Le borse statunitensi chiudono positive: l’S&P 500 avanza dello 0,2%, il Nasdaq guadagna lo 0,3% e il Dow Jones segna +0,2%. Tutti e tre i principali indici mostrano progressi anche sulla settimana, con l’S&P 500 a meno dello 0,5% dal suo massimo storico di chiusura. La volatilità è in calo, con l’indice Vix in ribasso del 2,5% a 15,4 punti.
Sul mercato obbligazionario, i rendimenti sono in rialzo su tutta la curva: il biennale cresce di 3,1 punti base al 3,56% e il decennale avanza di 3,7 punti base al 4,14%. Secondo i dati del Cme Group, la probabilità di un taglio dei tassi di 25 punti base nel Fomc di dicembre è dell’87%, in leggero calo rispetto all’88% di ieri.
In questo scenario, la Fed ha ricevuto un ultimo rilevamento dell’inflazione prima della decisione sui tassi della prossima settimana, nella quale ampiamente previsto un nuovo taglio. Una lettura posticipata dell’indicatore preferito dalla Fed, il Pce, ha mostrato un lieve aumento delle pressioni sui prezzi a settembre. L’indice delle spese per consumi personali è cresciuto del 2,8% rispetto all’anno precedente, in linea con le attese degli analisti.
Sul fronte corporate, il Wall Street Journal riporta che l’accordo di Netflix per l’acquisizione di Warner Bros. sarà probabilmente esaminato dal dipartimento di Giustizia, che sta valutando in che modo l’operazione potrebbe rafforzare ulteriormente il dominio del colosso dello streaming nell’industria dei media. L’azienda dovrà inoltre confrontarsi con le preferenze del presidente Trump, vicino all’amministratore delegato del concorrente Paramount. Un alto funzionario dell’amministrazione ha dichiarato che i consiglieri di Trump, inclusi funzionari della Casa Bianca, sono preoccupati per l’accordo di Netflix.
Segno della fiducia di Netflix, la società ha accettato di versare a Warner una cosiddetta breakup fee di 5,8 miliardi di dollari nel caso in cui l’operazione fosse annullata per mancato ottenimento delle approvazioni necessarie. La somma rappresenta uno degli importi più alti della storia e pari all’8% del valore totale dell’accordo, ben oltre la fascia tipica dell’1–3%.
L’S&P500 e il Nasdaq avanzano dello 0,2%, mentre il Dow Jones segna +0,3%.
Tra le notizie corporate, Il Wall Street Journal riporta, citando persone informate sulla questione, che SpaceX ha avviato una vendita secondaria di azioni che porterebbe la valutazione del produttore di razzi 800 miliardi di dollari. Secondo il quotidiano, il direttore finanziario della società Bret Johnsen ha illustrato l’operazione agli investitori negli ultimi giorni. La valutazione sarebbe il doppio rispetto ai 400 miliardi raggiunti in una recente vendita secondaria di azioni.
I panieri sono sostenuti dal calo a settembre della misura dell’inflazione sottostante (Pce) preferita dalla Fed e dal raffreddamento delle attese sui prezzi rilevato dall’ultimo sondaggio dell’Università del Michigan. Il Nasdaq sale dello 0,2%, così come l’S&P 500, mentre il Dow Jones guadagna lo 0,1%. I tre indici sono vicini ai massimi storici. A eccezione di utility e sanità, tutti i settori sono in rialzo intraday, con i servizi di comunicazione in testa a un rally diffuso.
Sul fronte macro, il dato preliminare dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan sale a 53,3 punti in dicembre, dai 51 di novembre, superando le attese (52) raccolte da Bloomberg. Le aspettative d’inflazione a un anno scendono al 4,1% dal 4,5% del mese precedente, mentre quelle a cinque anni calano al 3,2% dal 3,4%. Si tratta dei livelli più bassi da gennaio 2025, «complice l’attenuarsi delle pressioni legate ai dazi» osserva in una nota Thomas Simons, capo economista Usa di Jefferies.
Secondo i dati del Cme FedWatch, la probabilità che la Fed tagli i tassi di 25 punti base il 10 dicembre è dell’87%, in lievissimo calo dall’88% registrato ieri. Sull’obbligazionario, la maggior parte dei rendimenti dei Treasury è in rialzo: il biennale avanza di 1,7 punti base al 3,55%, mentre il decennale si porta al 4,12%, in aumento di 1,2 punti base. I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni - il benchmark del mercato obbligazionario nipponico - salgono all’1,95%, il livello più alto dal luglio 2007. Tassi giapponesi più alti riducono il differenziale con i Treasury statunitensi, attenuando l’appeal delle operazioni di carry trade in yen che negli ultimi mesi hanno sostenuto la domanda per il debito Usa.
Sul versante materie prime, bene i metalli preziosi: I future sull’oro avanzano dello 0,6% a 4.269 dollari l’oncia, mentre quelli sull’argento balzano del 2,9% a 59 dollari. Nel comparto energetico, i future sul Wti avanzano dello 0,8% a 60,15 dollari al barile.
Sul fronte corporate, secondo il Financial Times, Kkr sarebbe in trattative per acquisire la società di private equity Arctos Partners. Kkr non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento di MT Newswires.
