C’è movimento tra i grandi gruppi energetici che cercano gas e petrolio in Italia. Senza più i paletti rigidi del Pitesai, il piano per l’individuazione delle aree idonee alle trivellazioni, un nuovo round di assegnazioni, o meglio di riassegnazioni, sta cambiando la mappa delle esplorazioni nazionali. A beneficiarne è anche Eni, stando all’ultimo Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle georisorse aggiornato a giugno 2025. Al Cane a sei zampe, per esempio, con decreto ministeriale è stata appena ripristinata l’area del permesso di ricerca «Serra S. Bernardo», in Basilicata.
Si fa sentire, insomma, l’onda lunga delle sentenze pubblicate a partire dal mese di febbraio 2024 dal Tar del Lazio, che hanno annullato il piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. E visto che, come ribadisce la Direzione Generale Fonti Energetiche e Titoli Abilitativi, le revoche dei permessi di ricerca adottate in applicazione del Pitesai «non possono che seguirne le stesse sorti», si va avanti a ripristinare lo status quo ante-piano. Nel caso del permesso reclamato da Eni, che a inizio 2025 ha comunicato la volontà di riacquisirlo, ha avuto un peso anche il fatto che «sono state svolte attività di ricerca consistenti». Il gruppo guidato dall’ad Claudio Descalzi era impegnato soprattutto nella perforazione dell’area esplorativa Monte Grosso 1.
Ma addentrandosi più a fondo nel Bollettino, emerge che Eni ha segnato una tripletta. La seconda vittoria, da dividere col partner Energean (40%), riguarda il permesso esplorativo offshore contrassegnato dalla sigla G.R13.Ag, nel canale di Sicilia. L’acronimo può non dire nulla, ma porta a uno dei maggiori giacimenti di gas nazionali, Argo, che in coppia con Cassiopea rappresenta il più importante progetto di sviluppo a gas sul territorio italiano, con riserve stimate in 10 miliardi di metri cubi. «Anche in questo caso viene riconosciuto «che nell’ambito del permesso di ricerca sono state svolte attività consistenti, tra l’altro, nella perforazione dei pozzi esplorativi Argo 1 e Argo 2, attraverso i quali è stato rinvenuto il giacimento di gas metano denominato Argo, ed è stato individuato il prospetto esplorativo denominato in origine Atlas, oggi Lince».
Infine Eni ha ottenuto la proroga quinquennale della concessione di coltivazione A.C 27.Ea, nell’offshore dell’Adriatico.
Tirando invece le somme della produzione nazionale di idrocarburi, i dati più recenti sono stati aggiornati a giugno 2025, ma sono fermi ad aprile 2025 e indicano un totale di 1,156 miliardi di metri cubi per il gas, 722,6 milioni dei quali arrivano dai giacimenti in mare, mentre gli altri 433 milioni sono stati prodotti sulla terraferma. Quanto all’olio greggio, i dati gennaio-aprile 2025 indicano la produzionea 1,253 miliardi di chili. In questo caso, a differenza del gas, la quasi totalità viene prodotta sulla terraferma. (riproduzione riservata)