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La diretta da Wall Street | Le borse Usa chiudono positive, Nasdaq +0,6%. Tutti gli appuntamenti della prossima settimana

di Mario Olivari
31 ottobre 2025, 15:10 Ultimo aggiornamento: 21:17

Sarà una ottava intensa per i mercati: il focus sarà sulle trimestrali tech, con Palantir e Amd protagoniste. La prima punta a nuovi record di ricavi, mentre Amd rafforza l’alleanza con OpenAI. Sul fronte macro pesa il rischio shutdown Usa per il rilascio dei dati

Le borse Usa hanno chiuso in rialzo al termine di una settimana densa di eventi per i mercati: dall’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina al nuovo taglio dei tassi deciso dalla Federal Reserve. Il presidente Jerome Powell ha tuttavia precisato che un ulteriore intervento a dicembre è «tutt’altro che scontato», annunciando anche la fine del quantitative tightening a partire da dicembre.

A dominare la scena sono state anche le trimestrali delle “Magnifiche Sette”, con Meta che ha sollevato dubbi tra gli investitori sui ritorni degli investimenti in intelligenza artificiale. In chiusura, l’S&P 500 guadagna lo 0,3%, il Nasdaq lo 0,6%, mentre il Dow Jones segna +0,1%.

Attenzione all’indice di volatilità Vix, salito del 2,31% a 17,3 punti nonostante gli indici azionari restino vicini ai massimi storici. Storicamente il Vix mostra una correlazione negativa di -0,8 con l’S&P 500: nell’80% dei casi si muovono in direzioni opposte. 

Sul fronte obbligazionario, i rendimenti hanno recepito il tono più “falco” di Powell: il Treasury decennale sale al 4,1% e il biennale al 3,6%. Powell ha ribadito che la Fed resta concentrata sul doppio mandato, sottolineando che «c’è ancora lavoro da fare» sul fronte inflazione. Il Dollar Index (Dxy) si rafforza dello 0,25% a 99,77 punti, il massimo dal 31 luglio.

Tra le materie prime, l’oro arretra dello 0,2% a 4.009 dollari l’oncia, penalizzato dal raffreddamento delle tensioni geopolitiche tra Washington e Pechino. L’argento perde lo 0,9% a 48,5 dollari, mentre il petrolio Wti sale dello 0,5% a 60,9 dollari al barile e il Brent dello 0,5% a 64,7. Il gas naturale balza del 4% a 4,11 dollari.

La prossima settimana si preannuncia intensa sul fronte trimestrali, in particolare nel comparto tecnologico. Con la maggior parte delle “Magnifiche 7” già in archivio, l’attenzione si sposta su altri nomi chiave del settore.

Palantir presenterà i conti lunedì dopo la chiusura: il titolo, in rialzo del 163% da inizio anno, scambia sui massimi storici. Nel secondo trimestre, la società di data analytics ha superato per la prima volta il miliardo di dollari di ricavi (+48% su base annua), con utili per azione di 0,16 dollari, sopra le attese. Palantir prevede nel terzo trimestre ricavi tra 1,083 e 1,087 miliardi e utili operativi rettificati fino a 497 milioni.

Anche Amd sarà sotto i riflettori dopo una serie di accordi con colossi tecnologici e con il Dipartimento dell’Energia statunitense per la costruzione di due supercomputer da un miliardo di dollari. Il gruppo ha inoltre siglato una partnership pluriennale con OpenAI, che prevede la fornitura di chip per la sua infrastruttura AI.

Secondo gli analisti di Hargreaves Lansdown, l’accordo con OpenAI conferma che il prossimo chip di AMD, atteso nel 2026, «potrebbe essere una valida alternativa per i carichi di lavoro più complessi dell’intelligenza artificiale».

Sul fronte macroeconomico, la possibile continuazione dello shutdown del governo americano rischia di ritardare la pubblicazione di dati ufficiali, rendendo ancora più centrali gli indicatori privati, tra cui gli indici Pmi di manifattura e servizi (Ism e S&P Global), i dati Adp sull’occupazione e l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan.

I dati flash Pmi indicano che la crescita statunitense resta solida, ma la fiducia delle imprese mostra segnali di indebolimento, complice l’incertezza sulle politiche commerciali e sui dazi. In Europa, i dati mostrano segnali di espansione interna, mentre in Cina le condizioni economiche migliorano grazie all’aumento delle vendite interne ed extra-USA.

Alle 19:20 S&P500 +0,2%

L’S&P 500 avanza dello 0,2%, il Nasdaq dello 0,6%, mentre il Dow Jones arretra dello 0,1%.

