Cassa Depositi e Prestiti ha avviato molte operazioni negli ultimi mesi. Ha 4 miliardi di euro a disposizione per «rafforzare la competitività nazionale e internazionale di player industriali con elevato potenziale di crescita», ha spiegato l’amministratore delegato Dario Scannapieco lo scorso dicembre nell’illustrare alla comunità finanziaria il nuovo piano industriale del colosso pubblico controllato dal Tesoro e che amministra il risparmio postale degli italiani.
Di fatto, Cdp è il più grande fondo di private equity italiano che dal 2022 (con gli ultimi due piani strategici) ha stanziato 11 miliardi per gli investimenti diretti di politica industriale. Ha già in mano quote di giganti come Eni, Poste, Saipem e del gruppo della fibra Open Fiber. Spazia dalle carte di Nexi alle valvole di Valvitalia, dai cavi con Terna alle navi con Fincantieri fino ad Ansaldo Energia, ad Autostrade per l’Italia, alla Treccani, a Euronext e al colosso delle costruzioni Webuild. Ma vuole ulteriormente presidiare settori infrastrutturali strategici come l’energia, i trasporti, le telecomunicazioni, il digitale, il turismo, le grandi opere, il settore dei pagamenti o il mercato dei capitali. I tempi di guerra e le tensioni internazionali impongono l’obbligo di rafforzare le filiere centrali dell'industria.
Cdp ha agito principalmente attraverso la controllata Cdp Equity, in regia con un team investimenti di 40 persone. Al vertice della catena di comando ci sono Scannapieco e Fabio Barchiesi (responsabile equity). Immediatamente sotto i due manager operativi di Cdp Equity, Francesco Mele e Davide Manunta. Da fine 2024 Cassa ha avuto un ruolo da playmaker in più deal.
Nella mega fusione fra Italgas e 2i Rete Gas per creare il campione europeo della distruzione da quasi 3 miliardi di ricavi, nell’avviare le nozze fra Saipem e la norvegese Subsea7 che darà vita a un colosso comunitario dei servizi petroliferi offshore da 20 miliardi di fatturato e nello scambio azionario fra Cassa e Poste.
L’operazione ha portato via Goito a salire al 18,25% di Nexi (dal 14,46%) e il gruppo guidato da Matteo Del Fante a entrare nel capitale di Tim con il 9,8%. In più, dopo un salvataggio societario targato Cdp, la controllata Ansaldo Energia (tramite Ansaldo Nucleare) è entrata nel grande progetto per costruire una newco con Enel e Leonardo per riavviare la produzione dell’atomo partendo dai mini reattori di nuova generazione. Nel ruolo centrale di aggregatore di tecnologie, Ansaldo Nucleare avrà il 39% della newco. Nel 2023 la società era finita in forte stress finanziario.
A inizio marzo in Cdp hanno aperto il portafoglio per crescere dal 15% al 18% nel system integrator Maticmind e a fine dicembre per rilevare da Nextalia assieme al fondo Trilantic di Vittorio Pignatti Morano il controllo del polo dell’agritech Diagram. L’investimento riveste un ruolo strategico per la sicurezza alimentare del Paese e per lo sviluppo del piano Mattei.
Oltre che per seguire pro-quota (26%) l’aumento di capitale da un miliardo di Italgas (a servizio dell’operazione con il gruppo di F2i) che potrebbe partire a maggio, nelle prossime settimane il gruppo guidato da Scannapieco aprirà nuovamente il portafoglio per ricapitalizzare Open Fiber. Anche qui si tratta sempre di circa un miliardo, di cui 630 milioni spettano a Via Goito.
L’intervento serve per permettere alla società della rete di telecomunicazioni di completare la propria infrastruttura e di restare in corsa per mettere a segno le nozze della fibra con Fibercop. Oltre agli americani di Kkr, in Fibercop come secondo socio c’è il Tesoro che di Cassa è il primo azionista con quasi l’83%.
È stato sempre tramite un aumento di capitale quello con cui la scorsa estate Cdp ha dotato la controllata Fincantieri di 286 milioni di euro per mettere a segno l’acquisto dell’ex Wass da Leonardo. Il deal è servito per gettare le basi della costruzione del Polo Tecnologico della Subacquea, investimento che in meno di otto mesi è più che raddoppiato in borsa.
L’attivismo di Cassa ha riguardato anche operazioni di rotazione del portafoglio: a febbraio è stato venduto a Kryalos, Cassa Forense e Fondazione Monte di Lombardia il 30% di Redo, sgr attiva negli investimenti immobiliare di housing sociale controllata da Cariplo. E sul tavolo non sono mancati dossier che sono rimasti invece sulla carta: sempre negli ultimi mesi è stato studiato l’acquisto della rete interbancaria di Nexi (più la divisione Digital Banking Solutions, Dbs), ipotesi che per il momento non ha avuto seguito.
E ora? All’orizzonte ci sono la finalizzazione dell’ingresso di Cdp Equity nel capitale di Mermec e la stretta finale con il futuro governo Merz in Germania per la costruzione del big mondiale dei sommergibili. Come? Grazie all’operazione carta contro carta tra Fincantieri e la tedesca ThyssenKrupp Marine System (Tkms), investimento che potrebbe coinvolgere anche la stessa Cassa.
Mermec è il campione italiano da quasi 300 milioni di euro di fatturato nella produzione di tecnologie avanzate per il trasporto ferroviario e della diagnostica su rotaia, società che presto potrebbe avere fra i soci anche Cdp che, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, agirebbe in consorzio con FS. Tkms invece è la controllata del colosso teutonico dell’acciaio attiva nella navalmeccanica che Thyssenkrupp vuole valorizzare. (riproduzione riservata)