In attesa dei conti di Nvidia, Wall Street chiude positiva: Dow Jones +0,1%, S&P500 +0,4%, Nasdaq +0,6%. Vola Block (+7,6%): la società di pagamenti guidata da Jack Dorsey, il co-fondatore dell’ex Twitter, prevede un aumento dell'utile lordo di circa 15 miliardi di dollari all'anno per i prossimi tre anni, raggiungendo circa 15,8 miliardi di dollari nel 2028.
Alle 20:30, a meno di due ore dalla chiusura dei mercati e dai tanto attesi conti trimestrali di Nvidia, le borse statunitensi prseguono la seduta con andamento contrastato: l’S&P 500 segna +0,3%, il Nasdaq +0,4%, mentre il Dow Jones resta sostanzialmente invariato. La volatilità è in calo, ma rimane elevata: l’indice Vix scende del 4% a 24, ancora sopra la soglia dei 20, spartiacque tra mercato tranquillo e turbolento.
Intanto sono state pubblicati i verbali della riunione di ottobre della Federal Reserve: i funzionari erano divisi sulla questione su quale fosse la principale minaccia: la stagnazione del mercato del lavoro o l'inflazione persistente.
Sebbene il Federal Open Market Committee (Fomc) abbia approvato un taglio dei tassi a ottobre, i disaccordi si sono estesi alle prospettive per dicembre, con i funzionari che hanno espresso scetticismo sulla necessità di un ulteriore taglio ampiamente previsto dai mercati, e «molti» hanno affermato che non saranno necessari ulteriori tagli almeno nel 2025. Nel gergo della Fed, «molti» è più di «diversi», il che indica una propensione a non tagliare a dicembre. Tuttavia, «partecipanti» non si riferisce agli elettori. Ci sono 19 partecipanti alla riunione, ma solo 12 votano, quindi non è chiaro quale sarà il sentiment dei membri votanti in vista di una mossa di dicembre.
Sul fronte macro, il Bureau of Labor Statistics (Bls) ha comunicato mercoledì che non pubblicherà il rapporto mensile sull’occupazione di ottobre. L’agenzia ha spiegato che, a causa della chiusura del governo durata sei settimane, iniziata il 1° ottobre e terminata la scorsa settimana, non è stato possibile raccogliere tutti i dati. Il Bls prevede di rilasciare il rapporto sui posti di lavoro di novembre martedì 16 dicembre, includendo anche i dati di ottobre. Non saranno pubblicati nemmeno i dati Jolts di settembre e il tasso di disoccupazione di ottobre; il report Jolts di ottobre sarà invece diffuso martedì 9 dicembre. La notizia ha probabilmente determinato un rapido repricing delle aspettative nel mercato dei futures: secondo il Cme FedWatch Tool, le probabilità di un mancato taglio dei tassi sono salite in pochi minuti dal 50% circa al 68%, mentre la possibilità di un taglio a settembre si attesta ora al 32%.
In tema di politica monetaria, il presidente Donald Trump ha attaccato il segretario al Tesoro Scott Bessent sui tassi d’interesse. «L’unica cosa su cui Scott sta sbagliando è la Fed, perché i tassi sono troppo alti, Scott», ha dichiarato. «E se non lo risolvi in fretta, ti licenzierò».
Per quanto riguarda Nvidia, il mercato mostra cautela sul ritorno degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Dallo scorso 29 ottobre, giorno in cui il titolo ha raggiunto il massimo di chiusura, le azioni del gigante dei chip AI hanno perso circa il 10%. Il Nasdaq ha perso il 6% e l’S&P 500 il 3,6% nello stesso periodo. Altri titoli esposti all’AI, come Super Micro, Dell, Meta e Oracle, hanno registrato perdite ancora più consistenti.
Un indice S&P a ponderazione pari, che riduce l’impatto delle grandi capitalizzazioni di Nvidia e degli altri colossi tech, segna invece un calo del 2%. Nvidia, simbolo dell’AI a Wall Street e prima società a raggiungere i 5 trilioni di capitalizzazione di mercato, pubblicherà i conti dopo la chiusura, offrendo un indicatore chiave della domanda di chip, fulcro della mania tecnologica che ha sostenuto i mercati. Tuttavia, la frenesia per l’AI e la spesa record della Silicon Valley, sempre più finanziata a debito, ha indotto molti investitori a riflettere sulla sostenibilità dei ritorni.
S&P500 e Nasdaq guadagnano lo 0,2% e lo 0,3%, mentre il Dow Jones segna un -0,1%. Nvidia riduce suoi guadagni all’1,3%, rispetto al +3,5% di inizio seduta. L’andamento del Dollar Index (Dxy) mostra una certa cautela degli operatori di mercato: il paniere è in rialzo dello 0,56% a 100,16 contro un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati, superando la soglia psicologica dei 100. Mancano poco meno di 400 punti per superare il livello dei 100,5, il massimo da maggio 2025. Si tratta di un segnale a cui prestare attenzione: il dollaro (insieme all’oro) è l’asset difensivo per antonomasia. Se gli operatori acquistano dollari può voler dire che si stanno allontanndo dall’azionario.
