Le casse previdenziali dei professionisti come nuovo motore della crescita italiana, potenzialmente in grado di sanare anche i conti pubblici. La chiamata alle armi è del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ma i nuovi ruoli del risparmio previdenziale professionale sono stati il file rouge degli Stati Generali dell’Associazione degli Enti di Previdenza Privati (Adepp), ospitato a Roma mercoledì 27 maggio.
Il concetto, ribadito nei diversi interventi istituzionali, è semplice: le casse non devono essere considerate esclusivamente enti chiamati a garantire pensioni e welfare integrativo, ma possono diventare investitori strategici per infrastrutture, tecnologia e sviluppo del Paese. «Le protagoniste di una nuova stagione» capaci di sostenere crescita e conti pubblici, ha sintetizzato il leader di Forza Italia.
Il ragionamento del vicepremier parte da una premessa: l’Italia non può permettersi che il risparmio previdenziale venga investito all’estero: «Abbiamo il dovere di cercare di fare in modo che le casse investano nel nostro Paese per realizzare infrastrutture, non soltanto quelle di tipo edile, ma anche le infrastrutture tecnologiche». Il passaggio politicamente più delicato riguarda proprio il rapporto tra patrimonio privato e finanza pubblica. Tajani lo esplicita senza troppi giri di parole: «Basterebbe che venisse investita una piccola parte del vostro patrimonio globale e faremmo un salto di qualità nei conti pubblici e nella progettualità per il futuro di altissimo livello».
Quello di mobilitare capitali domestici in una fase di margini fiscali limitati è un tentativo che porta avanti la linea tracciata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante l’intervento istituzionale in occasione dell’assemblea di Confindustria. «Io la incoraggerò ad andare avanti, perché è fondamentale coinvolgere le casse nella crescita del nostro Paese. E continuerò a dirlo», ha sottolineato Tajani, «sia come leader di partito sia all’intero del governo dove, per carità, bisognerà poi trovare accordi anche con le altre forze».
E nel mezzo di frizioni interne alla maggioranza e una campagna elettorale già ampiamente cominciata, Forza Italia prova a intestarsi la bandiera del ceto medio e delle partite Iva, rilanciando già per la prossima legge di Bilancio - «che credo sarà l’ultima di questa legislatura». Il vicepremier ha infatti dichiarato l’intenzione di «continuare a lavorare per abbattere l’Irpef arrivando magari nella prossima manovra a estendere il taglio fiscale ai redditi fino a 60 mila euro», coinvolgendo così molti lavoratori autonomi e professionisti.
Sul ruolo delle casse, comunque, è emersa una chiara convergenza nella maggioranza. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon insiste sulla funzione previdenziale e sociale degli enti, pur riconoscendo la centralità degli investimenti. «Le casse servono a garantire la pensione ai lavoratori che hanno contribuito per anni», ha affermato, ricordando che gli investimenti devono servire «per garantire i nuovi servizi ai futuri pensionati». Ma resta il bisogno di «mettere sostanza partendo da un secondo pilastro: le casse devono cominciare a pensare che ci possono essere anche degli accorpamenti tra di loro», ha detto Durigon.
Più prudente, ma non meno netto, l’intervento del sottosegretario al ministero dell’Economia, Federico Freni. Il suo messaggio è stato chiaro: nessun dirigismo, nessun obbligo politico sugli investimenti. «Il mio mestiere non è quello di obbligare qualcuno per legge da qualche parte, ma di creare le condizioni», ha detto sottolineando che «l’investimento si differenzia dalla beneficenza, perché ci deve essere un guadagno».
Dal lato degli enti previdenziali, il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti ha provato a tenere insieme prudenza e disponibilità. «Il nostro ruolo vuole essere quello di essere utili», ha affermato, spiegando che le casse intendono «assicurare protezione ai liberi professionisti» ma anche realizzare «investimenti diversificati e prudenti, possibilmente nel Paese».
Oliveti ha rilanciato inoltre il progetto di un fondo di previdenza complementare per tutti i professionisti iscritti alle casse Adepp. «Allo stesso tempo continuiamo a chiedere fiscalità zero, nella speranza di andare almeno verso una fiscalità di scopo. Guardiamo con fiducia alla delega fiscale data al governo e che scadrà ad agosto». Il confronto aperto agli Stati generali dell’Adepp segna comunque un cambio di fase: il governo guarda ormai alle casse professionali non più soltanto come pilastro previdenziale, ma come uno dei pochi grandi serbatoi di capitale paziente italiano. (riproduzione riservata)