Il dollaro tocca i massimi da tre mesi, con l’indice Dollar Index (Dxy) in rialzo di 0,29 punti a 99,82, il livello più alto dal 31 luglio. Stabili i rendimenti dei Treasury: il biennale si attesta al 3,611% (-0,5 punti base) e il decennale al 4,098% (-0,1).

Sul fronte delle materie prime, l’oro è in lieve discesa, penalizzato dal rafforzamento del biglietto verde dopo l’accordo commerciale di un anno siglato tra Cina e Stati Uniti, che ha ridotto le tensioni internazionali. Il contratto di dicembre perde 18,50 dollari, attestandosi a 3.997,40 dollari l’oncia. L’intesa, raggiunta durante l’incontro tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping in Corea del Sud, prevede l’alleggerimento dei dazi americani sulle importazioni cinesi al 47% (dal 57%) e l’impegno di Pechino a ridurre le restrizioni sulle esportazioni di terre rare e a riprendere l’acquisto di soia statunitense. L’accordo ha attenuato i timori di un impatto negativo delle guerre commerciali sulla crescita globale, pur mantenendo sostenuta la domanda di beni rifugio.

Il premier canadese Mark Carney, intervenuto al summit Apec in Corea del Sud, ha commentato: «Il vecchio mondo basato su un’espansione stabile del commercio e degli investimenti liberalizzati non esiste più».

Secondo Saxo Bank, l’oro si mantiene vicino alla soglia dei 4.000 dollari dopo aver registrato la prima perdita settimanale in dieci settimane: la temporanea debolezza seguita all’accordo USA-Cina è stata compensata dai rinnovati timori sulle relazioni a lungo termine tra le due superpotenze.

Sul fronte Fed, quattro banchieri centrali hanno espresso oggi differenti livelli di preoccupazione per il recente taglio dei tassi e per la possibilità di un nuovo intervento a dicembre. Solo Jeffrey Schmid, presidente della Fed di Kansas City, ha votato contro la riduzione del tasso guida al 3,75%-4%, citando il rischio di un’inflazione persistente. A esprimere dubbi, pur non avendo diritto di voto quest’anno, anche Beth Hammack (Fed di Cleveland) e Lorie Logan (Fed di Dallas), secondo cui l’allentamento monetario potrebbe aver superato la soglia di prudenza. Più cauto Raphael Bostic (Fed di Atlanta), che ha sostenuto il taglio solo perché ritiene che la politica monetaria resti ancora orientata al contenimento dei prezzi.

«Con ogni nuovo taglio ci avviciniamo sempre di più a un livello neutrale in modo che mi mette a disagio», ha ammesso Bostic.

Nel comparto tech, riflettori su Microsoft, dove i conti trimestrali hanno rivelato un onere inatteso di 4,1 miliardi di dollari legato alla partecipazione in OpenAI.

L’importo, in crescita del 490% su base annua, suggerisce – secondo l’analista Firoz Valliji di Bernstein – una perdita trimestrale superiore ai 12 miliardi di dollari per OpenAI, calcolata sulla quota del 32,5% che Microsoft deteneva nel trimestre precedente. Il gruppo contabilizza la partecipazione con il metodo del patrimonio netto, riportando solo la propria quota di utili o perdite della società partner. Dopo la recente ristrutturazione di OpenAI in entità a scopo di lucro, la quota di Microsoft scenderà al 27,5%.

Una perdita di tale entità rappresenterebbe una delle più elevate mai registrate da un’azienda tecnologica in un singolo trimestre, appena al di sotto dei 13 miliardi di ricavi annui che OpenAI prevede di generare nel 2025.

Le cause del rosso restano poco chiare, poiché OpenAI non divulga i propri risultati. La società è alle prese con costi informatici enormi per l’addestramento di nuovi modelli di intelligenza artificiale e con una guerra dei talenti sempre più costosa. Il ceo Sam Altman ha avvertito gli investitori di attendersi anni di forti perdite, poiché l’azienda punta a mantenere la leadership nel settore AI.

«Che si brucino 500 milioni, 5 miliardi o 50 miliardi di dollari l’anno, non mi interessa», aveva dichiarato l’anno scorso alla Stanford University. «Sarà costoso, ma ne vale assolutamente la pena».

Alle 17:30 i principali indici Usa proseguono contrastati

L’S&P 500 e il Nasdaq avanzano rispettivamente dello 0,2% e dello 0,6%, mentre il Dow Jones cede lo 0,1%. Il settore dei beni discrezionali, guidato da Amazon, è il protagonista della seduta, in rialzo del 4,2%, mentre utilities e beni di consumo di base registrano i maggiori cali.

