Sg Company, che detiene la maggioranza di tredici società italiane del settore Entertainment&Communication e quotata a Piazza Affari sull’Egm, ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un fatturato consolidato di 20,9 milioni e un portafoglio ordini di 9,6 milioni. Se sommati, questi due dati valgono già il 61,8% del fatturato 2025, con una crescita del 61% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
«Sono numeri positivi ma che non ci sorprendono: è la nostra rotta tracciata», commenta a MF-Milano Finanza il ceo Davide Verdesca, «merito delle straordinarie persone che lavorano per le nostre società: sono circa 200 professionisti su cui investiamo e in cui crediamo».
L’obiettivo tracciato nel piano industriale della società è di arrivare a volumi per 150 milioni nel 2030, «anticipare questo obiettivo ci permetterebbe di avere tempo in più per investire sulle persone e sviluppare nuovi progetti», spiega il ceo, che prevede una crescita organica annua dell’8-10% e quindi nel quinquennio del Piano Industriale un incremento del 50% di organico e del 50% per linee esterne.
Su quest’ultimo punto, Sg guarda anche all’estero, tenendo saldi i principi per scegliere le società da acquisire: «Devono condividere il nostro modello di business e devono poter dialogare e collaborare in maniera naturale con le altre realtà del gruppo, cosa che ora accade già e di cui siamo molto soddisfatti».
L’espansione geografica è un punto centrale della strategia di Sg, oggi presente in cinque città. «La società di Verona, In Action, è stata preferita in sede di acquisizione anche perché ci permetteva di entrare in contatto con un tessuto imprenditoriale locale dinamico in cui ancora non eravamo presenti», spiega Verdesca.
L’AI anche per l’industria creativa rappresenta strumento e minaccia, ma «noi abbiamo deciso di integrarla in due modi. Tramite la formazione delle nostre persone, ossia la responsabilizzazione nell’uso quotidiano. Stiamo poi progettando la nostra Private AI, che ci permetterà di semplificare processi ripetitivi, di addestrarla con i nostri dati, una cosa importante anche per i passaggi generazionali nelle aziende, e di proteggere il nostro patrimonio informativo dal rischio geopolitico e cyber. Per questo lavoriamo anche a una nostra struttura hardware per la conservazione dei nostri dati».
C’è poi un problema di mercato del lavoro per le posizioni junior dovuto all’AI. «Noi abbiamo lanciato il programma Giovani Leoni con il dipartimento HR per valorizzare chi è all’inizio della carriera indirizzandolo verso la società e la posizione che nel nostro gruppo risponde maggiormente alle sue attitudini», prosegue Verdesca.
Guardando alla borsa, il valore di un’azione viene oggi dato a 24 centesimi, in crescita negli ultimi mesi, ma nel 2018 superava 1,5 euro, per poi calare progressivamente fino a fine 2020. «Dopo il Covid abbiamo operato un’importante riorganizzazione, dispiace che il mercato non se ne sia accorto», commenta il ceo. «Oggi la società è solida e ha fondamentali straordinari. Paghiamo alcuni errori di comunicazione del passato e forse il pregiudizio che il mercato ha verso l’Egm, dove negli anni si sono quotate realtà che non avrebbero dovuto farlo».
Sul tema prosegue: «Spero che venga creato un sistema per premiare alcune eccellenze dell’Egm, tra cui metto anche Sg Company, e spero che accada nel breve-medio termine».
Non per questo la società smetterà di investire. «Per noi un problema evidentemente c’è: se sommiamo il valore delle singole controllate superiamo di gran lunga la capitalizzazione del gruppo aggregato. Con buona probabilità opereremo un buyback. La governance crede nel valore dell’azienda: abbiamo un sistema di remunerazione work for equity e nessuno ha venduto azioni della società». (riproduzione riservata)