Prima del fenomeno Bending Spoons, di Satispay e Scalapay, l’unicorno italiano per antonomasia era Bio On, azienda bolognese che si proponeva di sostituire la plastica con un polimero ecologico, il Pha. Ferma per sei anni dopo il fallimento rovinoso del 2019, Bio On sta pian piano tornando in attività. Ha cambiato proprietà, ma non business. Gli impianti sono stati riaccesi e anche alcune joint venture si stanno muovendo.
Era un unicorno atipico, dal momento che superò la fatidica soglia del miliardo quando era già quotata in borsa: 1,3 miliardi di capitalizzazione sull’ex Aim (ora Egm), nel luglio 2018. Un anno dopo finì nel mirino del fondo attivista Quintessential che in un report la paragonò alla Parmalat, contestandone prodotti, bilanci e un modello di business basato sulla vendita di licenze ad aziende partner. Da lì il fallimento e il processo ai vertici, condannati in primo grado, che proseguirà in Appello.
Il destino di Bio On si è però separato da quello dei fondatori e l’azienda è stata comprata dal gruppo torinese Maip di Eligio Martini. La transizione è iniziata nel 2022 attraverso un procedimento di concordato, ma è terminata da poco. «Di fatto il gruppo è nelle mani della nuova proprietà da pochi mesi, poiché che il concordato di una delle società - Bio On Plants, quella dedicata alla produzione - si è concluso a inizio 2025», conferma Marco Astorri, co-fondatore di Bio On (condannato in primo grado insieme ad altre sette persone), che ha affiancato dall’esterno i Martini nel passaggio. «In questi mesi sono stati assunti i tecnici, è stata avviata la manutenzione e l’integrazione dell’AI nei processi produttivi. L’impianto di Bio On era avanzato, ma è rimasto fermo sei anni perciò si doveva riattivare tutto».
Anche due delle joint venture costituite da Bio On tra il 2017 e il 2019 con diversi partner industriali stanno ripartendo. In particolare U-Coat, che ha ancora come socio di maggioranza una controllata del gruppo Maire. La società, nata per utilizzare il Pha nei fertilizzanti, ha continuato a comparire nei bilanci di Maire come parte correlata, anche se con ricavi azzerati, e a inizio anno ha rinnovato gli organi sociali in attesa di riprendere a pieno regime con il nuovo corso di Bio On.
Poi c’è Zeropack, con i piemontesi del gruppo Rivoira, per gli imballaggi di frutta e verdura. La società ha dato i primi segni di vita lo scorso autunno, quando si è presentata a una fiera a Madrid con nuovi prodotti. Entrambe hanno approvato il bilancio 2024 e i Martini hanno partecipato alle assemblee per la quota di Bio On.
In generale, l’impresa sta ricominciando a operare con la stessa strategia del passato. «La società resta orientata verso gli usi speciali, nicchie di mercato come cosmetica, packaging o biomedicale, nelle quali sono ripartite trattative importanti con potenziali clienti», aggiunge Astorri. «La nuova Bio On, proprio come quella del 2019, non farà cannucce o sacchetti per la spesa». (riproduzione riservata)