La prima giornata di contrattazioni di maggio a Wall Street si chiude contrastata, con il Dow Jones sulla parità (-0,3%), l’S&P 500 in rialzo dello 0,3% e il Nasdaq dello 0,9%. I principali indici statunitensi hanno cambiato direzione, mentre Donald Trump ha riacceso la guerra commerciale con l’Unione europea, annunciando un aumento dei dazi su auto e camion al 25%, e manifestato insoddisfazione per il nuovo piano di pace proposto dall’Iran.
Intanto, a fronte della scadenza dei 60 giorni prevista dalla War Powers Resolution – la legge del 1973 che impone al presidente di ritirare le truppe entro tale termine in assenza di autorizzazione del Congresso – il presidente Usa, Donald Trump, ha notificato al Congresso che «le ostilità contro l’Iran iniziate il 28 febbraio 2026 sono terminate» il 7 aprile quando Washington e Teheran hanno concordato un cessate il fuoco temporaneo, poi prorogato.
Nella nota, inviata ai leader del Congresso, Trump sostiene che, nonostante la cessazione delle operazioni militari contro l’Iran, la minaccia del regime di Teheran «rimane significativa». Per questo, il Pentagono continuerà a trasferire forze nella regione «secondo necessità e ove opportuno, per affrontare le minacce iraniane e delle forze filo-iraniane e per proteggere gli Stati Uniti, i loro alleati e i loro partner».
Wall Street prosegue contrastata la prima giornata di contrattazioni di maggio, mentre le borse europee e asiatiche sono chiuse per festività. A metà seduta i principali indici statunitensi si muovono in direzione diversa: il Dow Jones scivola lievemente dello 0,1% mentre l’S&P 500 avanza dello 0,6% e il Nasdaq sale dell’1%.
Intanto le speranze di una ripresa dei dialoghi tra Stati Uniti e Iran per arrivare a una definitiva tregua del conflitto fanno calare bruscamente il prezzo del petrolio. Il Wti abbandona la soglia psicologica del 100 dollari al barile e tratta a 99,52 dollari, in calo del 5,28%. Il Brent viaggia invece in ribasso del 6,33% a 106,87 dollari. Prosegue la discesa anche del gas che ad Amsterdam si porta sui 45 euro al Megawattora (-1,97%).
Sul fronte marcoeconomico, l’indice sull’attività manifatturiera statunitense, nel mese di aprile è salito a 54,5 punti, segnando il dato più alto dal maggio 2022 (un dato superiore ai 50 punti mostra un settore in espansione, al contrario certifica una contrazione). «L’impennata dell’attività manifatturiera ad aprile non è motivo di entusiasmo, come potrebbe sembrare a prima vista», ha frenato Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence. «Una delle principali forze trainanti di questa ripresa è la necessità per le aziende di anticipare ulteriori aumenti dei prezzi e carenze di approvvigionamento, fornendo una spinta a breve termine che potrebbe affievolirsi nei prossimi mesi, man mano che le difficoltà economiche continueranno ad aumentare».
Wall Street inizia il mese di maggio con una nota di ottimismo, mentre le borse europee e asiatiche sono chiuse per festività. Le borse Usa aprono la seduta di venerdì 1° maggio in rialzo: il Dow Jones sale dello 0,3%, l’S&P 500 che avanza dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,5%.
Sia lo S&P 500 sia il Nasdaq Composite hanno chiuso aprile con i maggiori rialzi mensili dal 2020, mentre gli investitori si spingono a guardare oltre gli effetti del conflitto in Iran per concentrarsi invece su utili solidi e su un rinnovato slancio del settore tecnologico. Il listino tech sta beneficiando dal rally di Apple (+4,2% alle 15:30) che ha archiviato il secondo trimestre con vendite record di iPhone.
Il conflitto in Medio Oriente continua a incombere sui mercati, soprattutto sul settore delle materie prime. I futures sul Brent sono scesi ai 100 dollari al barile dopo la notizia, riportata da Axios, secondo cui l’Iran avrebbe inviato una risposta alle proposte statunitensi a una bozza di accordo di pace tramite mediatori pakistani.
Tuttavia l’impatto del rialzo dei prezzi dell’oro nero, scrive il Wall Street Jorunal, si sta propagando ben oltre il settore petrolifero. Una delle vittime è stata lo yen giapponese, che si è indebolito sensibilmente questa settimana a causa delle preoccupazioni per l’aumento del costo delle importazioni energetiche del Paese. Trader e analisti ritengono che ciò abbia spinto la Banca del Giappone a intervenire sui mercati valutari, facendo risalire lo yen.
Il titolo apre in rialzo del 4,2%. Le vendite record di iPhone per il trimestre terminato a marzo hanno spinto i conti di Apple, che ha battuto le aspettative degli analisti anche per quanto riguarda il margine lordo, arrivato al 49,3%, e l’utile netto di 29,58 miliardi di dollari. La società ha chiuso il secondo trimestre con un fatturato di 111,2 miliardi di dollari (+17%).
La compagnia aerea cede il 3% dopo aver annunciato un aumento salariale del 4% ai dipendenti. La società implementerà quest’anno il quinto incremento annuale consecutivo dello stipendio e costerà alla società circa 500 milioni di dollari. L’annuncio arriva mentre le compagnie aeree affrontano i rincari dei prezzi del petrolio.
Il titolo della società di social media apre in rialzo del 9,5% grazie ai conti trimestrali: l’azienda ha comunicato che una crescita a doppia cifra dei ricavi pubblicitari ha sostenuto vendite e profitti.
Le azioni perdono il 3% al suono della campanella di Wall Street. Il produttore di veicoli elettrici punta ad aumentare del 50% la capacità produttiva di partenza di stabilimento in costruzione in Georgia, decisione resa nota al mercato insieme all’aumento dei ricavi.
Il titolo scivola in apertura del 21%. La società di videogiochi ha tagliato la guidance per l’intero anno, poiché gli sforzi per rafforzare le funzionalità di sicurezza hanno pesato sugli ultimi risultati trimestrali. (riproduzione riservata).