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Manifattura, a fine anno dieci settori su 15 recupereranno i livelli pre-Covid
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Manifattura, a fine anno dieci settori su 15 recupereranno i livelli pre-Covid

27 ottobre 2021, 15:33 Ultimo aggiornamento: 15:38

Nel 2021 sarà colmato il gap di fatturato, grazie alla dinamicità degli investimenti e alla crescita degli export. Sono positive le proiezioni del Rapporto di Intesa e Prometeia anche per il biennio 2022-23, imperniate sulla duplice transizione ecologica e digitale. Da non sottovalutare però i problemi legati alle materie prime, all’inflazione e all’implementazione dei progetti del Pnrr

Nei primi otto mesi del 2021 il manifatturiero italiano ha recuperato le perdite subite da inizio pandemia, aumentando il fatturato (+0,8), l’indice di produzione industriale (+18,5%) e gli scambi sia domestici che internazionali. Le prospettive per il biennio 2022-23 restano rosee, nonostante i rischi legati alla messa a terra delle risorse del Pnrr, alle strozzature nelle catene di valore e all’inflazione. A comunicarlo il centesimo Rapporto di analisi sui settori industriali, presentato oggi da Intesa Sanpaolo insieme a Prometeia.

I tempi di recupero dei livelli pre-Covid, secondo Gregorio De Felice, chief economist e responsabile del dipartimento studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, si sono decisamente accorciati rispetto alle previsioni grazie a quattro fattori: il successo della campagna vaccinale; i progressi nelle strategie di innovazione e di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano nell’ultimo decennio; un sistema bancario più sano, più patrimonializzato e con meno crediti in sofferenza; e infine il “ruolo che finalmente l’Europa è riuscita a giocare” con il multilaterale framework e il Next Generation Eu.

Nello specifico, l’indagine prevede che a fine 2021 dieci settori su 15 avranno completato il recupero dei livelli pre-Covid, in primis i settori appartenenti al sistema casa e ai prodotti intermedi. Anche per il fatturato complessivo è previsto un incremento annuo dell’11,2% che andrà a chiudere il gap sul pre-pandemia con un +0,8%. Obiettivi probabili perché l’indice di produzione industriale (destagionalizzato e corretto per gli effetti del calendario) è già cresciuto del 18,5%, riducendo il divario con il pre-Covid al 2%. Un ritardo nettamente inferiore a quello della manifattura tedesca (-7,3%), francese (-6,9%) e spagnola (-3,5%).

Tale incremento è riconducibile sia alla componente interna (+9% sul 2019) quanto a quella estera (+4,8%). Un risultato importante, dato che storicamente, come ha sottolineato Alessandra Benedini, principal di Prometeia, “la debolezza economica italiana è stata causata dalla scarsa vivacità interna, nonostante il continuo rafforzamento del posizionamento internazionale”.

Quanto alla domanda domestica, gli investimenti si sono confermati i più dinamici, in accelerazione del +23,7% in termini tendenziali, rispetto ai flussi già positivi della seconda metà del 2020, ha puntualizzato Ilaria Sangalli, senior economist Industry research di Intesa Sanpaolo. Sono risultati particolarmente attrattivi il settore delle costruzioni e dei macchinari e impianti. L’impulso della prima tranche di fondi europei dovrebbe garantire la continuità di buoni ritmi nella seconda parte dell’anno in corso. Anche i consumi degli italiani sono però cresciuti del 5,2% anche se la pandemia e le direttive del Pnrr hanno modificato “le priorità sia da punto di vista dei consumi che degli investimenti”, ha precisato Stefania Trenti, responsabile Industry research di Intesa Sanpaolo. Infatti, mentre si attendono livelli superiori al pre-Covid per beni alimentari, durevoli per la casa ed elettronica di consumo, è atteso ancora un gap di addirittura doppia cifra per abbigliamento e calzature.

Per quanto riguarda gli scambi con l’estero, le imprese manifatturiere italiane sono riuscite a raggiungere il +4,6% rispetto al 2019, superando sia il +3,9% tedesco che il +2,4% francese. Nel dettaglio, il settore degli autoveicoli e delle moto, come quello della meccanica, hanno superato i livelli di export pre-pandemia.

Quindi va tutto bene? Non bisogna abbassare la guardia, ha ammonito De Felice, né sulle possibili conseguenze delle strozzature dal lato dell’offerta e delle politiche dei dazi, né tantomeno sulla disomogeneità della ripresa in atto. Inoltre, sussistono dei rischi legati al Pnrr: la sua reale implementazione e la sua capacità di ingenerare “cicli di investimento privato, in cui siamo ancora un po’ indietro”. Per Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, “il comportamento di filiera, anche nei settori ad oggi meno virtuosi” è cruciale per garantire l’auspicato effetto moltiplicati del Pnrr.

Queste problematiche non hanno intaccato lo scenario favorevole delineato da Intesa e Prometeia per il biennio 2022-23: una domanda interna ed estera in aumento, un tasso di crescita annuo del 4,2% con maggiore dinamicità dei settori con maggiori opportunità sostenibili e digitali (meccanica, elettrotecnica, autoveicoli e moto), un fatturato per il 2023 del 9,4% superiore al pre-Covid. Non è però da sottovalutare la pressione dei costi operativi sui margini e sulla redditività del manifatturiero, tanto che questi si manterranno inferiori al pre-pandemia per l’intero orizzonte di previsione al 2023. (riproduzione riservata)

 



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