Sale la tensione a Los Angeles, epicentro da giorni di violente proteste contro la stretta anti-immigrazione dell’amministrazione Trump.
In un clima sempre più infuocato, il presidente ha deciso di assumere direttamente il controllo della Guardia Nazionale della California, ordinando il dispiegamento di 2.000 soldati per ristabilire l’ordine. Una decisione che ha sollevato critiche durissime e alimentato un confronto politico teso con le autorità statali.
Sulla piattaforma Truth, Trump ha parlato di una situazione «davvero brutta» a Los Angeles, spingendosi a invocare l’arresto di «chiunque indossi una mascherina» durante le manifestazioni. Un’affermazione che ha provocato indignazione, soprattutto dopo che alcuni manifestanti sono stati ripresi mentre, a volto coperto, davano fuoco a un’auto in centro città.
I disordini, iniziati venerdì, si sono rapidamente estesi in diversi quartieri, soprattutto a Paramount, area a forte presenza ispanica. Secondo il procuratore distrettuale Bill Essayli, tra venerdì e sabato sono state arrestate oltre 120 persone. I reati contestati vanno dal lancio di molotov contro agenti di polizia al danneggiamento di veicoli autonomi Waymo: tre sono stati incendiati, altri vandalizzati con graffiti contro l’agenzia Ice (Immigration and Customs Enforcement).
La risposta delle forze dell’ordine è stata durissima. La polizia di Los Angeles ha confermato l’uso di lacrimogeni, proiettili di gomma, sparati anche all’altezza degli occhi e cariche con manganelli per disperdere i manifestanti.
Accanto ai soldati della Guardia Nazionale, il Pentagono ha messo in preallerta anche 500 marines stanziati a Camp Pendleton, pronti a intervenire su ordine diretto del segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Un’escalation che, secondo il governatore democratico Gavin Newsom, «non farà altro che aggravare il conflitto».
«Questi sono atti da dittatore, non da presidente», ha dichiarato Newsom in un post infuocato su X, accusando Trump di incitare alla violenza e violare la sovranità statale. «Non avevamo problemi finché Trump non è intervenuto. Il dispiegamento delle truppe è illegale e sottrae risorse dove servono davvero».
Ma dalla Casa Bianca e dai vertici repubblicani arriva una narrazione opposta. Lo speaker della Camera Mike Johnson ha accusato Newsom e la sindaca Karen Bass di incapacità nel contenere i disordini. «Il presidente è intervenuto per ristabilire l’ordine, come è suo dovere», ha detto Johnson.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato l’ultimo decreto presidenziale di Trump, entrato in vigore proprio in queste ore, che vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di dodici Paesi, tra cui Afghanistan, Iran, Somalia e Yemen. «Per proteggere gli Stati Uniti da terroristi stranieri», recita il documento ufficiale, ma per molti è l’ennesimo tassello di una politica migratoria sempre più repressiva.
Intanto Trump, invece di rientrare alla Casa Bianca, si è fermato a Camp David per un vertice straordinario con il vicepresidente JD Vance e i suoi consiglieri. Nessuna comunicazione ufficiale sugli esiti dell’incontro, ma tra i temi discussi ci sarebbe anche la possibilità di un ulteriore intervento militare se la situazione dovesse degenerare.
Nel frattempo, Los Angeles continua a bruciare tra fiamme, tensioni razziali e una profonda spaccatura tra governo federale e Stato. Una crisi che, più che spegnersi, sembra destinata ad accendersi ancora di più. (riproduzione riservata)