La scelta, vincente, è stata quella di andare controcorrente. Quasi 10 anni fa «quanto le banche erano sottovalutate e stavano vivendo una stagione triste Unipol ha deciso di non accodarsi al mercato e di investire in Bper e in Banca Popolare di Sondrio guardando al futuro. Delle banche ci sarebbe stato sempre bisogno e abbiamo guardato alle sinergie con il settore assicurativo». Ne è nato un modello unico sul mercato con una compagnia prima azionista di una banca, e la mossa è stata quella giusta. Unipol in questi anni ha cambiato volto dando soddisfazioni crescenti agli azionisti tra dividendi e andamento di borsa.
Nel frattempo si è aperta la grande stagione del risiko bancario che ha portato alla naturale integrazione tra Bper e Popolare di Sondrio, nozze che potranno dare ulteriore sprint a Unipol. Intanto il 2025 si è chiuso con numeri da record (utili per 1,5 miliardi, +36,8%) e una cedola (1,12 euro) che ha sorpreso il mercato. «Anche il 2026 è iniziato bene, nonostante la guerra» e riguardo al risiko bancario «potrebbe non essere finito, ma noi andiamo per la nostra strada».
Parole di Carlo Cimbri, il presidente di Unipol premiato come assicuratore dell’anno agli MF Milano Finanza Insurance Awards 2026 che si sono svolti lo scorso 12 marzo a Milano, non solo per il bilancio appena chiuso con successo, ma anche «per la visione strategica» che ha portato la compagnia di Bologna a «sperimentare un nuovo modello industriale innovativo».
Domanda. Partiamo dalla fine. È di pochi giorni fa la notizia che Jp Morgan ha il 10% del capitale di Bper, salvo poi scendere al 7,8% potenziale. È la prova che il risiko continuerà?
Risposta. È difficile dire se il risiko si sia acquietato. Di certo noi andiamo per la nostra strada, abbiamo un progetto industriale con un modello che non ha paragoni. La finanza va e viene, il progetto industriale resta.
D. Che prospettive ci sono per Unipol dopo i numeri positivi del 2025? Che impatto potrà avere la guerra sulla vostra attività?
R. I risultati del 2025 vengono da lontano e non sono frutto di una stagione particolarmente propizia, ma di un lavoro strutturato. Per quanto riguarda il 2026 la guerra sta impattando sulla volatilità dei mercati, è prematuro fare previsioni, le borse si sono mosse ma i tassi no. La nostra filosofia rimane quella di guardare al lungo periodo e impostare piani che siano il più possibile svincolati dagli eventi anno per anno. La parte assicurativa va bene, sugli investimenti siamo fiduciosi che daranno un contributo adeguato ai nostri obiettivi.
D. Che effetti potrà avere l’integrazione di Popolare di Sondrio in Bper?
R. Come azionisti abbiamo sostenuto l’operazione. Ora per Bper c’è un lavoro, magari meno glamour ma di grande sostanza, che passa per la rapida integrazione di Banca Popolare di Sondrio nei prossimi mesi. Dopodiché Bper lavorerà per digerire questo conglomerato di banche che oggi la formano e diventare un’azienda sempre più solida e profittevole. Per Bper, come per il nostro modello bancassicurativo, è il completamento di una strategia che viene da lontano, da almeno 10 anni.
D. C’è ancora bisogno di consolidamento tra gli istituti nel Paese secondo lei?
R. Tolte le prime due grandi banche, l’Italia ha altri tre istituti di medie dimensioni, con carattere nazionale. Sul mercato tutto è possibile ma credo che oggi ci sia da lavorare per farle diventare sempre più solide e profittevoli.
D. Cosa pensa dell’integrazione Mps e Mediobanca, è positiva per la concorrenza e per il settore?
R. L’operazione è fatta. Credo che Mps, come Bper, sarà impegnata nel consolidamento, poi in futuro vedremo i risultati. Noi, come detto, andiamo avanti per la nostra strada sperando che nel frattempo l’Europa si decida a eliminare l’asimmetria del Danish Compromise (il beneficio di capitale che oggi è riservato alle banche che controllano assicurazioni che non vale nel caso contrario, ndr). Chiediamo di poter competere sullo stesso terreno dove competono i gruppi bancari quando decidono di comprare imprese assicurative. (riproduzione riservata)