S&P500 e Dow Jones avanzano dello 0,5% e il Nasdaq, che guida i rialzi, segna un +0,6%.
L’indice dei prezzi Pce core relativo a settembre- che esclude le componenti più volatili, come alimentari ed energia - è aumentato dello 0,2% su base mensile, mentre il tasso annuo si è attestato al 2,8%. L’indice Pce complessivo è invece cresciuto dello 0,3% nel mese, portando l’inflazione annuale anch’essa al 2,8%, secondo il Bureau of Economic Analysis. Entrambi i valori sono in linea con le attese.
La Federal Reserve utilizza l’indice Pce come riferimento principale per valutare l’andamento dell’inflazione. Pur monitorando entrambe le misure, i funzionari della banca centrale considerano il dato core un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo. Oltre all’inflazione, il report contiene anche informazioni su redditi e consumi. Il reddito personale è salito dello 0,4% nel mese, mentre la spesa è aumentata dello 0,3%. Il primo dato è di 0,1 punti percentuali superiore alle previsioni, mentre la spesa è risultata 0,1 punti al di sotto del consenso.
Nel comparto tecnologico, SoftBank sarebbe in trattative per acquisire DigitalBridge, società di private equity che investe in asset come data center. L’operazione rappresenterebbe un tentativo di intercettare il boom delle infrastrutture digitali alimentato dall’AI. Lo riportano persone a conoscenza del dossier contattate da Bloomberg. Il conglomerato giapponese starebbe negoziando un accordo per acquistare la società quotata a New York e ritirarla dal listino, affermano le fonti di Bloomberg, che hanno chiesto l’anonimato perché la questione è riservata. Il titolo DigitalBridge è sceso del 13% da inizio anno, portando la capitalizzazione di mercato intorno a 1,8 miliardi di dollari.
Secondo il sito della società, DigitalBridge - guidata dal ceo Marc Ganzi - gestiva circa 108 miliardi di dollari di asset alla fine di settembre. Il portafoglio comprende operatori di infrastrutture digitali come Aims, AtlasEdge, DataBank, Switch, Vantage Data Centers e Yondr Group.
S&P500, Nasdaq e Dow Jones guadagnano lo 0,1%. I rendimenti obbligazionari sono in rialzo lungo tutta la curva: quello del biennale sale di 1,1 punti base al 3,54% e quello del decennale guadagna 1,5 punti base al 4,12%. Il Dollar Index (Dxy) si deprezza dello 0,14% contro un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati, zavorrato in particolare dalla sterlina in recupero. Il biglietto verde si avvia a registrare il maggior calo percentuale su due settimane dall’inizio di luglio.
Alle 16 la Fed riceverà un ultimo dato sull’inflazione prima della decisione sui tassi del 10 dicembre. Nel Fomc di settimana prossima il mercato sconta con una probabilità dell’87% una sforbiciata da 25 punti base. La lettura dell’indice Pce (personal consumer expenditure) - la misura dell’inflazione preferita dalla Fed - giunta in ritardo a causa dei disagi indotti dallo shutdown, dovrebbe mostrare una lieve accelerazione della pressione inflattiva nel mese di settembre. Gli analisti si aspettano un dato che si attesti intorno allo +0,2% su base mensile. Ian Lyngen di Bmo non si aspetta grosse sorprese, riporta il Wall Street Journal. In una nota Lyngen scrive: «Le prospettive di un venerdì di dicembre particolarmente tranquillo appaiono elevate, è come essere fuori ufficio pur restando alla scrivania».
Nel settore dei media, Netflix ha raggiunto un accordo per acquisire gli studi e le attività di streaming di Warner Bros. Discovery per 83 miliardi di dollari, inclusi i debiti: un’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri dell’industria dell’intrattenimento e dei media. Il titolo Netflix perde lo 4,2% in avvio di seduta.
Sul fronte delle materie prime, molto bene i metalli preziosi, con oro e argento che guadagnano rispettivamente lo 0,6% e l’1,8% a 4231 e 58,15 dollari l’oncia. Sul fronte energetico il petrolio Wti avanza dello 0,5% a 60 dollari al barile.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La società specializzata nella firma digitale dei documenti ha alzato le stime di vendita annuali dopo risultati trimestrali superiori alle attese, sostenuti dalla crescita degli abbonamenti. Il mercato però,secondo il famoso detto «buy the rumor, sell the news», penalizza il titolo che cede l’8% in avvio di seduta.
La società di servizi finanziari ha annunciato un’offerta pubblica di azioni da 1,5 miliardi di dollari. All’apertura dei mercati il titolo scivola dell’8,3%.
Il gruppo dei server e del software cloud ha riportato ricavi inferiori alle attese, frenati dai ritardi dei clienti nello sviluppo dei propri prodotti di intelligenza artificiale. Il titolo cede il 2,5% nei primi minuti di contrattazione.
Il retailer di cosmetici e profumi ha rivisto al rialzo le previsioni su utili e vendite annuali, grazie a risultati trimestrali migliori delle aspettative. Il titolo avanza del 10,3% all’apertura di Wall Street.
La compagnia aerea ha tagliato la guidance sugli utili annuali, citando l’aumento dei costi del carburante e la perdita di ricavi legata allo shutdown del governo Usa. Il titolo apre a +3,2%.(riproduzione riservata)