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Lombardia, il presidente Fontana bacchetta Bankitalia
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Lombardia, il presidente Fontana bacchetta Bankitalia

21 novembre 2024, 21:00

Il governatore della Regione spiega in un’intervista a MF-Milano Finanza che le parole di Via Nazionale («la Lombardia non è più la locomotiva d’Italia») mettono a rischio la reputazione della Lombardia sui mercati

Bankitalia ha così sentenziato: la Lombardia non è più la locomotiva d’Italia. Una dichiarazione «sorprendente e grave, soprattutto considerando il ruolo di questa istituzione come principale riferimento economico-finanziario del Paese», ha commentato a MF-Milano Finanza, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Da un ente di «tale importanza ci si aspetterebbe maggiore attenzione e non una semplificazione ingiustificata come quella riportata, che, tra l'altro, non è stata smentita», ha aggiunto. Per di più con «affermazioni che rischiano di danneggiare la reputazione della Lombardia sui mercati, poiché evidenziano esclusivamente il rallentamento della produzione industriale, trascurando una serie di indicatori positivi».

Domanda: Quali sono questi aspetti che ancora assicurano alla Lombardia il titolo di locomotiva d’Italia?

Risposta: Vale la pena ricordare che la Lombardia è la prima regione manifatturiera d'Italia, vanta il maggior numero d’imprese quotate in Borsa e attira il più alto volume di investimenti esteri. Questo nonostante fattori esterni negativi di portata sovraregionale. Come sottolineato dal presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, è naturale che, in un contesto globale segnato da incertezza e difficoltà, i risultati non possono essere brillanti come quelli registrati nel periodo 2019-23. La Lombardia è la regione con il maggiore volume di esportazioni ed è stata quindi più colpita di altre. Non è un mistero che il rallentamento dell'edilizia a Milano abbia contribuito al calo del pil complessivo. Nonostante ciò, la Lombardia rimane la regione più competitiva d'Europa, producendo il 26% delle esportazioni italiane. Dati che confermano la capacità di essere leader economico sia a livello nazionale che europeo.

D. Non c’è qualche altra regione che si avvicina a questi numeri? Neanche ora che Banca d’Italia registra che ad esempio la Sicilia è cresciuta più della Lombardia nella prima metà dell’anno rispetto al 2023?

R. Se fosse uno Stato dell'Ue, come ha ricordato recentemente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la Lombardia sarebbe al decimo posto per pil, superando Paesi come Austria, Danimarca e Finlandia, e con un export di 163 miliardi superiore a molti Stati membri. È il motore dell'economia italiana. Se qualche altra regione italiana migliora le sue performance ne sarò contento, perché ne gioverebbe il Paese. Se qualche regione riuscirà a portare un residuo fiscale di 56 miliardi all’anno come fa la Lombardia, ne sarei ancora più felice. Ma non credo che ce ne sia una che per struttura di sistema economico e produttivo possa avvicinarsi alla locomotiva d’Italia. Lo siamo e credo lo saremo ancora.

D. Il quadro di Via Nazionale mostra anche aspetti positivi: dal turismo alle retribuzioni, passando per l’occupazione…

R. Esatto ed è per questo che ho parlato di una semplificazione da parte di Bankitalia che sorprende e amareggia. Ricordo che la Lombardia ha registrato la più forte crescita economica rispetto al periodo pre-pandemia, con il +6,7% di pil tra il 2019 e il 2023, mentre l'Italia ha fatto + 4,6%, la Spagna +3,6%, la Francia +2,4% e la Germania solo +0,5%. Oggi c’è un rallentamento, ma la nostra forza sta nell’abilità delle nostre imprese di rispondere alle crisi con flessibilità e con una permanente attitudine ad innovare e portare avanti le soluzioni tecnologiche più efficaci. La regione come sempre le sosterrà in questo sforzo.

D. Il Pnrr può rappresentare un volano per l’economia lombarda? In che ambito principalmente?

R. Sicuramente sì, così come lo è per le regioni del Sud che hanno ottenuto le quote più rilevanti dei progetti Pnrr. Come Regione gestiamo solo la parte dei progetti che si riferiscono alla sanità più una piccola parte riferita all’edilizia popolare e ai trasporti, come il progetto sulle ferrovie ad idrogeno della Val Camonica. Le quote gestite dai Comuni e direttamente dai ministeri sono la parte principale qui in Lombardia e confido che saranno messe a terra compiutamente.

D. Anche l’autonomia differenziata può essere una risorsa per la Lombardia e di conseguenza per il Paese?

R. Oggi noi dobbiamo competere sullo scenario economico europeo con le mani legate dietro la schiena, con aree economiche che hanno molte più competenze e fiscalità di noi. Eppure, riusciamo a primeggiare. Se non fossimo vincolati dai lacci e lacciuoli della burocrazia del nostro Paese, ormai insopportabile sia per le aziende che per i cittadini, riusciremmo certamente a volare alto come è nel nostro Dna. L'autonomia renderebbe più competitiva la Lombardia. Ma renderebbe più competitivo l’intero Paese. L'autonomia è anche una questione di equità. Noi competiamo con Regioni che godono di maggiori funzioni e maggiori risorse. Se, come vogliamo, dobbiamo continuare a concorrere sui mercati europei è necessaria ci venga data la possibilità di partire dagli stessi blocchi di partenza. E mi creda: una Lombardia ancora più sfidante giova a tutto il Paese. (riproduzione riservata)



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