Wall Street chiude positiva: Dow Jones +1,4%, S&P500 +1,1%, Nasdaq +1,4%. I mercati credono quindi a Donald Trump, secondo cui sono in corso trattative con lran. In una telefonata con Joe Kernen di Cnbc, Trump ha dichiarato: «Siamo fermamente intenzionati a raggiungere un accordo con l'Iran».Teheran ha smentito ufficialmente, ma in effetti ora non potrebbe fare diversamente. Intanto il greggio Wti scende del 9,6% a 88,82 dollari al barile. E secondo l’agenzia Reuters, che cita un funzionario pakistano, è atteso un incontro tra il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance (accompagnato dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner) con alcuni funzionari iraniani a Islamabad in Pakistan per i colloqui in vista di una cessazione del conflitto. Non è ancora chiaro quando dovrebbe tenersi.
Alle 20:20 Wall Street si appresta a chiudere la seduta in rialzo: Il Dow Jones e il Nasdaq avanzano dell’1,8%, mentre l’S&P500 avanza dell’1,6%.
Tuttavia, nonostante il verde della seduta odierna, a Wall Street le società di consulenza e le banche d’affari iniziano a fiutare il pericolo di recessione.
EY-Parthenon - la divisione di consulenza della società dedicata alla strategia trasformativa e alle operazioni straordinarie di Ernest & Young - stima una probabilità del 40% di recessione, almeno per ora.
«Tali probabilità potrebbero aumentare rapidamente in caso di un conflitto più prolungato o più grave in Medio Oriente», ha scritto in una nota esaminata dal Wall Street Journal Gregory Daco, capo economista di EY-Parthenon.
Daco prevede inoltre che il prezzo del petrolio Brent si attesti in media a 88 dollari al barile nel secondo trimestre, per poi scendere a 72 dollari nel quarto trimestre.
«L’inflazione statunitense potrebbe salire verso il 5%, mentre la crescita del Pil reale potrebbe ridursi di oltre un punto percentuale", ha aggiunto.
Inoltre, secondo Goldman Sachs, l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas ha aumentato al 30% la probabilità di una recessione nell’economia statunitense nei prossimi 12 mesi, con un incremento del 5% rispetto alle stime precedenti. Lo shock dei prezzi dell’energia, unito al peggioramento delle condizioni finanziarie dovuto al conflitto in Medio Oriente e all’affievolirsi degli effetti della riforma fiscale voluta dal presidente Trump la scorsa estate, ha indotto Jan Hatzius, capo economista della banca d’affari, ad alzare le sue previsioni di base per la disoccupazione al 4,6% entro fine anno. Goldman Sachs prevede comunque che la Fed taglierà i tassi di interesse a settembre e dicembre.
I listini continuano a essere sostenuti dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha rinviato di cinque giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e ha affermato che Washington e Teheran stanno avendo interlocuzioni produttive per una «risoluzione completa e totale» delle ostilità.
Il Dow Jones guida i rialzi e avanza dell'1,5%, seguito da Nasdaq (+1,2%) e S&P500 (+1,3%). Il petrolio Brent cede il 7,3% a circa 100 dollari al barile e il greggio Wti cade del 6,7% a 91,6 dollari. L'oro ha ridotto i ribassi della mattinata, causati dal forte rialzo dei rendimenti, che ne rappresentano il costo-opportunità, ma resta in rosso del 3%.
L’annuncio a sorpresa di Trump, ha provocato un rapido rimescolamento dei titoli a Wall Street, con chiari vincitori e perdenti. Tra i titoli in rialzo le compagnie aeree: American Airlines e United Airlines guadagnano il 3,6% e il 4,2%. Bene anche il comparto crociere: Carnival Corporation balza del 6,7% e Norwegian Cruise Line guadagna il 7%. In progresso anche i titoli tecnologici. Nvidia sale dell’1,4% e Tesla avanza del 2,7%, guidando il gruppo delle 'Magnifiche 7'. Arretrano invece i titoli energetici: Occidental Petroleum cede l’1,2%.
Forti vendite anche tra i produttori di fertilizzanti. CF Industries perde oltre il 4%. Il titolo aveva beneficiato nelle scorse settimane del blocco delle esportazioni dal Medio Oriente di fertilizzanti a base di azoto.
Sul fronte della politica monetaria, il quadro si è fatto più incerto. Solo un mese fa gli operatori di Wall Street scommettevano su quando la Fed avrebbe ripreso a tagliare i tassi. Lo shock petrolifero legato alla guerra con l’Iran, però, rischia di alimentare nuove pressioni sui prezzi e i mercati dei futures iniziano ora a prezzare la possibilità di rialzi dei tassi nel corso dell’anno.
