Avanti con le alleanze internazionali; ulteriore spinta su spazio e satelliti per sfidare Elon Musk; focus sulle cessioni, ma solo se servirà cassa per finanziare altre acquisizioni, fino alla nuove opportunità che si aprono con Rearm Eu, il piano europeo che libera 800 miliardi di euro di investimenti nella difesa. Il mercato scommette sulle scelte di Leonardo, che martedì 11 marzo a borsa chiusa presenterà l’aggiornamento del piano strategico alla comunità finanziaria. Alla vigilia, il titolo ha registrato una leggera flessione dello 0,4%, in una giornata contraddistinta comunque da cali diffusi sul listino milanese.
L’attenzione si concentra sui lavori in corso con Airbus e Thales per la joint venture dei satelliti al centro del Progetto Bromo, com’è stato battezzato il dossier. Dopo il caccia di nuova generazione con Bae e Jaiec, il carro armato europeo con Rheinmetall e i droni con Baykar, il gruppo guidato dall’ad Roberto Cingolani lavora alla partnership che proporrà satelliti europei per l’orbita terrestre bassa, àmbito in cui sfiderà Starlink. I negoziati hanno visto anche un improvviso cambio di advisor.
Secondo Bloomberg, per via di un conflitto d’interesse Leonardo ha dovuto sostituire BofA con Deutsche Bank. Ma c’è anche chi vede dietro la scelta l’opportunità di affidarsi a un advisor europeo rispetto a uno statunitense, considerato che l’obiettivo del progetto è quello di togliere mercato a un colosso a stelle e strisce.
Proprio Bank of America ha appena abbassato da buy a neutral la raccomandazione sulla controllata americana di Leonardo, Leonardo Drs, nonostante le previsioni degli analisti convergano su un potenziale rialzo del 24,46% per il titolo quotato al Nasdaq. Per il consensus, infatti, il prezzo obiettivo è di 38,9 dollari per azione, media di una forbice che va da un minimo di 34,34 a un massimo di 44,1 dollari. Secondo un report pubblicato sul Nasdaq, sono 536 gli investitori istituzionali che detengono posizioni in Leonardo Drs, un aumento del 14,53% da un trimestre all’altro. Tra questi c’è Macquarie, che però ha alleggerito la sua posizione di circa il 10% e ora detiene l’1,08% del capitale.
Leonardo Drs, intanto, ha chiuso il 2024 con un portafoglio ordini record di 8,5 miliardi di dollari e oltre 4 miliardi di dollari di nuove commesse. I ricavi, che hanno superato i 3,2 miliardi di dollari (+ 14,4% anno su anno), derivano per il 79% dai contratti col governo degli Stati Uniti. Ma, mentre l’Europa vara il suo piano di riarmo, a Washington pesa l’ incertezza sulla spesa militare. «I deficit di bilancio e il crescente debito pubblico degli Stati Uniti potrebbero aumentare la pressione sul governo per ridurre la spesa in tutte le agenzie federali», si legge nel bilancio della società.
Questa incognita è riflessa nell’andamento delle azioni. Dopo una corsa praticamente ininterrotta dall’ipo del 2022, infatti, Leonardo Drs ha perso slancio rispetto alla capogruppo: dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il titolo di Leonardo è cresciuto di oltre il 50% mentre quello della controllata è sceso del 15%. (riproduzione riservata)