Fornero plus «proprio quella riforma di cui il centrodestra aveva promesso l’abolizione, che allontana sempre di più l'orizzonte della pensione». Un rigore che «forse fa felici le agenzie di rating ma molto meno chi deve andare in pensione».

Il quadro già rigorista della manovra

Fin dalle battute iniziali il ddl Bilancio prevedeva l’aumento di un mese dal 2027 dell’età pensionabile per poi salire di tre mesi dal 2028. A causa dell’adeguamento delle pensioni alla crescente aspettativa di vita quindi la manovra punta a portare a 67 anni e 3 mesi (dai 67 attuali) l’asticella per uscire dal mondo del lavoro. Il governo ha cercato «di limitare l’impatto evitando di partire con l’aumento nel 2026 ed escludendo dallo scatto i lavori gravosi e usuranti ma resta comunque coinvolto il 96% dei lavoratori italiani», riporta il senatore dem.

Allo stesso tempo, però, la manovra riduce una serie di misure che tutelavano le categorie più fragili di lavoratori, permettendo loro di andare in pensione prima di raggiungere i requisiti d’età. Tra queste, Opzione Donna (un assegno contributivo per le donne in condizioni di svantaggio e con 35 anni di contributi) e Quota 103 (accesso alla pensione se si raggiungono i 62 anni di età e 41 di contributi, che sommati fanno appunto 103) verrebbero eliminate. Mentre l’Ape Sociale (che accompagna i lavoratori svantaggiati verso la pensione di vecchiaia) sarebbe rinnovata solo per il 2026.

Le novità introdotte dal maxi-emendamento del governo

Su questo quadro già «rigorista è intervenuto il maxi-emendamento del governo con una doppia mazzata, senza essersi confrontato con le parti sociali e datoriali», ha evidenziato Misiani. Da un lato, vengono «irrigidite le regole per le pensioni anticipate con l’aumento della finestra mobile per i pensionamenti anticipati». Dal 2032 il tempo di attesa tra il raggiungimento dei requisiti per uscire dal mondo del lavoro e l’effettivo pensionamento aumenterà graduale: gli attuali 3 mesi diventeranno 4 nel 2032-33, poi 5 nel 2034 e ancora 6 nel 2035.

Dall’altro lato, viene «fortemente depotenziato lo strumento del riscatto della laurea triennale per la pensione», ha spiegato Misiani. Concretamente il riscatto continuerà a contribuire all’assegno sotto forma di versamento di contributi ma non potrà più essere «speso» per raggiungere più in fretta la soglia richiesta per la pensione anticipata. L’età di quiescenza aumenterà di 6 mesi nel 2031 fino a toccare i 30 mesi nel 2035.  Misure che potrebbero ora essere rimesse in discussione dopo l’intervento della premier Meloni.

Si può invece definire, secondo Misiani, quantomeno «ragionevole l’introduzione dell’adesione automatica alla previdenza complementare, attraverso il Tfr, per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, anche se dubito basterà a raggiungere l’obiettivo di aumentare gli iscritti alla previdenza complementare».

Al contrario «è molto discutibile l’aumento della deducibilità fiscale per i contributi versati ai fondi pensione, portando il limite da circa 5.164,57 a 5.300 euro». Questo perché è uno «strumento regressivo, laddove noi abbiamo un problema di previdenza relativo a giovani, donne e micro imprese e chi ha retribuzioni basse».

Cosa dunque andrebbe fatto? È necessaria «una riforma organica in materia di pensioni, recuperando l’impostazione iniziale della riforma del 1995 quindi prevedere nel sistema contributivo una maggior flessibilità sull’età d’uscita, anche perché non tutti i lavori sono uguali». Il limite della Fornero «è stata proprio la rigidità dei termini di pensionamento». Salvaguardando ovviamente, ha concluso Misiani, il «nodo della sostenibilità dei conti pubblici». (riproduzione riservata)



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