L’integrazione tra Ubs e Credit Suisse potrebbe avere effetti non solo sul mondo della finanza, ma anche sulle scelte delle grandi aziende che finora hanno lavorato con le due banche svizzere.
Leggi anche: Ubs, torna Sergio Ermotti. Sarà di nuovo ceo per guidare l’integrazione con Credit Suisse
Un primo segnale di preoccupazione è arrivato dal ceo di Nestlè, Mark Schneider, che nei giorni scorsi ha commentato così il salvataggio del gruppo di Zurigo: «Abbiamo lavorato a stretto contatto con il Credit Suisse per molti decenni, in uno spirito di fiducia. Ora dobbiamo vedere come riorganizzare le nostre relazioni bancarie, sia con fornitori svizzeri che internazionali». Molte grandi imprese elvetiche e non solo oggi sono clienti di entrambe le banche. Il timore è che, per diversificare il rischio di credito, il nuovo gruppo disponga una revisione selettiva del portafoglio in senso non favorevole alle aziende. I precedenti del resto non mancano.
Un working paper di Banca d'Italia elaborato da Enrico Beretta e Silvia Del Prete è dedicato proprio a questo tema e analizza l'impatto delle operazioni di consolidamento sul comportamento delle banche. «Dopo un'aggregazione tra banche che, prima del deal, finanziavano la stessa azienda, si registra una riduzione degli affidamenti da parte della nuovo istituto nell'arco di tre anni». Più nello specifico, secondo Beretta e Del Prete, la percentuale del credito che un'impresa ottiene dal nuovo gruppo sul totale delle proprie passività è inferiore alla somma delle percentuali accordate prima della fusione. Con quali effetti? Se l'azienda non riesce a ottenere nuove linee di credito dalle altre banche creditrici, si troverà costretta a bussare a nuovi istituti, con esiti incerti in un periodo in cui i rischi di un credit crunch sono concreti.
Sarà insomma questo uno dei primi dossier ad atterarre sulla scrivania di Sergio Ermotti, che ieri è tornato a rivestire la carica di amministratore delegato di Ubs. Il banchiere svizzero dovrà gestire soprattutto la delicata integrazione di Credit Suisse che si svilupperà nell’arco dei prossimi mesi. L’attuale ceo Ralph Hamers ha accettato di dimettersi «nell’interesse della nuova combinazione, del settore finanziario svizzero e del Paese». Nel corso della conferenza stampa di presentazione, tenuta insieme a Hamers e al presidente di Ubs, Colm Kelleher, Ermotti ha spiegato che il gruppo non prenderà decisioni affrettate sull’integrazione con il Credit Suisse.
«Non dobbiamo affrettarci a prendere decisioni di cui potremmo pentirci. Dateci un paio di mesi», ha puntualizzato Ermotti. Il nuovo amministratore delegato ha inoltre precisato che servirà ricostruire la fiducia e sarà necessario «capire che c’è una reazione emotiva. Fa parte della complessità di questo momento». Secondo il banchiere ogni decisione presa dovrà essere «la cosa migliore per Ubs e la Svizzera, nel migliore interesse dei contribuenti, del governo e dei dipendenti. Sappiamo che dobbiamo fare un buon lavoro», ha affermato. Su processo di integrazione è intervenuto anche il numero uno Kelleher: «Questa è la più grande transazione finanziaria dal 2008. Questo comporta un significativo rischio di esecuzione». (riproduzione riservata)