La casa è una delle protagoniste della manovra 2026, la quarta firmata dal governo Meloni. L’obiettivo di modifiche, conferme e tagli nel ddl Bilancio è uno: garantire agli italiani il diritto alla prima casa. Innanzitutto di averla, ma di poter valorizzarla e metterla sul mercato.
Tra le misure della legge di Bilancio la prima rilevante novità riguarda l’Isee, ossia l’indicatore per valutare la situazione economica delle famiglie che dà accesso a bonus e agevolazioni. Nel dettaglio, la prima casa non rientra nel calcolo dell’Isee fino a un valore di 91.500 euro, con l’asticella che si alza di 2.500 euro per ogni figlio convivente. Le prime case dei residenti nelle 14 città metropolitane italiane (Roma Capitale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari) possono valere fino a 200 mila euro senza influenzare la situazione economica del nucleo familiare e precludere così l’accesso a bonus o agevolazioni fiscali.
Nel ddl Bilancio si registrano poi correttivi mirati al pacchetto degli sgravi fiscali edilizi. Dal 2026 esce definitivamente di scena il Superbonus, salvo poche eccezioni nei crateri sismici. Il resto dell’impianto dei bonus edilizi resta ma a livelli differenziati: il Bonus Ristrutturazione, l'Ecobonus, il Sismabonus e il Bonus Mobili sono rinnovati per il 2026 al 50% per le abitazioni principali e al 36% per le altre. Il tetto di spesa per le ristrutturazioni è fissato a 96 mila euro e a 5 mila per i mobili, con il recupero in dieci anni senza sconto in fattura o cessione del credito.
Da notare inoltre che dal 2026 l’accesso ai bonus edilizi è concesso anche agli immobili condonati con le sanatorie del 1985, 1994 e 2003. Anche se recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno escluso premialità volumetriche per immobili abusivi condonati per questioni di costituzionalità. Un fronte che potrebbe riaprirsi.
Il focus del governo nel ddl Bilancio è puntato sulla tutela della prima casa anche guardando agli affitti brevi. Per gli italiani che vogliono mettere la una casa sul mercato delle locazioni brevi la cedolare secca resta infatti al 21%. Il prelievo sale al 26% dal secondo immobile concesso in affitto per brevi periodi, diventando reddito d’impresa dalla terza casa in poi.
In manovra è poi entrato il Piano Casa per contrastare il disagio abitativo di giovani, anziani e famiglie fragili. Gli 877 milioni di euro inizialmente chiesti dalla Lega si sono ridotti a 200 milioni per i prossimi due anni. Nessun taglio invece a un’altra novità fortemente voluta in manovra dal leader leghista Matteo Salvini: il fondo da 20 milioni annui per i genitori separati con figli sotto i 21 anni che non hanno l'assegnazione della casa coniugale e affrontano difficoltà abitative.
La legge di Bilancio non è intervenuta neanche sul finanziamento - deciso con la manovra precedente - al Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa, che quindi resta operativo fino al 2027. Per i prossimi due anni così gli under 36, le giovani coppie, i nuclei monogenitoriali, le famiglie numerose e gli inquilini delle case popolari potranno ottenere una garanzia pubblica fino al 50% su mutui fino a 250 mila euro, con la possibilità di ampliare la garanzia all’80%.
La manovra modifica inoltre il meccanismo della rinuncia abdicativa alla proprietà di un immobile: dal quest’anno l’atto unilaterale di rinuncia deve essere accompagnato dalla documentazione di conformità urbanistica, ambientale e sismica del bene. Tale novità mira a impedire che lo strumento, che comporta l’acquisizione del bene da parte dello Stato, venga utilizzato per eludere obblighi di messa in sicurezza o di gestione di fabbricati abusivi. (riproduzione riservata)