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BlackRock, Larry Fink: a chi ha pazienza dico di investire il 100% in azioni

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Larry Fink (BlackRock): ora si schivano i rischi spuntando il 6% dai bond. Ma a chi ha pazienza dico: investite il 100% in azioni

29 settembre 2023, 22:11 Ultimo aggiornamento: 02 ottobre 2023, 11:34

Intervista esclusiva a Larry Fink, numero uno di BlackRock, il più grande gestore al mondo. Che parla a tutto campo. E dice di essere ottimista sull’Italia, positivo sul primo anno di Giorgia Meloni, soddisfatto dai risultati degli investimenti nelle banche, invogliato dal Btp e dai progetti di co-investimento su infrastrutture e decarbonizzazione | VIDEO | Btp Valore, un tesoro di bond con cedola trimestrale grazie ai tassi ai massimi. Esperti a confronto sull'emissione di ottobre

Larry Fink, fondatore e ceo di BlackRock, ha scelto Milano per iniziare il suo tour europeo dedicato a clienti, imprese e nuove opportunità d’investimento.

In agenda incontri one-to-one con banchieri, imprenditori, e un pranzo a base di risotto allo zafferano con i top manager delle principali aziende del Paese. Il tutto a poca distanza da Piazza Affari, dove BlackRock è il primo investitore istituzionale: con i suoi fondi gestisce oltre 100 miliardi del risparmio nazionale.

Alla fine della giornata, quando ha incontrato Milano Finanza, Fink ha fatto il punto sull’Italia e sulla sua visione di economia e mercati. È ottimista sul Paese, positivo sul primo anno di Giorgia Meloni. Soddisfatto dai risultati degli investimenti nelle banche, invogliato dal Btp, ma soprattutto dai progetti di co-investimento con le aziende italiane sulle infrastrutture per il futuro e la decarbonizzazione del Paese.

Il nemico, dice, è la paura, alimentata da una inflazione che durerà a lungo. I tassi saliranno ancora in Usa, ma non in Europa. I rendimenti cresceranno e il boom dei bond per i risparmiatori continuerà, ma chi vuole guadagnare nel lungo periodo non può che andare sulle azioni.

Domanda. Larry Fink, nell’economia globale c’è molta incertezza. Che idea si è fatto di quello che abbiamo davanti?

Risposta. La domanda è semplice, ma la risposta è molto complessa, perché oggi assistiamo a diversi mega-trend che interagiscono tra loro. L’unica cosa di cui sono sicuro e’ che da questa fase usciranno grandi vincitori e grandi sconfitti. E nel breve i perdenti saranno più dei vincenti.Ma sul lungo periodo restiamo ottimisti.

D. Perché?

R. Perché il problema peggiore che abbiamo in questo momento è la paura. Ne circola più in questo periodo che negli ultimi quindici o vent’anni. Per me il rapporto tra speranza e paura è un indicatore molto importante. Come maggior gestore di risparmio pensionistico al mondo la speranza è la base della nostra attività. Il mondo ha problemi, ma siamo certi che si troveranno le soluzioni.

Chi investirebbe con un orizzonte a 30 anni se non avesse speranze o aspettative? La paura porta a investire i soldi sul breve, o a lasciarli fermi nel conto corrente. Non fa consumare, e questo rallenta le economie. E impatta sulla demografia. Lo si vede nel numero di nascite.


D. Parlava di megatrend. Quali sono quelli più importanti per voi?

R. Il primo in assoluto riguarda il fatto che siamo usciti da un periodo di 30 anni di stabilità dei prezzi, se non di deflazione. Quindi la maggior parte delle persone non si è mai confrontata con l’inflazione. Oggi invece il potere d’acquisto si riduce. Dal cibo agli affitti, è tutto più caro. E questo impatta profondamente sui comportamenti e sul nostro modo di pensare.

