L’Ivass, l’istituto che vigila sulle assicurazioni, ha autorizzato la Delfin della famiglia Del Vecchio a salire al di sopra del 10% di Generali. Mentre gli occhi erano puntati su Mediobanca, in attesa dell’assemblea di ottobre, che dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione, è a Trieste che si è mossa è stata mossa la prima carta. La richiesta, come anticipato da Repubblica, era stata presentata lo scorso 17 aprile perché, avendo già il 9,8% del capitale di Generali, Delfin aveva involontariamente superato la soglia del 10% per effetto del riacquisto di azioni proprie da parte della compagnia triestina. Un fatto tecnico, che a portato Francesco Milleri, il manager che guida la cassaforte posseduta dagli eredi di Leonardo Del Vecchio a non arretrare, ma anzi a chiedere a Ivass l’autorizzazione a salire ancora oltre il 10%.
Il via libera dell’autorità di controllo, a poco più di un anno dallo scontro che ha portato alla riconferma a Trieste del ceo Philippe Donnet, riapre inevitabilmente i giochi nell’asse Mediobanca-Generali. All’epoca Del Vecchio (deceduto a maggio 2022) insieme a Francesco Gaetano Caltagirone (che oggi detiene il 6,23% della compagnia), alla famiglia Benetton (4,83%) e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino avevano sfidato la lista del consiglio di amministrazione, sostenuta da Mediobanca (che detiene il 13,10%) di Generali. Hanno perso, anche per effetto del mercato che ha votato la riconferma del manager ma ora si riapre la partita con Delfin che, a questo punto, potrebbe teoricamente arrivare a ridosso del 20% di Generali.
L’attenzione resta alta per l’ormai prossimo appuntamento di ottobre che porterà al rinnovo dei vertici di Mediobanca, con Delfin che controlla ha già poco meno del 20% del capitale di Piazzetta Cuccia e Caltagirone al 9,9,% con le due partire che, a questo punto, appaiono sempre più intrecciate. (riproduzione riservata)