Nel 2024 gli investimenti delle Casse previdenziali private in Italia «ammontano a 48,1 miliardi, il 38,4% delle attività, percentuale in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al 2023». Lo si legge nel rapporto della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, presentato nella sala del Refettorio della Camera, a Palazzo San Macuto, dal presidente Mario Pepe.
Numeri che dimostrano che le Casse di previdenza «nate dalla riforma del 1994, hanno saputo in questi trent’anni trasformarsi profondamente: da enti pubblici a soggetti autonomi, responsabili e sempre più professionalizzati. Oggi rappresentano un pilastro della previdenza italiana e un attore significativo nel panorama finanziario del Paese», ha dichiarato Pepe.
Restano predominanti gli investimenti immobiliari (17,2 miliardi, il 13,7% delle attività totali) e i titoli di Stato (15,5 miliardi, il 12,4% delle attività totali). Mentre il totale a fine 2024 degli investimenti in titoli di imprese italiane è di 9,6 miliardi di euro, pari al 7,6% dell’attivo totale, di cui 8,7 miliardi costituiti da azioni (1,9 miliardi rappresentativi di quote del capitale della Banca d’Italia) e 900 milioni da obbligazioni, che fanno capo in modo particolare al settore finanziario, con oltre il 50% del totale.
Alla fine del 2024, l'attivo totale a valori di mercato delle Casse di previdenza private dei professionisti «totalizza 125,1 miliardi, rispetto ai 114 miliardi del 2023, il 9,8% in più». «Negli ultimi dieci anni la dimensione del settore è cresciuta di 53,2 miliardi, pari in media al 5,7% su base annua», e «sullo stesso orizzonte temporale è aumentato anche il corrispondente peso rispetto al pil, salito dal 4,4 al 5,7%».
Alla variazione dell'attivo concorrono diversi fattori, quali essenzialmente i saldi previdenziali per contributi incassati e prestazioni erogate e la redditività degli investimenti. Nel 2024 il flusso complessivo dei contributi al netto delle prestazioni si è attestato a 4,4 miliardi di euro. La redditività media degli investimenti è stata pari al 7%, grazie all’andamento favorevole dei mercati finanziari. In un orizzonte decennale, la redditività media annua composta è invece del 2,9%.
Il dossier mette in evidenza che, anche nell'annualità passata, la «parte del leone» è rappresentata dalle Casse di «vecchia generazione» (disciplinate dal decreto legislativo 509 del 1994) che «raggruppano il 75,7% dell'attivo totale, in crescita rispetto al 70,6% di dieci anni fa». In particolare, all'Enpam (medici e odontoiatri) fa capo il 23,6%, seguono Cassa forense (avvocati) con il 18,5%, Inarcassa (ingegneri e architetti) con il 13,5%, Cdc (dottori commercialisti) con l'11,8% ed Enasarco (agenti di commercio e consulenti finanziari) con l'8,3%, laddove, segnala la Commissione, i primi tre Enti privati «concentrano il 55,7% del totale rispetto al 51,8% di fine 2014».
Nel complesso gli istituti pensionistici più grandi «mostrano anche tassi di crescita dell'attivo superiori a quello generale» si legge nel dossier. Per la Covip, infine, «l'andamento della gestione previdenziale e la redditività degli investimenti sono i principali fattori che determinano nel tempo le variazioni dell'attivo delle Casse». (riproduzione riservata)