D. Durerà a lungo?

R. Sì, penso che l’inflazione resterà tenace per un periodo più lungo di quanto si pensa oggi. Tra i motivi c’è anche la spinta dalle politiche populiste messe in atto da alcuni governi, che sono inflazionistiche. Ad esempio, negli Stati Uniti politiche restrittive sull’immigrazione fanno sì che ci siano molti posti di lavoro che non si riesce a occupare, e per farlo si aumentano i salari. Poi c’è un altro mega-trend che crea inflazione, e riguarda il ruolo della Cina e degli Stati Uniti nel futuro.

D. A cosa si riferisce, in particolare?

R. La guerra in Ucraina ha rivelato a tutti il costo della dipendenza dell’Europa dal gas russo.Così molti gruppi sono diventati sensibili alla sicurezza delle loro supply chain e a evitare altre dipendenze pericolose. Fra queste c’è innanzitutto quella dell’assemblaggio dei prodotti che avviene in Cina, considerata a lungo il luogo più economico e produttivo. Non a caso assistiamo a un processo di diversificazione che coinvolge un numero sempre maggiore di imprese, che ora cercano le stesse condizioni in India, Vietnam, Messico, Turchia o anche Europa dell’Est. Ma tutto questo aumenta i costi: il reshoring è inflazionistico.

Questa è una delle ragioni per la quale l’inflazione ci accompagnerà a lungo, anche oltre i semplici rialzi dei prezzi energetici e il mega-trend della transizione energetica.

D. Che sembra rallentare, mentre la crisi climatica avanza.

R. Come scrivevo nel 2020 nella prima lettera su questi temi, la transizione verso la sostenibilità non sarà un percorso lineare. Oggi non abbiamo ancora le tecnologie per abbattere i costi del passaggio a un’economia green, e pochi consumatori sono disposti a pagare di più l’energia per sostenere la transizione. Quindi, stiamo assistendo in tutto il mondo a una rimodulazione di cammino e della velocità con la quale procediamo. Inoltre, dobbiamo valutare se, per decarbonizzare, siamo disponibili ad accettare un’altra dipendenza: quella dalla Cina per le terre rare, batterie o pannelli solari. Si tratta di dinamiche complesse, nelle quali il mondo in via di sviluppo sta riconfigurando le proprie posizioni rispetto all’occidente. Prendiamo il comparto dell’auto: prima la Cina le importava dall’Europa; ora ha sviluppato un sistema competitivo e le esporta. L’impatto per l’industria occidentale sarà un tema enorme.

D. Da investitore come guarda quello che accade in Cina?

R. Si tratta di un classico esempio dello scontro tra speranza e paura. In Cina, tradizionalmente, c’è un alto tasso di risparmio, dovuto al fatto che non ci sono sistemi assistenziali o previdenziali. Prima del Covid era il 35% del reddito, oggi è salito ad un astronomico 50%. Un tasso di risparmio cosi’ alto dimostra che i cinesi sono spaventati dal futuro. Diventeremo ottimisti sulla Cina quando vedremo un aumento dei consumi interni e un calo del tasso di risparmio. Le persone che conosco in Cina mi dicono che molte valutazioni sono scese così tanto da rappresentare una buona opportunità. In realtà, osserviamo che i grandi fondi pensione internazionali stanno ancora riducendo l’esposizione, escono dal Paese con i loro capitali. E nazioni come Messico e Giappone beneficiano di queste riallocazioni.

D. Intanto per combattere l’inflazione le banche centrali alzano i tassi a ritmi sostenuti. E i rendimenti sui decennali americani ed europei stanno toccando i massimi da oltre 15 anni. Siamo al picco?
R. Distinguerei tra Europa e Usa. In Europa c’è una percentuale di prestiti più alta - sia mutui sia finanziamenti corporate - a tasso variabile. Quindi tassi più alti si trasmettono più rapidamente all’economia. Negli Stati Uniti, invece, oltre il 90% dei mutui sono a tasso fisso e la trasmissione della politica monetaria è di conseguenza più lenta. In questo scenario penso che la Bce sia quasi arrivata alla fine del suo ciclo di rialzo dei tassi. Rimarrà a lungo su questi livelli, ma non vedo necessità di andare oltre. Negli Stati Uniti, invece, penso che la Fed li alzerà ancora.