Attenzione alla divergenza con l’indice di volatilità Vix, che oggi sale del 4,3% a 17,6 punti, malgrado gli indici siano vicino ai massimi storici. Il rendimento del Treasury decennale rimane stabile al 4,1%, confermando la lettura del mercato sulle parole del presidente della Fed Jerome Powell, secondo cui un ulteriore taglio dei tassi a settembre è «tutt’altro che certo».

Tra le materie prime, l’oro cede lo 0,4% appena sotto i 4.000 dollari l’oncia, l’argento scende dello 0,7% a 48,6 dollari, mentre il petrolio registra un leggero rialzo dello 0,4% a 60,8 dollari al barile.

Apple prevede vendite solide per la nuova linea iPhone 17, ma il ritardo nel recupero nella corsa all’AI resta un fattore di costo. Dopo la pubblicazione dei conti del quarto trimestre fiscale, la società stima ricavi migliori del previsto per il trimestre in corso, ma le spese operative cresceranno tra 18,1 e 18,5 miliardi di dollari, con un incremento del 19% su base annua, il più alto da oltre tre anni, principalmente per maggiori investimenti in intelligenza artificiale. Gli analisti segnalano che, nonostante le vendite dell’iPhone 17, l’accelerazione delle spese limita il potenziale di crescita dell’utile.

Infine, Newell Brands crolla oltre il 30% dopo aver tagliato le previsioni di utile per l’intero anno e riportato vendite trimestrali inferiori alle attese. L’azienda, produttrice di articoli di consumo come elettrodomestici Oster, prodotti per bambini Graco e pennarelli Sharpie, stima ora un calo delle vendite annue nette tra il 4,5% e il 5%, rispetto alla precedente previsione di un calo del 2%-3%. La flessione è imputata a scorte più basse presso i retailer, rallentamento in mercati chiave come il Brasile e domanda più debole in seguito alle tariffe applicate in diverse categorie.

Alle 14:30 i principali indici di Wall Street aprono in rialzo

A sostenere i panieri i risultati trimestrali migliori delle attese dei colossi tecnologici Apple e Amazon. Lo S&P 500, il Nasdaq e il Dow Jones avanzano rispettivamente dello 0,6%, dell’1,1% e dello 0,1%.

I rendimenti dei Treasury decennali statunitensi continuano a salire per la terza seduta consecutiva, tornando sopra la soglia del 4,1%, mentre il Dollar Index (Dxy) segna un lieve incremento dello 0,18% nei confronti di un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati. Parallelamente, cala la percezione del rischio e la domanda di copertura: l’indice di volatilità Vix arretra del 4,2%, attestandosi a 16,2 punti.

Ottobre si conferma un mese intenso – e a tratti volatile – per i mercati statunitensi, ma sembra destinato a chiudersi con una nota positiva. Il Dow Jones Industrial e il Nasdaq si avviano rispettivamente verso il sesto e il settimo mese consecutivo di rialzi, la serie positiva più lunga dal gennaio 2018. Anche lo S&P 500 è in rotta per il suo sesto mese consecutivo di guadagni, la performance più prolungata dal 2021.

Sul fronte societario, Amazon vola di oltre il 13% in avvio di seduta, sostenuta dalla crescita più rapida del business cloud dal 2022 e da ambiziosi piani di espansione nella capacità dei data center. Apple, dal canto suo, guadagna il 2% dopo aver registrato vendite record e aver annunciato un trimestre di dicembre «molto forte», trainato dagli aggiornamenti al nuovo iPhone 17.

Tra le big del comparto energetico, Chevron ed Exxon Mobil hanno riportato utili trimestrali in calo, pur confermando l’intenzione di incrementare la produzione. All’apertura dei mercati il titolo Exxon segna un lieve ribasso dello 0,5%, mentre Chevron si muove in territorio positivo (+1,2%).

Anche altre società mostrano risultati brillanti. Reddit balza del 14% grazie a un forte aumento degli utili trimestrali, spinti da una crescita della domanda pubblicitaria in diversi settori. Coinbase, la principale piattaforma di scambio di criptovalute negli Stati Uniti, registra un incremento dei profitti e dei ricavi, favorito dal maggior volume di scambi e dall’aumento degli asset custoditi, con il titolo in progresso del 3% in avvio di seduta.

La società di tesoreria cripto MicroStrategy avanza del 5% dopo essere tornata in utile e aver dichiarato di detenere oltre 640.000 bitcoin a fine ottobre. Infine, Western Digital mette a segno un rialzo dell’13% grazie a utili più che raddoppiati, spinti dalla crescita dei data center e dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Le solide trimestrali di questi gruppi, che hanno spinto i future sul Nasdaq-100 oltre l’1%, hanno contribuito ad allentare le preoccupazioni degli investitori circa la redditività dei massicci investimenti nel settore dell’AI. Solo ieri, Meta Platforms e Microsoft avevano registrato flessioni dopo aver segnalato ulteriori spese miliardarie per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, pesando sul mercato più ampio.

