Le aziende in tutto il mondo hanno archiviato un 2023 sorprendentemente positivo. Nel primo trimestre 2024, seppur tra luci e ombre, la tendenza positiva si conferma. La domanda è tesa e costante come se il periodo post Covid non volesse più finire. Il mondo scoppia di utili che verranno distribuiti con le approvazioni dei prossimi bilanci. Grazie a un combinato disposto di voglia di vivere, disponibilità di risparmi accumulati, robusti trasferimenti a imprese e famiglie, la domanda continua a crescere, malgrado i prezzi dei fattori mai così elevati e le crescenti difficoltà di approvvigionamento in tutto il mondo.
Naturalmente, alcuni settori non stanno beneficiando di questi trend. L’industria del lusso, per esempio, ha compiuto alcuni errori di previsione, subisce il rallentamento dell’Asia ed è gravata da una crisi reputazionale dovuta alla sottovalutazione dei temi legati alla sostenibilità. Oppure quei settori che hanno subito interventi regolatori erratici e dissennati sul controllo delle emissioni come l’automotive o quelli che hanno sottovalutato la necessità di reshoring.
Come si posiziona l’industria italiana in questa ripresa costante che il mondo sta vivendo? La risposta breve è che l’industria italiana ha resistito meglio dei diretti concorrenti alle crisi. Ha saputo sfruttare meglio le opportunità fornite dalle discontinuità proprio a causa di una taglia media minore e un tasso di imprenditorialità sul pil molto più elevato degli altri sistemi industriali. La grande azienda ha processi molto strutturati che la ingessano rispetto ai cambiamenti repentini che le discontinuità impongono. L’industria italiana è flessibile e, più che resiliente, è reattiva e opportunista proprio nei momenti più complessi.
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Luigi Consiglio
Eccellenze d’Impresa