Il governo Meloni «è in carica da 1.000 giorni, precisamente oggi (17 luglio ndr), e il dato che mi rende più orgogliosa è che in media ogni giorno sono stati creati 1000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, per un totale di un milione di posti. C'è ancora molto da fare ma c'è il segno di una inversione di tendenza». Queste le parole con cui la premier Giorgia Meloni ha aperto il suo discorso al XX congresso nazionale della Cisl a Roma, a cui «ho deciso di partecipare per sottolineare ancora una volta la centralità che il governo attribuisce al dialogo con le parti sociali, con i lavoratori, con le imprese, con i corpi intermedi, con chi si fa interprete e portatore delle istanze di una specifica categoria e difende quella istanze, mantenendo però come bussola sempre l'interesse generale».
Una «conquista storica», che è scaturita dal dialogo costruttivo da governo e sindacati, è la «legge sulla partecipazione dei lavoratori, la declinazione completa di una visione autenticamente sussidiaria del lavoro, la piena espressione della capacità di gestione». Questo rappresenta «il primo mattone di una dinamica culturale completamente nuova, capace di consegnare alla storia la distruttiva visione conflittuale tra 'padrone e operaio' che è vecchia e che ha impedito al tessuto produttivo di liberare il proprio potenziale», ha spiegato la presidente del Consiglio.
Aggiungendo poi di essere «d'accordo con la segretaria Fumarola quando dice che questa legge non rappresenta un punto d'arrivo, ma un punto di partenza. È così. E voglio dire a tutti voi che potete contare sul governo su ogni ulteriore passaggio che vorrete proporre per portare avanti questa rivoluzione. A partire, ovviamente, dall'applicazione della legge e dalle coperture che sono necessarie a realizzare».
Non a caso, da qui in avanti, le priorità del governo sono chiare: «Sostenere il lavoro, incentivare chi crea nuova e buona occupazione, far crescere i salari, creare un ambiente favorevole agli investimenti. La vera ricchezza di una Nazione risiede nel lavoro, in posti di lavoro di qualità».
Nondimeno la sicurezza sul lavoro «non è un costo ma un investimento e un diritto di ogni lavoratore che dobbiamo saper proteggere». Per questo, ha evidenziato Meloni, «abbiamo scelto di rafforzare la nostra azione portando le risorse per il 2025 a più 1,2 milioni di euro. La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un investimento e un diritto di ogni lavoratore».
Allo stesso tempo, «non è più rinviabile il tema della produttività del lavoro». Da troppi anni in Italia la produttività è infatti stagnante e «questo rappresenta un ostacolo per la competitività delle nostre imprese sui mercati e per la crescita economica dell'Italia, ma anche per l'aumento dei salari, perché la produttività è il vero motore di ogni sistema economico in grado di innescare una crescita sostenuta e duratura», ha spiegato la premier. «Non possiamo rassegnarci a essere condannati alla bassa produttività, dobbiamo investire ed è il momento di farlo, sfruttando al meglio le risorse del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, cogliendo le opportunità che arrivano dalle , sostenendo gli investimenti ad alto contenuto tecnologico».
A proposito di investimenti, Meloni ha aggiunto che bisogna investire in particolare «nelle filiere ad alto contenuto tecnologico, il che significa delineare una politica industriale che punti allo stesso tempo sulle filiere produttive tradizionali ad alto valore aggiunto e su quelle che sono più innovative». Concretamente vuol dire «investire sul capitale umano sia a livello di formazione sia a livello retributivo, serve lavorare per creare le competenze che il mercato richiede, per formare le figure professionali che l'evoluzione tecnologica, che la digitalizzazione, che la transizione verde richiedono e che guideranno queste trasformazioni, perché questo è il tempo nel quale il sapere è la vera forza che le nazioni hanno e poi è fondamentale l'aspetto retributivo», ha dichiarato Meloni.
Da non sottovalutare inoltre il nodo dazi: «In questi giorni il governo è al lavoro per scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti che dal mio punto di vista non avrebbe alcun senso e che impatterebbe soprattutto sulla vita dei lavoratori», ha sottolineato la premier. (riproduzione riservata)