In un’intervista alla Cnbc, il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha confermato questa lettura. A seconda dell'evoluzione dell'economia, la politica dei tassi della Fed potrebbe muoversi in entrambe le direzioni, ha spiegato. «Potremmo tornare a un contesto con più tagli dei tassi nel corso dell’anno, se l'inflazione si comporterà bene», ha detto Goolsbee. «Ma posso anche immaginare scenari in cui sarebbe necessario aumentare i tassi, se l'inflazione dovesse tornare a sfuggire di mano».
Lo scorso anno Goolsbee aveva già segnalato le sue preoccupazioni sull'inflazione persistente votando contro la decisione della Fed di tagliare i tassi nel dicembre scorso. Quest'anno, tuttavia, non partecipa alle decisioni sui tassi, perché i diritti di voto tra i presidenti delle banche regionali della Fed ruotano su base annuale.
I prezzi del petrolio sono in caduta libera sulla scia delle parole del presidente Donald Trump, che ha rinviato di cinque giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e ha affermato che Washington e Teheran stanno avendo interlocuzioni produttive per una «una risoluzione completa e totale» delle ostilità.
L’Iran ha tuttavia negato di essere in trattative con gli Usa, ma i mercati credono a Trump: il Dow Jones, il Nasdaq e l’S&P500 balzano rispettivamente del 2,1%, dell’1,9% e dell’1,9%, invertendo completamente rotta rispetto al pre market. La volatilità, misurata dall’indice Vix, rimane alta a fronte dell’incertezza sul conflitto.
Nel fine settimana, Trump aveva imposto all’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz entro lunedì sera, minacciando di «distruggere» le centrali elettriche iraniane, qualora non fosse stata rispettata la scadenza.
Il petrolio Brent crolla del 7,8% a 99,3 dollari al barile e il Wti cade del 7,7% a 90,7 dollari al barile. Retromarcia anche per i rendimenti: il tasso del Treasury con scadenza a 10 anni scende di 2,2 punti base al 4,36%, dopo che in mattinata aveva superato il 4,4% quando la prospettiva di un’ulteriore escalation incombeva sui mercati.
Tra i metalli preziosi, l’oro ha ridotto le perdite dopo che Trump ha di fatto prorogato la scadenza, ma resta in lieve ribasso dell’1,1%. La scorsa settimana aveva perso più del 10% a causa dei timori che l’inflazione più elevata dovuta al conflitto avrebbe alzato il livello dei tassi di interesse, che ne rappresentano il costo-opportunità.
Coerentemente con il clima di risk-on, il Bitcoin balza di oltre il 4%.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il fondo attivista Elliott Investment Management ha accumulato una partecipazione da diversi miliardi di dollari nella società di software per la progettazione di chip Synopsys, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Il titolo guadagna il 3,4% in avvio di seduta.
Prosegue il calo delle azioni del produttore di server Super Micro Computer, che cedono circa il 3,2% all’apertura di Wall Street, dopo che le autorità statunitensi hanno incriminato un co-fondatore della società e altre due persone per un presunto schema di contrabbando di chip Nvidia verso la Cina. Nella seduta di venerdì il titolo era crollato del 33%.
Il titolo della società di scommesse sportive DraftKings balza del 4,6% al suono della campanella, dopo che il Wall Street Journal ha riferito di un progetto di legge bipartisan volto a vietare alle piattaforme di prediction market come Kalshi e Polymarket di offrire scommesse sugli eventi sportivi.
Il ceo Mark Zuckerberg sta sviluppando un agente AI che lo aiuti nelle attività di gestione, nell’ambito della strategia della società di social media Meta Platforms di rafforzare l’integrazione dell’AI, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Le azioni del colosso tecnologico avanzano dell’1%.
Il gruppo farmaceutico svizzero Roche ha deciso di interrompere lo sviluppo clinico di un candidato farmaco per due malattie muscolari, ma continuerà a valutarne l’utilizzo nel trattamento dell’obesità. Lo ha reso noto la controllata giapponese Chugai Pharmaceutical. Le azioni Roche hanno inizialmente ceduto l’1%, per poi recuperare fino a un rialzo di circa l’1,5% in linea con il recupero dei mercati globali, ma all’apertura di Wall Street perdono il 2,3%. (riproduzione riservata)