Sul fronte delle criptovalute, Bitcoin è sceso sotto i 90.000 dollari, con gli investitori che continuano a ritirarsi dalle aree più speculative e rischiose del mercato. La principale criptovaluta ha azzerato i guadagni accumulati dall’inizio dell’anno e ora quota circa il 30% in meno rispetto al massimo storico registrato il 6 ottobre. Secondo gli analisti, l’incertezza sulla politica dei tassi della Federal Reserve e la forte pressione di vendita da parte di investitori istituzionali e privati stanno pesando sui prezzi dei token.
Ieri gli investitori hanno ritirato oltre mezzo miliardo di dollari dal BlackRock iShares Bitcoin Trust, il più grande deflusso giornaliero dall’avvio del fondo.
Sul fronte tecnologico, Elon Musk, ceo di Tesla, è intervenuto all’U.S.-Saudi Investment Forum sottolineando i progressi dell’intelligenza artificiale e della robotica.
«C’è solo un modo per rendere tutti ricchi: l’AI e la robotica», ha dichiarato Musk, che guida anche xAI, seduto accanto a Jensen Huang, ceo di Nvidia. «La mia previsione è che il lavoro diventerà opzionale», ha aggiunto, con l’avanzare della robotica intelligente.
Tesla sta sviluppando Optimus, noto anche come Tesla Bot, un robot dalle fattezze umane. Musk ha assicurato che arriverà il giorno in cui «tutti ne avranno uno» e che contribuiranno a «eliminare la povertà».
Dopo la separazione con il presidente Trump all’inizio dell’anno, Musk era apparso raramente a Washington. Oltre al summit di mercoledì, era presente anche alla cena alla Casa Bianca di martedì sera.
Da un lato, S&P500 e Nasdaq guadagnano lo 0,5% e lo 0,8%, dall’altro, il Dow Jones segna un -0,1%.
L’assenza di una direzionalità precisa dei listini è conseguenza dell’andamento contrastato delle “Magnifiche 7”, molto influenti sull’andamento complessivo dei panieri in quanto pesano più del 35% dell’S&P500 e più del 45% del Nasdaq. Nvidia - che da sola vale più del 7% dell’S&P500 - e Alpabhet guadagnano il 2,7% e il 5,1%. Anche Apple (+0,8%) e Tesla (+0,9%) sono in lieve rialzo. Tuttavia, Microsoft (-0,9%), Meta (-1,5%) e Amazon (-0,5%) sono in calo.Il Cnbc Magnificent 7 index – paniere che misura l’andamento aggregato delle “sette sorelle” tecnologiche Usa - è in rialzo dello 0,9%.
Per quanto riguarda la trimestrale di Nvidia, attesa questa sera dopo la chiusura dei mercati, gli operatori sulle opzioni prevedono un forte movimento del titolo. Secondo i dati Cboe, i trader si stanno preparando a una variazione di circa l’8%, al rialzo o al ribasso, tra l’uscita dei conti e venerdì. Ieri, tra i contratti più scambiati figuravano le opzioni che scommettono su un balzo del titolo fino a 195 o 200 dollari.
Sul fronte delle valutazioni, Nvidia non appare così costosa come suggerisce il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale. Il rapporto prezzo/utili si è infatti ridimensionato: i profitti sono cresciuti più rapidamente del prezzo dell’azione. Alla chiusura di ieri, Nvidia scambiava a circa 28,5 volte gli utili attesi nei prossimi 12 mesi, secondo FactSet, non lontano dalle 27,7 volte del Nasdaq Composite. Negli ultimi cinque anni la valutazione del gruppo era in media superiore di oltre il 40% a quella dell’indice. Le azioni hanno perso più del 12% dal recente massimo del 29 ottobre, giorno in cui Nvidia è diventata la prima società da 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.
È la sedicesima volta che il titolo registra una “correzione” di almeno il 10% dal febbraio 2023, secondo i dati Dow Jones. In questi ribassi:
il calo medio è stato del 16,7%; la flessione più leggera è stata del 10,1% (febbraio 2023), la più pesante del 24% (primo trimestre 2025); cinque movimenti hanno superato il -20%, configurandosi come veri e propri “mercati orso”.
