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La diretta da Wall Street | Le borse Usa chiudono in rosso, Nasdaq -1,9%. Nvidia (-3,6%), Tesla (-3,5%) pesano sui listini

di Mario Olivari
06 novembre 2025, 15:40 Ultimo aggiornamento: 22:05

Seduta negativa delle Magnifiche 7, che valgono più del 35% dell’S&P500 e più del 45% del Nasdaq. Esplode la volatilità, con l’indice Vix al rialzo del 10,5% a 19,9 punti

Wall Street chiude in ribasso: Dow Jones -0,8%, S&P500 -1,1%, Nasdaq -1,9%.Giù Nvidia (-3,6%), Meta (-2,7%) e Tesla (-3,5%)

Alle 19:30 i principali indici americani proseguono la seduta in territorio negativo, a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici. L’elevata concentrazione dei listini – con i dieci titoli a maggiore capitalizzazione che muovono quasi il 50% del Nasdaq e quasi il 40% dell’S&P 500 - amplifica la volatilità. Nonostante quest’ultimo si trovi a poco più del 2% dai massimi storici, aumentano i segnali ribassisti in vista della fine del 2025.

I solidi risultati di Palantir Technologies, Advanced Micro Devices e Meta Platforms non si sono tradotti in rialzi significativi, segno di una fiducia in calo. A pesare è anche il riemergere dell’“Hindenburg Omen”, un raro segnale tecnico che si manifesta quando la partecipazione al mercato si biforca e numerosi titoli toccano contemporaneamente nuovi massimi e nuovi minimi: è comparso tre volte nell’ultima settimana.

Il Roundhill Magnificent Seven Etf ha inoltre registrato una configurazione ribassista (“island reversal”) il 30 ottobre, dopo un gap rialzista solo pochi giorni prima. Se la debolezza dovesse estendersi ai big tecnologici, il contraccolpo psicologico per il mercato sarebbe significativo.

Nel frattempo, il Dollar Index continua a rafforzarsi, scambiando nei pressi della soglia simbolica di 100 punti, un elemento che potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo per l’azionario. Dal punto di vista tecnico, l’S&P 500 mostra una chiara divergenza negativa dell’indice Rsi, segnale di indebolimento del trend rialzista e possibile preludio a una correzione. L’indice resta vicino alla media mobile esponenziale a 21 giorni, con la media mobile semplice a 50 giorni poco sotto. Secondo alcune stime, citate da Barron’sc’è una probabilità tra il 30% e il 40% che l’S&P 500 entri in una fase correttiva entro fine anno, definita come un calo del 10% dai massimi storici.

Anche l’indice Equal-Weighted S&P 500 (in cui ciascuna azione ha lo stesso peso all’interno del paniere) mostra segnali di debolezza: pur essendo salito del 7% da inizio anno contro il +15% dell’S&P 500 tradizionale, l’ampiezza del mercato resta limitata, con pochi titoli a trainare i listini. Il grafico evidenzia una formazione di “rounded top” ribassista e un incrocio (“death cross”) tra la media mobile a 21 giorni e quella a 50 giorni, simile a quanto avvenuto lo scorso marzo, quando seguì un calo del 6%.

La volatilità resta elevata, con il Vix vicino alla soglia dei 20 punti, spartiacque tra un mercato stabile e uno turbolento. Nelle ultime settimane è aumentata in particolare la volatilità implicita delle call su azioni statunitensi, riflesso della maggiore domanda di opzioni. Poiché la volatilità implicita è correlata positivamente al prezzo delle opzioni, la crescente richiesta di call sta spingendo al rialzo sia i prezzi sia la volatilità.

Secondo diversi analisti, il fenomeno è legato alla minore presenza diretta degli investitori istituzionali sui mercati. Il rally iniziato ad aprile è stato infatti trainato soprattutto dai retail, mentre i grandi operatori, frenati da incertezze geopolitiche, commerciali e inflazionistiche, hanno preferito esporsi tramite derivati. In particolare, molti fondi utilizzano call options per replicare i rendimenti dei titoli tecnologici: se il prezzo dell’azione o dell’indice (come S&P 500 o Nasdaq) supera lo strike price, l’opzione viene esercitata e genera un guadagno equivalente all’acquisto diretto del titolo; in caso contrario, l’opzione scade “out of the money” e la perdita si limita al premio pagato.

Alle 18 gli indici Usa tonfano zavorrati dai titoli tecnologici

S&P500, Nasdaq e Dow Jones perdono l’1,2%, il 2% e l’1,1%. A pesare sulle quotazioni dei panieri la pessima giornata negativa delle “Magnifiche 7”. Questi colossi, che valgono più del 35% dell’S&P500 e più del 45% del Nasdaq, determinano le sorti dei listini. L’unica al rialzo è Apple, cheguadagna uno 0,3%. Esplode anche la volatilità, con l’indice Vix in rialzo del 10,5% a 19,9 punti. Da monitorare il range tra i 20 e i 24. Superata quest’ultima soglia si potrebbero verificare una serie di chiusure forzate da parte di grossi operatori, che potrebbero ulteriormente accelerare i ribassi.

