La libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione nei Paesi dell’Unione Europea sono «sempre più a rischio». A certificarlo è il Liberties’Media Freedom Report 2025 che indaga la situazione in 21 Stati membri in tema di trasparenza, indipendenza e proprietà dei media.
Il testo, nel suo complesso, denuncia l’opacità di finanziamenti pubblici, le debolezze normative che minano l’efficacia dell’European Media Freedom Act (la nuova legge europea in vigore dal maggio 2024 e applicabile in Italia a partire dall’8 agosto 2025) e le numerose «minacce e violenze diffuse» nei confronti dei giornalisti.
Il problema è ben radicato in tutta l’Ue: coinvolgendo Croazia, Francia, Spagna, Slovenia, Svezia e Paesi Bassi. Paesi in cui l’informazione il pluralismo è minacciato dal controllo di pochi gruppi privati. «Nel 2024 molti governi hanno influenzato i media stanziando fondi statali a emittenti vicine al governo e utilizzando i media di servizio pubblico come strumenti di comunicazione», si legge nel documento.
Ma c’è più di un motivo per cui l’Italia «peggiora», per usare le parole della presidente della commissione Vigilanza Rai, Barbara Floridia. Non si tratta solo del rischio di concentrazioni, ma anche della pressione esercitata nei confronti dei lavoratori del servizio pubblico, delle minacce e delle querele nei confronti di giornalisti e giornaliste.
«La scarsa trasparenza sulla proprietà dei media ha portato a una concentrazione della proprietà dei media», si legge nel report che indica come problematica l’acquisizione fallita dell’Agi da parte del senatore Antonio Angelucci, proprietario di Giornale, Libero e Il Tempo. «Il governo (Meloni, ndr) deve ancora introdurre riforme per garantire la piena trasparenza sulla proprietà e sui potenziali conflitti di interesse nel settore dei media».
Il report solleva anche diverse preoccupazioni sullo stato di salute della Rai definito «particolarmente allarmante» dal momento che «la governance e il sistema di finanziamento attualmente la rendono vulnerabile alle interferenze politiche».
Il servizio pubblico italiano è regolato dalla cosiddetta legge Renzi (n. 220/2015) che consente al governo e alla maggioranza parlamentare di nominare la quasi totalità del consiglio di amministrazione e che conferisce maggiori poteri all’amministratore delegato (che gode di una notevole libertà di spesa)».
Ma la legge è in contraddizione con l’Emfa e andrebbe adeguata entro agosto per evitare la procedura di infrazione. Ma «nonostante i due ricorsi presentati presso il Tar nel maggio 2024, il nuovo consiglio di amministrazione della Rai è stato insediato il 1° ottobre».
I giornalisti della Rai si trovano così oggi ad «affrontare pressioni senza precedenti e autocensura a causa delle pressioni politiche». Gli autori del rapporto citano, tra gli altri, «la cancellazione del monologo antifascista dell’intellettuale italiano Antonio Scurati nell’aprile 2024 e il successivo procedimento disciplinare avviato contro la giornalista Serena Bortone».
Lungo le 81 pagine del report, si rileva inoltre che «in Italia le giornaliste hanno molte più probabilità di diventare bersaglio di campagne diffamatorie sessiste e basate sull’età» e si ricorda, tra gli episodi di violenza fisica, il caso del giornalista de La Stampa Andrea Joly.
Ma si fanno anche riferimenti al giugno 2024, quando «il ministro italiano delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha intentato una causa contro i giornali de Il Foglio e Il Riformista, chiedendo un risarcimento da 250 mila a 500 mila euro». E al marzo 2024 quando la ministra «Daniela Santanchè ha intentato una causa contro la rivista L'Espresso per un articolo che esaminava la sua storia aziendale» chiedendo un risarcimento danni di 5 milioni di euro. (riproduzione riservata)