Il titolo vale comunque più del quintuplo rispetto all’inizio di questo ciclo di correzioni, quasi tre anni fa. La velocità con cui recupererà questa volta dipenderà molto dalla trimestrale in uscita. Per Nvidia, grandi numeri non sempre sono stati “abbastanza grandi” per soddisfare il mercato; ma potrebbe verificarsi anche l’opposto. Nessuna società di chip di dimensioni simili cresce a un ritmo comparabile, e il trend sembra destinato a proseguire: i principali clienti di Nvidia hanno alzato le previsioni di spesa per i data center nelle ultime trimestrali, e a fine ottobre Jensen Huang ha indicato che le vendite di chip AI supereranno le stime più ottimistiche fino a tutto il prossimo anno. Quel giorno ha segnato un punto di svolta: da allora il titolo ha perso il 12%, preparando un contesto delicato per la pubblicazione dei risultati.
Secondo FactSet, Nvidia non ha mai mancato le proprie previsioni di ricavi da quando le vendite di chip AI sono esplose, all’inizio del 2023. Un nuovo “beat” potrebbe alimentare i timori di una bolla pronta a scoppiare; un risultato sotto le attese potrebbe suggerire che la bolla si sia già sgonfiata.
Nvidia si trova dunque a dover soddisfare attese altissime, su uno sfondo di crescente scetticismo sulla sostenibilità degli investimenti nell’AI. Una situazione che, secondo l’analista di Bank of America Vivek Arya, potrà chiarirsi solo quando la volatilità dei mercati si ridurrà.
Sul fronte fiscale, i dazi introdotti dal presidente Trump iniziano a lasciare il segno sul deficit commerciale statunitense, sceso ad agosto, secondo quanto comunicato mercoledì dal Dipartimento del Commercio. I nuovi dati offrono una lettura ritardata dell’impatto delle tariffe sui flussi commerciali internazionali durante l’estate. In agosto le importazioni americane sono diminuite a 340,4 miliardi di dollari, un calo del 5,1% rispetto a luglio. Le esportazioni sono invece salite dello 0,1% a 280,8 miliardi.
Il risultato è un deficit commerciale mensile di 59,6 miliardi di dollari, il 24% in meno rispetto ai 78,2 miliardi segnati a luglio. Una cifra sostanzialmente in linea con le previsioni degli economisti interpellati dal Wall Street Journal, che attendevano - dopo un rinvio di sei settimane dovuto allo shutdown federale - un deficit di circa 61 miliardi.
Le tariffe variabili e aggressive imposte dal presidente Donald Trump hanno alterato profondamente i flussi commerciali per tutto il 2025. Prima dell’entrata in vigore dei dazi, gli importatori avevano accelerato gli approvvigionamenti per evitare barriere più pesanti, facendo impennare il deficit. L’introduzione globale dei dazi ad aprile ha poi represso bruscamente gli scambi, causando il maggiore calo mensile delle importazioni di beni mai registrato. Nei mesi successivi, il deficit si è mosso su livelli inferiori a quelli del 2024, ma in linea con il 2023, segnalando che i dazi non hanno ancora ridotto in modo strutturale la propensione degli Stati Uniti a importare più di quanto esportino.
S&P500 e Nasdaq guadagnano lo 0,1% e lo 0,2%, mentre il Dow Jones segna -0,1%. L’indice di volatilità Vix è in lieve ribasso del 3,4% a 23,85 punti. Si tratta comunque di livelli alti e maggiori della soglia di 20, che sancisce lo spartiacque tra un mercato turbolento e uno tranquillo.
Inoltre, il Vix si trova in una situazione di backwardation. È una configurazione anomala della struttura dei prezzi dei futures sull’indice con diverse scadenze. Sostanzialmente, i prezzi dei futures con scadenza più a breve termine valgono di più di quelli con scadenze più lunghe. Ciò implica che gli investitori stanno acquistando ingenti coperture nel breve periodo, facendo aumentare i prezzi con scadenza breve di più rispetto a quelli con scadenza più a lungo termine. Questa fattispecie, che si contrappone al normale contango, è un segnale a cui prestare attenzione perché implica che gli operatori si aspettano un rintracciamento nel breve periodo. E si posizionano di conseguenza.
Secondo il Cme Fedwatch tool, la probabilità che non ci sia un taglio dei tassi di interesse a dicembre è praticamente uguale a quella di un taglio da 25 punti base (49,6% contro 50,4%). La probabilità di una sforbiciata nella prossima riunione è sensibilmente aumentata dal 48,2% di ma questo non si è riflesso allo stesso modo sul corso dei rendimenti dei titoli di Stato su tutte le scadenze della curva: se il rendimento del treasury decennale è piatto al 4,1%, quello del biennale è in lieve calo di 1,6 punti base al 3,564%. Il dollaro si rinforza, con il Dollar Index in rialzo dello 0,15% a 99,75 punti contro un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati. L’obiettivo da raggiungere e superare la soglia di resistenza psicologica dei 100 punti.
