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Pietro Giuliani
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La maledizione di Azimut spiegata da Pietro Giuliani

09 agosto 2024, 18:05 Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2024, 12:47

Giuliani commenta lo scarso apprezzamento del mercato per un gruppo che nel 2024 metterà a segno profitti record e che continua a crescere all’estero: la borsa non capisce che quest’anno Azimut farà più di 500 milioni di utili | Azimut rileva la minoranza di 16 società di consulenza in Australia che gestiscono asset per 14 miliardi

Raddoppio della raccolta netta minima rispetto alle previsioni: oltre 14 miliardi a fine anno anziché 7, grazie anche alle attività internazionali. Utili oltre i 500 milioni indicati nel piano industriale. E poi novità sullo spin off della rete entro ottobre, con un partner tra quelli che sono già in data room. E un’altra possibile dismissione parziale all’estero per puntare a un’importante plusvalenza senza rinunciare alla valenza industriale dell’investimento.


Pietro Giuliani, fondatore e presidente di Azimut, parte per le vacanze portandosi in valigia un semestre di utili record (330 milioni) e tanti progetti che gli consentono di rivedere le stime per fine anno. Ma il mercato non si è scaldato, complice la turbolenza d’agosto. A proposito della quale Giuliani spiega a ClassCNBC i motivi per cui gli eccessi in dividendi e buyback stanno facendo venire i nodi al pettine (video su milanofinanza.it).

Domanda. Nei primi otto mesi dell’anno avete superato 10,6 miliardi di raccolta, ma sul risparmio gestito il mercato resta molto prudente in questa fase. Che cosa emerge dai numeri di Azimut?

Risposta. Gli oltre 10 miliardi di raccolta netta dicono che all'estero stiamo crescendo molto. In Italia nei primi otto mesi l'industria del risparmio gestito ha perso 13,5 miliardi di raccolta. Il fatto che Azimut da sola ne faccia oltre 10 dimostra che è stata giusta la scelta di andare all’estero, soprattutto in Paesi ad alta crescita o comunque in mercati enormi come gli Stati Uniti, dove questi numeri sono realizzabili senza troppe difficoltà. Per quello che riguarda l'utile netto, voglio dire una cosa che il mercato in Italia fa ancora fatica a capire: da quando abbiamo cominciato ad andare all'estero abbiamo investito circa un miliardo di euro, tra acquisizioni e sviluppo di oltre 130 società in 18 Paesi. Significa che quando, come quest'anno, cediamo una partecipazione del 20% di una partecipata (Kennedy Lewis, ndr) a Goldman Sachs con una buona plusvalenza, non è un risultato casuale ma il frutto di una strategia.

D. Quella plusvalenza è stata ignorata dal mercato. E dall'inizio dell'anno il titolo Azimut è in rosso.

R. Con quell’operazione abbiamo incassato 210 milioni, oltre il 6% della nostra capitalizzazione della società. Quindi l’azione sarebbe dovuta salire del 6%, mentre quel giorno ha fatto un misero +0,7%. Questo perché si continua a pensare che, se tu fai i soldi in modo tradizionale, come li fanno tutti in Italia, va bene; se fai i soldi veri, non quelli del Monopoli, all'estero, non se ne tiene conto.

D. Avevate previsto 500 milioni di utile a fine anno. Alla fine arriverete oltre: di quanto?

R. Supereremo di sicuro il mezzo miliardo e non solo di 10 milioni. Oggi tuttavia, visto come stanno andando i mercati, non mi sento di fare previsioni troppo ottimistiche. Ma voglio comunque ricordare che noi cinque anni fa facevamo 250 milioni di utile netto e che abbiamo promesso al mercato che fino al 2024 lo avremmo aumentato di 50 milioni l'anno. Lo abbiamo fatto tutti gli anni. Noi esistiamo da 34 anni e siamo quotati da 20. Abbiamo dimostrato di saper realizzare le cose che annunciamo.

D. Per cambiare la percezione di Azimut sul mercato avete annunciato lo spin off di una parte della rete e il lancio di una banca fintech quotata: a che punto siete?

R. L’operazione è già avvenuta internamente. Dal 1° maggio in Azimut sono operative due squadre di consulenti finanziari e manager: una rimarrà in Azimut Holding, l’altra è pronta per andare a lavorare in quella che sarà la nuova banca. Abbiamo firmato un accordo con una piattaforma digitale all'avanguardia di cui la nuova banca sarà dotata E siamo d'accordo con una banca amica, dove a settembre cominceremo ad aprire conti correnti che verranno trasferiti quando verrà fatta la nuova banca, nel migliore interesse dei clienti che saranno avvisati del passaggio alla nuova banca già all’apertura del conto.

D. Ultimamente lei è stato quasi minaccioso di fronte a rumors di operazioni ostili su Azimut. Quando c’è aria di opa i titoli volano in borsa, il vostro no...

R. Il nostro titolo non vola mai, per un motivo o per l'altro. C'è una sorta di maledizione di Tutankhamon…. Dalla quotazione abbiamo moltiplicato per 15 il valore per gli azionisti. Il titolo quando si parla di opa dovrebbe crescere, ma io non credo che si parli seriamente di opa su Azimut. Non siamo una società con semplici dipendenti impiegati: siamo azionisti, abbiamo il 22,5% del capitale, ci teniamo molto all’indipendenza, per cui a fronte di un’opa ostile reagiremo in maniera ostile. Il che vorrebbe dire svuotare la società da asset, clienti, persone e ricostruirla facilmente da un'altra parte. Ho chiarito questo punto in una precedente intervista perché mi erano arrivati un paio di rumors riguardo a qualcuno che stava pensando a un blitz.

D. Questi rumors li sente ancora?

R. Dopo quell’intervista non più.

D. State lavorando ad altre dismissioni di partecipazioni all'estero?

R. Un giornale straniero diceva che il fondo Oaktree in Australia è in esclusiva con Azimut per acquisire una partecipazione della nostra società australiana. Io non confermo né smentisco, ma qualcosa sta succedendo. Comunque la nostra presenza in Australia rimarrà anche in futuro, prova ne è la recentissima acquisizione di circa 14 miliardi di dollari australiani di masse tramite partecipazioni di minoranza in piccole società indipendenti con oltre 200 consulenti finanziari.

D. Le banche sono state al centro della bufera di inizio agosto in borsa. La preoccupa anche per l’impatto sul risparmio gestito?

R. Se uno fa un minimo di politica di dividendi e buyback, per aiutare il titolo a trovare un valore un po’ più alto di quello che sarebbe normale, è giusto. Ma quando uno prende la maggior parte dei soldi che ha a disposizione e per anni passa il tempo a pagare più dividendi possibili e a fare buyback, dimenticandosi di fare gli investimenti che servono a far crescere l'azienda nel tempo, alla fine i nodi vengono al pettine e queste cose si pagano. Non a caso noi, che abbiamo fatto un miliardo di investimenti, siamo un'eccezione. Il mercato non lo capisce e ci penalizza, ma siamo molto tranquilli perché continuiamo a investire pur pagando i dividendi. Facciamo anche buyback, ma soprattutto investiamo soldi nella crescita. Il fatto di avere più del 50% delle masse raccolte all'estero in Paesi ad alta crescita è un modo per investire.

D. I piani industriali delle grandi banche puntano ancora molto su maxi-remunerazioni a favore dei loro azionisti...

R. Qualcuno prima o poi dovrà dire che il re è nudo. 


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