D. Dove arriverà il decennale?

R. Vuole sapere se immagino il Treasury sopra il 5%? La risposta è sì! Ma devo anche dire che alcuni settori dell’economia americana stanno iniziando ad avvertire l’effetto di questi tassi: i consumi rallentano e iniziano a registrarsi un numero di insolvenze sulle carte di credito, come non se ne vedevano dal 2008.

D. Questa debolezza si trasformerà in recessione?
R. È un anno e mezzo che dico che non c’è nessuna recessione in vista negli Stati Uniti. Quando viaggio negli Usa vedo molta attività, nessun segno di recessione.Potrebbe arrivare nel 2025? Forse, ma di certo non nel 2024. La ragione principale risiede negli stimoli varati dall’amministrazione Biden, peraltro in una situazione in cui non c’era nessuna crisi, né finanziaria né immobiliare. L’Infrastructure Act, il Chips Act, e l’Ira, riguardano un pacchetto di almeno 980 miliardi. Questi stimoli incidono su settori nei quali servono grandi masse di lavoratori. E anche questo, ovviamente, crea inflazione. Quindi il contributo del settore pubblico è più forte che mai, mentre quello privato è meno brillante.

D. Il mercato festeggia il grande ritorno dei bond. Voi parlate di un’occasione che si presenta una volta in una generazione.

R. La bellezza di tassi a breve che viaggiano tra 5% e 6%, a seconda della qualità, è che si viene pagati senza dover fare niente. All’inizio degli anni duemila, un fondo pensione con la necessità di ritorni del 7-8% aveva un portafoglio composto per il 60-80% da obbligazioni. Ma alla fine del 2020 il livello dei bond in quei portafogli era il più basso di sempre. Per assicurarsi ritorni adeguati dovevano investire in attività illiquide. Non solo azioni, ma anche private equity. Questo ha funzionato, ma ora la situazione sta cambiando. Adesso puoi guadagnare 6%-6,5% e centrare i target di rendimento solo possedendo bond. E non devi assumerti dei rischi. Questo diventerà il trend dominante nei prossimi anni. Molti fondi pensione stanno già riallocando le risorse in questo modo.

D. Si tratta comunque di liquidità che esce dall’azionario...
R. Sì, e questo secondo me rappresenta un grande problema. Basta guardare al Regno Unito, dove negli ultimi cinque anni i fondi pensione hanno drenato almeno 100 miliardi di liquidità dal mercato azionario e dei bond nelle cosiddette procedure di immunisation che tendono a stabilizzare l’impatto dei tassi. Ovvio che, se hai una possibilità di farlo, lo fai. Ma questo ha comportato una carenza di investimenti a lungo termine nel Paese. Se si fa il confronto con gli anni Novanta del secolo scorso si vede che il mercato britannico era molto più ampio di così. Tutto questo crea un problema sociale. Dove sono finiti i capitali? Dove troveranno, Europa e Regno Unito, quelli che servono per finanziare il processo di decarbonizzazione, se sempre più fondi pensione investono in bond e nei processi di immunizzazione?

D. Tutto bond? E le azioni Fink?

R. Dipende dall’orizzonte temporale. Se si investe a breve, allora investire in bond è una grande opportunità: ritorni del 5,5% o 6% a uno o due anni. Ma se stai investendo nel tuo futuro e hai un orizzonte temporale di 20, 30 o 40 anni, comprare bond a breve è una scelta sbagliata. La vera creazione di ricchezza sul lungo periodo sta nell’azionario e nei cosiddetti hard asset, i beni reali. A chi investe pensando anche alla pensione, io consiglierei di investire il 100% in azioni: è li che si genera ricchezza sul lungo periodo. Basta guardare come si sono formati i grandi patrimoni familiari: investendo nelle proprie aziende o nel patrimonio immobiliare. Ecco perché quando qualcuno mi chiede dove investire io chiedo a mia volta: qual è il tuo orizzonte temporale? E, soprattutto, qual è la tua indole? Sei ottimista? Pensi che l’Italia sarà un posto migliore in cui vivere tra 35 anni? Allora devi investire nelle aziende italiane. E comprare asset reali.

