I lockdown in Cina, con la chiusura ancora in atto di Shanghai da oltre due settimane, stanno emergendo nei dati economici e tengono i listini cinesi sottotono. Alle ore 7:10 italiane il Nikkei oggi sale dell'1,5%, Hong Kong guadagna lo 0,2% e Shanghai cede lo 0,44%. L'oro viaggia in debolezza (-0,22%) a 1.971 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano pare aver toccato il picco (-0,23%) a 100 dollari il barile. Euro poco mosso a 1,0833, lo yen scivola (-0,22%) a 125,67, il T bond Usa decennale vede il rendimento laterale al 2,743%, con i futures di Wall Street ben intonati (+0,55% la media).
Le importazioni in Cina sono diminuite inaspettatamente dello 0,1% anno su anno a marzo a 228,7 miliardi di dollari, mancando le previsioni di mercato di una crescita dell'8% e dopo un aumento del 15,5% un mese prima. Si è trattato del primo calo dell'import dall'agosto 2020, in piena pandemia, con la domanda interna che si è indebolita a causa delle misure rigorose di restrizione per controllare l'impennata dei contagi da Covid.
E di conseguenza l'avanzo commerciale della Cina è balzato a 47,38 miliardi di dollari sempre a marzo da 11,83 miliardi nello stesso mese dell'anno prima, battendo le previsioni di mercato di 22,4 miliardi, dovuto al forte calo delle importazioni.
Nel frattempo la Reserve Bank of New Zealand ha alzato il tasso ufficiale di 50 punti base all'1,5% durante la riunione di aprile, rispetto alle aspettative di un aumento di 25 punti. Si è trattato del quarto aumento del costo del denaro in un contesto di inflazione in corsa. La banca centrale ha spiegato che la decisione, che rappresenta il maggior incremento di oltre 20 anni, ha lo scopo di ridurre il rischio di un rialzo delle aspettative di inflazione.
Tutti i 21 economisti in un sondaggio Reuters si aspettavano che la Banca centrale della Nuova Zelanda alzasse il tasso ufficiale di cambio, ma solo in sei avevano previsto una mossa così decisa. Il resto si attendeva un aumento di 25 punti base, anche se i mercati avevano cominciato ad ancipare la decisione dei prezzi.
Il board della Banca centrale ha spiegato di attendersi un picco di inflazione (Ipc) del 7% nel primo semestre del 2022 e che il "percorso meno doloroso" è aumentare i tassi prima piuttosto che dopo, per scongiurare l'aumento delle aspettative di inflazione. Il board ha aggiunto che rimarrà concentrato sul garantire che i prezzi elevati al consumo non vengano incorporati nelle aspettative a lungo termine. Per quanto riguarda i prezzi delle case, sono scesi dal recente massimo e si stanno spostando verso un livello più sostenibile, ha detto la Banca centrale.
Del resto proprio ieri il tasso di inflazione annuo negli Stati Uniti è accelerato all'8,5% (dati di marzo), il livello più alto da dicembre 1981 e leggermente al di sopra delle previsioni di mercato dell'8,4%, aggiungendo pressioni sulla Fed affinché aumenti il rialzo del costo del denaro in modo ancora più aggressivo (le attese sono ora concentrate su un +0,5%). L'indice sull'energia è aumentato del 32% lo scorso mese con la guerra in Ucraina, che ha spinto i prezzi del greggio al rialzo e l'indice alimentare è salito dell'8,8% a causa dell'incremeneto della domanda e dei problemi della catena di approvvigionamento.
Nel frattempo l'Ipc core (Indice dei prezzi al consumo) è aumentato del 6,5% anno su anno e dello 0,3% mese su mese, entrambi al di sotto delle aspettative, indicando che l'inflazione potrebbe aver raggiunto il picco. Parte oggi la stagione delle trimestrali negli Usa con JP Morgan assieme a BlackRock, Tesco e Delta Air Lines. (riproduzione riservata)