Sul fronte della politica monetaria, il presidente della Federal Reserve di Kansas City, Jeffrey Schmid, ha spiegato di aver votato contro il taglio dei tassi deciso questa settimana, esprimendo timori che la politica attuale della banca centrale non sia sufficiente a contenere l’inflazione.

«Avverto una diffusa preoccupazione per l’aumento dei costi», ha dichiarato Schmid, sottolineando come l’inflazione rimanga sopra l’obiettivo del 2% da oltre quattro anni e sia ormai radicata in molti comparti dell’economia. A suo giudizio, non ci sono segnali convincenti che l’attuale livello dei tassi stia realmente frenando la crescita: l’aumento degli investimenti aziendali, le quotazioni elevate dei titoli azionari e le favorevoli condizioni di finanziamento indicano che la stretta monetaria non sta esercitando una pressione sufficiente.

Schmid è stato uno dei due membri della Fed a dissentire dalla decisione di ridurre i tassi di un quarto di punto per la seconda riunione consecutiva. L’altro dissenso è arrivato dal governatore Stephen Miran, che avrebbe preferito un taglio più marcato, di mezzo punto percentuale.

Pur riconoscendo un indebolimento del mercato del lavoro, Schmid ha concluso che, se la riduzione delle assunzioni dipende da fattori strutturali – come cambiamenti tecnologici o demografici – un allentamento dei tassi potrebbe non essere sufficiente a invertire la tendenza.

Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.

1. Apple

Le azioni della società di Cupertino guadagnano il 2% in avvio di seduta dopo aver superato le attese con ricavi trimestrali in crescita dell’8% su base annua, a 102,5 miliardi di dollari. Gli utili per azione si attestano a 1,85 dollari, sopra le stime di Wall Street (1,78) e in aumento rispetto agli 1,64 dollari dell’anno precedente. Il business degli iPhone cresce del 6%, generando 49 miliardi di dollari di ricavi, leggermente al di sotto delle previsioni di 50,1 miliardi. Il Chief Financial Officer Kevan Parekh prevede per il primo trimestre fiscale del 2026 un incremento del fatturato tra il 10% e il 12%, ben oltre le stime del mercato (+6%).

2. Amazon

Il titolo della società fondata da Jeff Bezos balza del 12% grazie a utili rettificati per azione di 1,95 dollari, sopra le attese (1,57), sostenuti anche dai guadagni derivanti dall’investimento nella start-up di intelligenza artificiale Anthropic. I ricavi salgono a 180,2 miliardi di dollari, contro i 177,9 miliardi stimati, mentre il comparto Amazon Web Services registra una crescita del 20% a 33 miliardi di dollari. Il gruppo di Andy Jassy prevede per il quarto trimestre un fatturato compreso tra 206 e 213 miliardi, in aumento del 10-13% rispetto all’anno precedente. «Continuiamo a vedere una forte domanda nell’AI e nell’infrastruttura cloud, e stiamo accelerando la nostra capacità», ha dichiarato il ceo.

3. Nvidia

Il produttore di chip da 5.000 miliardi di capitalizzazione avanza dell’1,7% all’apertura di Wall Street, beneficiando dell’ondata di investimenti legati all’intelligenza artificiale e dopo aver annunciato una serie di accordi strategici con aziende sudcoreane.

4. Meta Platforms

Il titolo della holding che detiene Facebook e Instagram apre nei pressi della parità dopo il tonfo dell’11% di giovedì, quando gli investitori avevano reagito con scetticismo ai piani di spesa massicci sull’intelligenza artificiale. In un solo giorno, la società ha bruciato 215 miliardi di dollari di capitalizzazione, registrando la decima maggiore perdita giornaliera mai osservata per un’azienda statunitense, secondo Dow Jones Market Data. Il ribasso ha interrotto una serie di nove sedute consecutive di rialzi per il titolo.

5. Netflix

Il titolo della piattaforma di streaming avanza del 2,2% nei primi minuti di contrattazione dopo le indiscrezioni di Reuters su una possibile offerta per lo studio cinematografico e la divisione streaming di Warner Bros Discovery. Il gruppo ha inoltre annunciato uno split azionario 10 a 1, volto a «rendere il prezzo delle azioni più accessibile ai dipendenti» che partecipano ai piani di stock option. Da inizio anno, il titolo segna un progresso del 22%.(riproduzione riservata)



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