Nessuna sorpresa dalla Federal Reserve. La banca centrale Usa ha deciso di non tagliare ulteriormente i tassi nelle prima riunione del 2025, lasciandoli invariati al 4,25% e il 4,5%, come ampiamente previsto dal mercato. Nella nota di politica monetaria i banchieri hanno però mostrato una certa preoccupazione sul fatto che i progressi nel ridurre l’inflazione si siano bloccati. I funzionari hanno anche affermato di voler vedere come i tagli precedenti stanno funzionando nell’economia, anche se la maggior parte si aspetta tagli dei tassi quest’anno. Alle 21:00 ora italiana il Dow Jones scendeva dello 0,1%, lo S&P500 dello 0,4%, il Nasdaq dello 0,5%.
«L’economia è forte e ha fatto progressi negli ultimi anni. Restiamo concentrati a raggiungere la massima occupazione e la stabilità dei prezzi», ha detto il presidente della Fed Jerome Powell durante la conferenza stampa post meeting, notando come, nonostante il rallentamento, l’inflazione resti «elevata». Secondo Powell il pil americano nel 2024 è cresciuto sopra il 2%, ma i dati ufficiali saranno comunicati domani.
L’incognita più grande per la strategia di Jerome Powell sono le politiche che il presidente Donald Trump metterà in campo in materia di dazi e immigrazione. Mosse che potrebbero impattare sull’andamento dell’inflazione e dei salari spingendoli a livelli più elevati di quelli attuali. Tutto questo in un contesto in cui la banca centrale si ritrovava già a dover riallineare le proprie politiche gestendo un’inflazione che non ha ancora raggiunto il target del 2% e un mercato del lavoro più solido del previsto.
«Non sappiamo cosa accadrà con i dazi, l’immigrazione, la politica fiscale e la politica di regolamentazione. Osserveremo attentamente», ha detto il presidente Powell durante la conferenza stampa interpellato sulle prossime scelte di Trump. «Ma sui tagli non c’è fretta di agire in fretta».
«Non ho avuto contatti» con Trump, ha poi detto il presidente Powell rispondendo a un giornalista chi chiedeva di commentare le dichiarazioni del capo della Casa Bianca al Forum di Davos, dove aveva chiesto un calo «immediato» dei tassi di interesse. «Non intendo fare alcun commento in merito a quello che ha detto il presidente. Non è appropriato per me farlo. Il pubblico dovrebbe essere fiducioso del fatto che continueremo a fare il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto, concentrandoci per raggiungere i nostri obiettivi».
Sui possibili effetti delle politiche di Trump ha riflettuto anche la vicina banca centrale canadese che ieri ha invece deciso di tagliare il tasso di interesse chiave di altri 25 punti base al 3% rivedendo al ribasso le previsioni di crescita del Paese, avvertendo che una guerra commerciale con gli Stati Uniti potrebbe causare danni significativi per l’economia con un pil molto probabilmente più basso e un’inflazione più alta. (riproduzione riservata)