Nessuna sorpresa dalla Federal Reserve. La banca centrale Usa ha deciso di non tagliare ulteriormente i tassi nelle prima riunione del 2025, lasciandoli invariati al 4,25% e il 4,5%, come ampiamente previsto dal mercato.Alle 20:10 ora italiana il Dow Jones scendeva dello 0,5%, lo S&P500 dello 0,7%, il Nasdaq dell’1,1%.
La mossa attendista conferma la strategia già annunciata nell’ultimo meeting dello scorso anno. Stando alle attese che il Fomc ha definito all’interno del «dot plot» di dicembre (il documento che contiene le previsioni sui futuri tagli di interesse dei banchieri centrali), quest’anno ci saranno solo altri due tagli di 25 punti base (previste verosimilmente a marzo e tra giugno e luglio) al costo del denaro invece che quattro come stimato a settembre, con tasso neutrale al 3%.
L’incognita più grande per la strategia di Jerome Powell sono le politiche che il presidente Donald Trump metterà in campo in materia di dazi e immigrazione. Mosse che potrebbero impattare sull’andamento dell’inflazione e dei salari spingendoli a livelli più elevati di quelli attuali. Tutto questo in un contesto in cui la banca centrale si ritrovava già a dover riallineare le proprie politiche gestendo un’inflazione che non ha ancora raggiunto il target del 2% e un mercato del lavoro più solido del previsto.Un timore su cui ha riflettuto anche la vicina banca centrale canadese che ieri ha invece deciso di tagliare il tasso di interesse chiave di altri 25 punti base al 3% rivedendo al ribasso le previsioni di crescita del Paese, avvertendo che una guerra commerciale con gli Stati Uniti potrebbe causare danni significativi per l’economia con un pil molto probabilmente più basso e a un’inflazione più alta. (riproduzione riservata)