D. A proposito di Italia, che opportunità di investimento vedete oggi nel Paese?
R. Partiamo dall’Europa, e dal fattore più preoccupante: non è abbastanza innovativa. L’innovazione di questi anni è stata guidata da grandi imprese americane: Apple, Microsoft, Google, Meta. Ora ‘Nvidia e altri nell’AI. Adesso per l’Europa la grande sfida è di non guardare indietro, ma avanti. Diventare leader nell’innovazione al servizio della decarbonizzazione. In questo campo c’è spazio e rimarrà un potente motore d’investimento almeno per i prossimi 30 anni.

D. E per quanto riguarda l’Italia?

R. Ho incontrato a pranzo 17 amministratori delegati, qui a Milano. Al centro della conversazione c’è stato quasi sempre il grande bisogno di infrastrutture per il futuro, e come finanziarle, attraverso, per esempio, i progetti di co-investimento. Stiamo parlando con diverse aziende per lavorare insieme. Come BlackRock potremmo apportare molto capitale, i nostri investitori cercano occasioni per diversificare, e crediamo che questi progetti ci offrano opportunità di lavorare con ottime società italiane, che così non dovranno dipendere dai loro utili per finanziare lo sviluppo. Negli Stati Uniti lo abbiamo fatto con At&T, che voleva espandersi nel 5G e aveva una presenza debole nelle zone rurali. Abbiamo creato un’azienda, GigaPower, per investire fianco a fianco con la società. E a ottobre annunceremo un’altra iniziativa simile con una grande compagnia energetica.

D. Siete tra i primi azionisti anche delle banche italiane...

R. Si sono comportate molto bene. I principali istituti hanno fatto fatica a confrontarsi con i tassi negativi, ma si tratta di ottime aziende. E ora che gli interessi non sono più negativi possono cominciare a fare soldi dai propri soldi.

D. Quindi continuerete a investire?

R. Sì. Penso che siano guidate molto bene e siamo investitori di lungo termine in questi istituti.

D. Anche considerando l’ammontare di titoli di Stato che hanno in pancia? Lo spread sul Btp è tornato a crescere questa settimana.

R. Il debito italiano è alto, soprattutto se lo si considera in rapporto al Pil. Per questo saranno sempre più importanti le partnership di coinvestimento tra settore privato e pubblico, a cui facevo riferimento: l’Italia non può continuare a emettere debito su debito. Ha bisogno di investimenti privati che aiutino a sviluppare l’economia nazionale e a far crescere il Pil. Se quest’ultimo sale, migliora il rapporto con il debito. Insomma: tutto sta nella crescita. Soprattutto in considerazione dell’età media degli italiani. Sono risparmiatori. E comprano debito italiano. Ma se cominciano a utilizzare i risparmi accumulati negli ultimi 30-40 anni per garantirsi la pensione, questo avrà un impatto molto significativo.

D. State comprando Btp anche voi a questi tassi?

R. Non posso entrare nel dettaglio della nostra allocazione di portafoglio o della quota di debito italiano che deteniamo rispetto a quello di altri Paesi, ma posso dire che siamo disposti positivamente verso questi asset. Questo sì.

D. Il debito italiano è elevato, e nelle previsioni non scenderà neanche nei prossimi due anni. Non pensa che andrebbe affrontato una volta per tutte, anche con operazioni straordinarie, per ridurre il peso sulle spalle del Paese?
R. Sarà interessante vedere come il governo lavorerà con il settore privato per favorire la crescita. Al di là del debito, infatti, penso che tagliare il deficit significhi rischiare di tagliare anche la crescita. Piuttosto bisogna invertire il paradigma che pensa di usare fondi pubblici per favorire la crescita. Bisogna aumentare gli investimenti privati. Si tratta di un cambio di prospettiva di cui parlo con molti governi.