Sul fronte delle materie prime,i metalli preziosi avanzano: l’oro guadagna l’1,2% a 4116 dollari l’oncia e l’argento è in aumento del 2,2% a 51,8 dollari. Sul fronte energetico, il petrolio Wti arretra del 2,7% a 59,1 dollari al barile e punta a sfidare il supporto di lungo periodo dei 56 dollari.
Sul fronte delle criptovalute, il bitcoin arretra dell’1,5% a 91.400 dollari, in scia allla sequenza negativa delle ultime settimane.
Anche il ribasso delle ultime settimane di bitcoin e altcoin rappresentano un segnale a cui prestare attenzione. Si tratta infatti dei segmenti più speculativi e meno liquidi del mercato -asset che non producono flussi di cassa – quindi, quando scarseggia la liquidità e aumenta l’incertezza – sono i primi a essere venduti. Secondo molto analisti, che rigettano la narrativa del bitcoin come “riserva di valore” o a alternativa all’oro – l’andamento borsisitco delle criptovalute è un leading indicator delle condizioni della liquidità globale e, quindi, dei corsi sull’azionario. Questi ultimi sono infatti fortemente influenzati dalla liquidità disponibile.
Sul versante azionario, Nvidia (+3%) pubblicherà i risultati trimestrali stasera dopo la chiusura dei mercati, offrendo una fotografia della domanda di chip che si trovano al centro del boom dell’intelligenza artificiale.
I conti del produttore di semiconduttori aiuteranno gli investitori a valutare la fondatezza dei timori legati a valutazioni considerate eccessive. Solo poche settimane fa la frenesia per l’AI aveva spinto Nvidia a diventare la prima azienda da 5.000 miliardi di dollari, ma la corsa agli investimenti in atto nella Silicon Valley sta alimentando interrogativi sul reale ritorno economico.
Prima dell’apertura sono arrivati anche i conti del settore retail. Target ha rivisto al ribasso le previsioni di utile annuale e ha annunciato investimenti per miliardi di dollari per rinnovare i propri negozi. Per Lowe’s, l’attività online ha contribuito a compensare la debolezza del comparto del “fai da te” che ha pesato sui risultati di Home Depot.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Nvidia è salita del 3% all’apertura di Wall Street in vista dei risultati trimestrali attesi dopo la chiusura dei mercati. Gli analisti prevedono per la società più valorizzata al mondo utili rettificati pari a 1,26 dollari per azione, su ricavi di 54,9 miliardi di dollari, in aumento del 57% su base annua. Per il trimestre in corso, le stime puntano a ricavi per 62,17 miliardi e utili di 1,44 dollari per azione. I conti saranno cruciali per l’intero mercato: un segnale di domanda ancora sostenuta per i chip dedicati all’intelligenza artificiale potrebbe infatti attenuare i timori legati a valutazioni giudicate troppo elevate. Gli investitori cercano inoltre maggiore chiarezza sui rapporti di Nvidia con le start-up dell’AI OpenAI e Anthropic, in un momento in cui cresce la preoccupazione che il settore possa trasformarsi in una grande macchina di riciclo di capitali. Martedì Nvidia e Microsoft hanno annunciato impegni di investimento rispettivamente fino a 10 miliardi e 5 miliardi di dollari in Anthropic, nell’ambito di una nuova partnership strategica. I titoli di entrambe le società sono scesi dopo l’annuncio.
Balzo del 75% di Semrush Holdings a 11,81 dollari per azione dopo che Adobe ha raggiunto un accordo per acquisire la società di marketing digitale a 12 dollari per azione, per un valore complessivo di 1,9 miliardi di dollari. La chiusura dell’operazione è prevista per la prima metà del 2026.
Constellation Energy ha guadagnato il 4,4% in avvio di seduta dopo che il dipartimento dell’Energia statunitense ha annunciato un prestito da 1 miliardo di dollari per riavviare la centrale nucleare di Three Mile Island, in Pennsylvania. Constellation produce circa un quarto dell’energia nucleare americana e ha accordi con Microsoft e Meta per fornire elettricità ai loro data center dedicati all’AI.
Le azioni del retailer sono in aumento del 3,3% nei primi minuti di contrattazione dopo aver riportato utili e ricavi superiori alle attese per il terzo trimestre, una notizia che ha rassicurato gli investitori dopo che la concorrente Home Depot aveva tagliato le proprie previsioni martedì. Le azioni di Home Depot sono rimbalzate dell’1% mercoledì, dopo il crollo del 6% registrato il giorno precedente, la peggior seduta dal febbraio 2023.
Target guadagna lo 0,8% nei primi minuti di contrattazione: il gruppo ha pubblicato utili del terzo trimestre migliori delle attese ma ha abbassato la guidance per l’intero esercizio. Il titolo era già in calo del 35% dall’inizio del 2025, e il taglio delle previsioni mette in evidenza la sfida che attende il nuovo ceo, Michael Fiddelke.(riproduzione riservata)