Intanto, gli investitori continuano a riversarsi sul mercato delle opzioni a un ritmo vertiginoso. Secondo i dati della Options Clearing Corporation (Occ), a ottobre sono stati scambiati in media 72,8 milioni di contratti di opzioni al giorno, un record mensile dal 1973. Le opzioni conferiscono il diritto di acquistare o vendere un titolo a un prezzo prefissato entro una certa data.

Record anche per i volumi di contratti giornalieri di opzioni “0dte” sull’indice S&P 500, cioè quelle che scadono entro la fine della giornata: in media sono stati scambiati 2,7 milioni di contratti al giorno.

Alle 15:30 italiane, Wall Street avvia la seduta col segno meno

L’S&P 500, Nasdaq e Dow Jones perdono rispettivamente 0,2%, 0,4%, 0,2%. Sullo sfondo, i dubbi della Corte Suprema sui dazi imposti dal presidente Trump.

Sul mercato valutario, il dollaro si indebolisce lievemente, cedendo terreno sia rispetto allo yen sia alla sterlina, mentre l’oro estende i guadagni registrati nella seduta di ieri. L’attenzione degli operatori torna ora sulla salute delle aziende americane. Oggi sono attese le trimestrali di colossi come Airbnb, Warner Bros Discovery e ConocoPhillips. In serata sarà inoltre reso noto l’esito del voto degli azionisti Tesla sul maxi-pacchetto retributivo di Elon Musk.

Sul fronte politico, lo shutdown del governo federale ha raggiunto il 37° giorno, un record storico. La Federal Aviation Administration ha ordinato un taglio del 10% del traffico aereo in 40 aeroporti per gestire la carenza di personale. Secondo gli economisti, ogni settimana di blocco pesa tra 0,1 e 0,2 punti percentuali sulla crescita annualizzata del Pil. Alcuni parlamentari, tuttavia, si dicono ottimisti su una possibile risoluzione entro il fine settimana.

In Europa, la Bank of England ha deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse, in controtendenza rispetto alla Federal Reserve, che aveva tagliato il costo del denaro a ottobre.

Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.

1. Qualcomm

Le azioni della società tecnologica perdono il 2,4% all’apertura di Wall Street dopo aver diffuso conti superiori alle attese ma con indicazioni miste sull’outlook. Il produttore di chip per smartphone Android ha chiuso il quarto trimestre fiscale con un utile rettificato di 3 dollari per azione su ricavi per 11,27 miliardi di dollari, oltre le previsioni di Wall Street. Per il primo trimestre 2026, la società prevede un utile compreso tra 3,30 e 3,50 dollari per azione (consenso 3,32) e ricavi tra 11,8 e 12,6 miliardi, sopra le stime. Tuttavia, l’aumento dei costi operativi ha pesato sull’umore degli investitori.

2. AppLovin

Brilla invece AppLovin, in rialzo del del 4,1% in avvio di seduta grazie a utili e ricavi ben oltre le attese. La società di tecnologia pubblicitaria ha registrato un utile per azione di 2,45 dollari, 7 centesimi sopra il consenso, con ricavi a 1,41 miliardi di dollari, in aumento del 68% su base annua e oltre le stime di 1,34 miliardi. Per il trimestre in corso, AppLovin prevede un fatturato tra 1,57 e 1,6 miliardi, superiore ai 1,55 miliardi stimati dagli analisti.

3. Arm Holdings

In progresso anche Arm Holdings, che guadagna lo 0,4% nei primi minuti di contrattazione dopo aver battuto le previsioni nel secondo trimestre fiscale. Il gruppo britannico dei semiconduttori ha registrato un utile rettificato di 41 centesimi per azione su ricavi di 1,23 miliardi di dollari, contro i 35 centesimi e 1,11 miliardi attesi. Per il trimestre in corso, Arm prevede risultati in linea con la fascia mediana della propria guidance.

4. Marvell Technology

In forte rialzo anche Marvell Technology (+4,7% all’apertura dei mercati), dopo che Bloomberg ha riportato che SoftBank avrebbe valutato alcuni mesi fa una possibile acquisizione del gruppo americano di chip. Secondo le indiscrezioni, il fondatore Masayoshi Son era interessato a un’integrazione con Arm, di cui SoftBank detiene la maggioranza, ma le trattative si sarebbero arenate per divergenze sui termini.

5. Tesla

La società di che produce Ev e robotaxi apre a -0,3% in attesa dell’assemblea annuale degli azionisti, in programma domani. Al centro dell’attenzione il maxi pacchetto retributivo del ceo Elon Musk, che Wall Street prevede venga approvato. Il fondo sovrano norvegese, tra i principali investitori istituzionali del gruppo, ha annunciato che voterà contro, diventando il primo grande azionista a esporsi pubblicamente.(riproduzione riservata)



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