Le fusioni e acquisizioni (M&A) sono tornate alla grande, e le azioni, sia grandi che piccole, dovrebbero beneficiarne.
Non è sempre stato così. Nonostante le previsioni di una ripresa dell’attività di M&A nel 2025, all'inizio dell’anno il settore sembrava morto. Il valore in dollari delle operazioni annunciate a livello globale nei mesi di gennaio e febbraio era in calo del 14% rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo quanto riportato dal London Stock Exchange Group, poiché le aziende attendevano l’insediamento di Donald Trump. E ad aprile c'è stato un nuovo rallentamento, dovuto al panico provocato dalle politiche tariffarie dell’amministrazione.
Poi Trump ha iniziato a fare marcia indietro, e le operazioni di M&A hanno preso il volo. Dal 8 aprile al 22 luglio, le aziende hanno concluso operazioni per oltre 1 trilione di dollari, in aumento del 34% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati di Lseg. Per l’intero anno, il totale ha già raggiunto 2,16 trilioni di dollari, e potrebbe arrivare a 3,8 trilioni, quasi l’8% in più rispetto al livello dello scorso anno. Una stima che potrebbe essere prudente.
La combinazione di un’economia resiliente, minore incertezza sulle tariffe e un regime normativo più favorevole sembra riportare le attività di M&A al centro della scena. Proprio questa settimana, Union Pacific e Norfolk Southern hanno annunciato una fusione da 71,5 miliardi di dollari, che darà vita alla prima ferrovia da costa a costa del Paese.
«Mi aspetto che i mercati delle M&A migliorino notevolmente» afferma Michael Mufson, managing partner della banca d'investimento Mufson Howe Hunter & Company. «Non è una questione di se, ma di quando».
Che un po’ più di certezza sul commercio fosse una condizione necessaria per la ripresa delle M&A non dovrebbe sorprendere. Quello che sorprende è che l’economia, e gli utili aziendali, siano rimasti così solidi. Lo strumento GDPNow della Fed di Atlanta stima che il pil del secondo trimestre, si attesterà al 2,4%, mentre gli utili del secondo trimestre stanno superando ampiamente le aspettative: circa l’86% delle aziende che hanno già comunicato i risultati ha battuto le stime.
«Per quanto riguarda il ciclo economico, la tendenza delle operazioni di M&A sembrano positive per i prossimi 12 mesi» afferma Jay Hofmann, co-responsabile delle M&A per il Nord America presso J.P. Morgan.
Il cambiamento più significativo potrebbe arrivare sul fronte normativo. Le aziende percepiscono che l’amministrazione Trump sarà più indulgente nelle approvazioni, e stanno tentando operazioni che non avrebbero mai superato il vaglio sotto la presidenza di Joe Biden.
Le fusioni tra banche sono esplose, e una fusione tra Union Pacific e Norfolk Southern sarebbe stata impensabile con la precedente amministrazione. «Questo è stato un vento favorevole per le operazioni» afferma Adam Reilly, partner della divisione M&A di Deloitte.
Ostacoli normativi più bassi potrebbero essere un’ottima notizia per le grandi aziende tecnologiche. Molte stanno cercando di acquisire attività più piccole per espandersi più velocemente di quanto potrebbero fare autonomamente. L’acquisizione da 32 miliardi di dollari di Wiz da parte di Google rafforzerà la sua offerta cloud, mentre l’acquisto in contanti da 8 miliardi di dollari di Informatica da parte di Salesforce le permetterà di gestire meglio i dati nel cloud. Altri potenziali acquirenti includono Microsoft, Amazon e Oracle, che nella conference call sugli utili di inizio giugno ha dichiarato di voler perseguire «acquisizioni strategiche».
E i potenziali obiettivi? Secondo Chris Senyek, stratega di Wolfe Research, bisogna guardare a società con capitalizzazioni di mercato inferiori ai 5 miliardi di dollari, una bassa percentuale di rating «buy» da parte degli analisti, un indebitamento netto inferiore a tre volte l’ebitda previsto e che operano in settori saturi. Tra i titoli che rispondono a questi criteri, la sua analisi ha individuato Zoom Communications, RingCentral, DocuSign e Dropbox, tra gli altri.
Particolarmente interessante appare il titolo di C3.ai. Le azioni della società, che offre una piattaforma per sviluppare nuove applicazioni di intelligenza artificiale, sono in calo dell’80% rispetto al debutto in borsa nel 2020. Un’acquisizione a un prezzo significativamente superiore rispetto ai livelli attuali potrebbe rappresentare un sollievo per gli azionisti che hanno subito forti perdite.
Anche il settore sanitario sembra maturo per ulteriori fusioni. Molte grandi aziende farmaceutiche hanno bisogno di rafforzare le proprie pipeline di farmaci, e hanno la liquidità per farlo. Il 27 maggio, Eli Lilly ha annunciato l’acquisizione in contanti da 1 miliardo di dollari di SiteOne Therapeutics, azienda che sta sviluppando un antidolorifico non oppiaceo attualmente in fase di sperimentazione. Merck, invece, il 9 luglio ha annunciato l’acquisto di Verona Pharma per 10 miliardi di dollari, con l’obiettivo di ottenere un trattamento per diverse malattie polmonari. Altre aziende in cerca di acquisizioni includono Gilead Sciences, Biogen e Pfizer, secondo l’analista di Jefferies Michael Yee.
Questo rende alcune delle centinaia di piccole società sanitarie e biotech quotate negli Stati Uniti potenziali obiettivi. Secondo Yee, le aziende biotecnologiche con una previsione di almeno 1 miliardo di dollari di ricavi annui nel lungo termine, e con dati solidi su studi clinici di Fase 2 per nuovi farmaci, sono candidate ideali.
Tra i titoli che rispondono a questi criteri ci sono Cytokinetics, Scholar Rock Holding e Viking Therapeutics. Quest’ultima sta sviluppando trattamenti per disturbi metabolici ed endocrini come l’obesità, e ha avviato i test di Fase 3 per un farmaco Glp-1. Con una capitalizzazione di mercato di 3,8 miliardi di dollari, potrebbe attirare l’interesse di una grande azienda farmaceutica intenzionata a entrare in quel mercato.
Anche le operazioni di M&A nel settore industriale stanno tornando in auge. Le acquisizioni nel comparto, fino a metà giugno di quest’anno, hanno raggiunto i 177 miliardi di dollari, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2024. Gli investitori non devono temere le grandi operazioni, afferma l’analista di J.P. Morgan Stephen Tusa, che consiglia di puntare su acquirenti con una solida storia di fusioni, ma che abbiano mantenuto il debito netto sotto le tre volte l’ebitda. Tra i potenziali grandi acquirenti, secondo Tusa, figurano Eaton, Roper Technologies e Danaher.
Tra i possibili obiettivi industriali che soddisfano i criteri di Wolfe, ossia crescita attesa delle vendite di almeno il 10%, capitalizzazione di mercato inferiore ai 25 miliardi di dollari e un indebitamento netto inferiore a quattro volte l’ebitda, ci sono Construction Partners, che costruisce e mantiene infrastrutture stradali, e la società di ride-sharing Lyft.
Un altro nome in lista: Casella Waste Systems, società da 7 miliardi di dollari che offre servizi di gestione dei rifiuti. Secondo i dati di FactSet, ha deluso le aspettative sugli utili in cinque degli ultimi otto trimestri.
Ci si può aspettare molte strette di mano nel prossimo anno, e diversi investitori soddisfatti. (riproduzione riservata)