D. Quando ne parla i politici la seguono?

R. Si tratta di un paradigma che i governi fanno fatica a cambiare in questo momento. Ma, ad esempio, in Nuova Zelanda abbiamo appena creato con il governo un fondo destinato alla decarbonizzazione, Net Zero, che mette un capitale di base nelle attività in cui investiamo. Sta funzionando e aiuta ad accelerare i programmi di sostenibilità. Oppure, in Australia stiamo costruendo il più grande impianto d’accumulo di energia a batterie, per stabilizzare i flussi di eolico e solare. Questo è il modello con cui si investe con l’Ira negli Usa. Si tratta di uno approccio completamente diverso rispetto all’Europa.

D. Sul bitcoin ha cambiato idea...

R. Sì. Nel 2018 ero scettico. Molti hanno rilanciato una mia frase, in cui dicevo che era la moneta delle attività illecite. Ma questo è solo un aspetto del bitcoin. Nel corso degli anni, informandomi, ho capito che si tratta di oro digitale, una riserva di valore. Proprio così. Penso che, ad esempio, se sei spaventato dal tuo Paese, dalla tua valuta, o corri rischi di persecuzione politica, puoi usare il bitcoin per conservare la tua ricchezza. Ci sono organizzazioni che provano ad aiutare la gente in Paesi dove il sistema bancario non è affidabile, o è sottoposto al potere costituito, e la loro moneta è il bitcoin. Sono arrivato a concludere che c’è bisogno di un asset internazionale che non possa subire deflazione o rapida inflazione a causa dei deficit che vengono creati. Se sono preoccupato dell’impatto che il deficit a lungo termine degli Stati Uniti, o italiano, può avere sui miei figli o i miei nipoti ho bisogno di un sistema economico che garantisca il valore. E in questo il bitcoin, per sua natura, può giocare un ruolo.

D. L’intelligenza artificiale cambierà anche il modo di investire?

R. Penso che l’Ai cambierà il mondo e la società: dal modo di lavorare, a quello di analizzare e gestire i dati. In BlackRock crediamo tantissimo nell’AI, e la stiamo usando in alcune funzioni da oltre cinque anni. Abbiamo un AI Lab nelle università e algoritmi sistemici sulle piattaforme di trading che operano su equity e bond con i big data. La nostra performance in questi campi è eccezionale. Questo non significa che non ci siano grandi preoccupazioni. Il rischio di manipolare quello che vediamo, i dati, quello che pensiamo. Le applicazioni saranno enormi e spaventose allo stesso tempo. Ma penso che i Paesi che si adatteranno per primi a usare AI e robotica potranno beneficiare di un grande incremento di produttività. E se ho ragione, i Paesi che - come l’Italia - hanno una demografia in calo, saranno i vincitori, mentre quelli con popolazione in crescita potrebbero essere svantaggiati. E dovremo gestire con attenzione questi rischi.

D. E così siamo ritornati all’Italia. Il governo Meloni ha appena compiuto un anno. I mercati allora erano scettici. Cosa ne pensa oggi?
R. Io non ero preoccupato affatto. E tutti i protagonisti economici o i leader politici del passato governo che ho sentito nella settimana successiva alle elezioni mi dicevano che sarebbe stata più forte di quanto la gente potesse pensare. Oggi posso confermare che nel primo anno abbiamo visto un governo più forte di quello che alcuni temevano. Certo, guardando indietro ci sono alcune cose per le quali si può avere un’opinione diversa, ma nessun governo al mondo è perfetto…

D. L’ha incontrata in questi giorni?

R. No. Ma riparto pensando che l’Italia sia più forte ora di quanto non fosse un anno fa. E non si può dire lo stesso di altri sistemi economici. Quindi avete un motivo in più per essere ottimisti. (riproduzione riservata)

Ha collaborato Adolfo Valente



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