Donald Trump imprime una nuova accelerazione alla svolta isolazionista degli Stati Uniti. Dopo il recente blitz in Venezuela, le pressioni esercitate su diversi Paesi dell’America Latina e le dichiarazioni sulla Groenlandia, il presidente americano ha firmato un atto che sancisce, in un’unica giornata, il ritiro di Washington da 66 accordi, organizzazioni, enti e commissioni internazionali, in larga parte riconducibili al sistema delle Nazioni Unite ma non solo.
Tra le decisioni più rilevanti figurano numerosi passi indietro sul fronte ambientale. Gli Stati Uniti si chiamano infatti fuori da impegni storici sul clima, a partire dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, risalente a 34 anni fa, fino all’Accordo di Parigi del 2016. Da quest’ultimo Trump aveva già annunciato l’uscita, che diventerà effettiva il 20 gennaio.
E il tycoon lo ha fatto firmando un memorandum che avvia il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali considerate «in contrasto con gli interessi nazionali», secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca. Di queste, 35 non rientrano nel perimetro delle Nazioni Unite.
Si tratta di una delle decisioni più dirompenti mai assunte sul fronte della cooperazione multilaterale, con ricadute potenzialmente rilevanti anche sugli equilibri della governance climatica globale, alla luce del peso finanziario e politico degli Stati Uniti. Un segnale già emerso in occasione della Cop30 in Brasile, alla quale Washington ha scelto di non inviare alcuna delegazione.
La prima economia mondiale si sfila così, in un’unica mossa, da iniziative che spaziano dall’ambiente alle energie rinnovabili, dallo sviluppo sostenibile all’istruzione, fino alla promozione della democrazia, dei diritti umani e della gestione delle risorse idriche. Restano tuttavia margini di incertezza sul piano giuridico, poiché il documento firmato dal presidente è un memorandum indirizzato alle agenzie governative e potrebbe richiedere il coinvolgimento del Congresso.
La decisione arriva mentre Trump accentua il distacco dalle regole e dai vincoli internazionali. Un orientamento questo criticato apertamente dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha parlato di un leader «che si allontana» dall’ordine multilaterale, citando anche le recenti posizioni statunitensi sulla Groenlandia.
Il presidente francese in occasione del tradizionale discorso di inizio anno davanti al corpo diplomatico, ha detto di rifiutare il «nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo» di grandi potenze internazionali, come anche il «disfattismo» dinanzi alle ultime evoluzioni globali.
Gli Stati Uniti di Donald Trump si stanno «progressivamente allontanando» da alcuni alleati e «si svincolano dalle regole internazionali. Le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente», si è rammaricato il leader francese, secondo cui ci stiamo avviando verso «un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di spartirsi il pianeta». Macron ha poi avvertito: «Ciò che siamo riusciti a fare per la Francia e in Europa va nella direzione giusta. Più autonomia strategica, meno dipendenza rispetto agli Stati Uniti come rispetto alla Cina».
Tra gli accordi abbandonati figura, come detto, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), pilastro dal 1992 dei negoziati internazionali sul clima, istituita con il Summit della Terra di Rio de Janeiro. Restano per ora in vigore le altre due convenzioni nate nello stesso contesto, sulla biodiversità e sulla desertificazione.
In linea con la decisione dell’amministrazione Usa di ritirarsi dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha notificato ancheal Fondo Verde per il Clima (Gcf) che gli Usa si ritireranno e si dimetteranno dal loro posto nel consiglio di amministrazione del Gcf, con effetto immediato.
«La nostra Nazione non finanzierà più organizzazioni radicali come il Gcf, i cui obiettivi sono in contrasto con il fatto che un'energia accessibile e affidabile è fondamentale per la crescita economica e la riduzione della povertà», ha dichiarato il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent.
L'amministrazione Trump, spiega una nota, si impegna a promuovere tutte le fonti di energia accessibili e affidabili, fondamentali per la crescita economica e la riduzione della povertà. Il Gcf è stato istituito per integrare gli obiettivi dell'Unfccc e la partecipazione al Fondo è stata ritenuta non più coerente con le priorità e gli obiettivi dell’amministrazione Usa.
Gli Stati Uniti lasciano, inoltre, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo scientifico di riferimento per la valutazione degli impatti del riscaldamento globale.
Sotto l’ombrello dell’Unfccc sono nati sia il Protocollo di Kyoto sia l’Accordo di Parigi, che pur non avendo centrato tutti gli obiettivi fissati hanno contribuito a contenere gli effetti delle attività umane sul clima. Trump aveva già ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi durante il primo mandato, replicando la decisione nel primo giorno del nuovo incarico.
A motivare la scelta è stato anche il segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui «queste istituzioni sono ridondanti, mal gestite, inutili, afflitte da sprechi o catturate da interessi contrari a quelli degli Stati Uniti, oppure rappresentano una minaccia alla sovranità nazionale, alla libertà e alla prosperità del Paese». (riproduzione riservata)