Wall Street chiude contrastata. Il Dow Jones sale dell'1,18% e tocca il record dei 47.927,96 punti, il Nasdaq cala dello 0,25% a 23.468,30 punti e lo S&P500 guadagna lo 0,21% a 6.846,62 punti.
Alle 20:10 Wall Street prosegue la seduta con andamento contrastato. L’S&P 500 passa in territorio positivo (+0,2%), il Dow Jones consolida i guadagni e avanza dell’1%, mentre il Nasdaq resta in calo dello 0,2%.
Nel complesso, i titoli tecnologici mostrano un leggero arretramento, pur mantenendo i forti progressi messi a segno da inizio settimana. Gli operatori sembrano privilegiare altri comparti come energia e sanità. «È naturale un momento di assestamento dopo la seduta molto positiva di ieri», ha commentato Matt Stucky, chief portfolio manager di Northwestern Mutual Wealth Management. «La forza concentrata di ieri si riflette oggi in una debolezza altrettanto concentrata».
Tra le migliori performance di giornata spiccano The RealReal, che dopo aver riportato una perdita trimestrale inferiore alle attese e ricavi superiori alle stime, ha alzato la guidance sui ricavi 2025. Il titolo balza del 35%, con volumi di oltre 15 milioni di azioni, ben al di sopra della media giornaliera di 3,8 milioni.
Vola anche Surmodics (+49%), dopo che il tribunale distrettuale dell’Illinois ha respinto la richiesta della Federal Trade Commission e di alcuni regolatori statali di bloccare l’acquisizione da parte di una controllata del fondo Gtcr. I volumi scambiano oltre 2,2 milioni di titoli, contro una media di 175 mila.
Infine, Guardian Pharmacy Services chiude il terzo trimestre in utile e rivede al rialzo le previsioni di fatturato per il 2025. Il titolo guadagna oltre l’8%, con volumi doppi rispetto alla media.
L’S&P 500 e il Nasdaq ampliano le perdite dell’apertura, cedendo rispettivamente lo 0,3% e lo 0,8%, mentre il Dow Jones consolida i guadagni e sale dello 0,5%.
Sul fronte macroeconomico, arrivano nuovi segnali di raffreddamento del mercato del lavoro statunitense. Secondo Adp, gli Stati Uniti hanno perso in media 11.250 posti di lavoro nel settore privato a settimana nelle quattro settimane concluse il 25 ottobre. Il gruppo, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che ha avviato la pubblicazione di aggiornamenti settimanali sul mercato del lavoro per sopperire al ritardo dei dati governativi dovuto allo shutdown, ha evidenziato come «il mercato abbia faticato a creare occupazione in modo costante nella seconda metà del mese». Il dato settimanale, basato su una media mobile di quattro settimane e non comprensivo del settore pubblico, offre una lettura più aggiornata rispetto al report mensile, che per ottobre aveva stimato 42.000 nuovi posti privati.
Anche Goldman Sachs prevede un quadro debole: secondo gli economisti della banca, gli U.S. nonfarm payrolls - il dato più atteso sul mercato del lavoro - potrebbero essersi contratti di 50.000 unità in ottobre, il calo più marcato dal 2020. La stima tiene conto sia del rallentamento del loro job growth tracker (da 85.000 a 50.000 nuovi impieghi tra settembre e ottobre) sia dell’impatto del programma di uscite volontarie differite varato dall’amministrazione Trump, che ha ridotto i dipendenti governativi di circa 100 mila unità.
Il raffreddamento del mercato del lavoro trova conferma anche tra le piccole imprese. L’indice di fiducia della National Federation of Independent Business (Nfib) è sceso a 98,2 punti da 98,8 di settembre, in linea con le attese ma condizionato da carenza di manodopera, costi in aumento e effetti dello shutdown. Quasi un terzo degli imprenditori intervistati ha segnalato posti vacanti difficili da coprire, mentre pesano su sentiment e redditività anche tariffe doganali e incertezze politiche in vista delle elezioni di novembre.
Sul fronte societario, brilla The RealReal, rivenditore online di beni di lusso di seconda mano, che balza di circa 30% dopo conti trimestrali superiori alle attese. I ricavi del gruppo sono cresciuti del 17% su base annua, spingendo la guidance 2024 tra 687 e 690 milioni di dollari (contro i precedenti 667-674 milioni). Il segmento dell’usato di fascia alta continua a beneficiare del raffreddamento della domanda di lusso nuovo, anche se la società ha registrato una perdita netta in aumento a 54 milioni di dollari.
Il rally partito ieri, sostenuto dai progressi sul fronte dello shutdown federale, sembra perdere slancio.
Nella tarda serata di ieri, il Senato ha approvato un pacchetto di spesa per porre fine al blocco delle attività governative. Il provvedimento passerà ora alla Camera, dove il voto finale potrebbe arrivare già mercoledì, per poi approdare alla scrivania del presidente Trump.
L’attesa conclusione dello shutdown ha offerto un momentaneo sollievo ai mercati, che nelle ultime settimane hanno risentito della scarsità di dati macroeconomici ufficiali. L’assenza di report aggiornati ha infatti alimentato la volatilità, con gli investitori in ansia per lo stato di salute del mercato del lavoro. La riapertura dell’amministrazione dovrebbe ora consentire la pubblicazione di una raffica di dati arretrati, tra cui il report sul mercato del lavoro di settembre, attesi tra i primi.
In avvio di seduta l’S&P 500 e il Nasdaq cedono rispettivamente lo 0,2% e lo 0,4%, mentre il Dow Jones guadagna lo 0,1%. L’indice di volatilità Vix avanza del 0,8%, ma resta sotto la soglia dei 20 punti, considerata il confine tra un mercato stabile e uno turbolento.
IL decennale Usa si porta al 4,12%, in aumento di 1,7 punti base. Il dollaro si indebolisce: il Dollar Index (Dxy) perde lo 0,3% contro un paniere di valute dei principali Paesi sviluppati.
Sul fronte delle materie prime, i metalli preziosi proseguono la corsa verso nuovi massimi: l’oro avanza dello 0,65% a 4.143 dollari l’oncia, mentre l’argento segna un +1,3% a 51,15 dollari. Tra le commodity energetiche, il petrolio Wti guadagna l’1,15% a 60,82 dollari al barile e il gas naturale sale dell’1% a 4,38 dollari. In calo invece le criptovalute: il Bitcoin perde l’1,5% e scivola a 104.400 dollari.
Sul fronte geopolitico, torna a salire la tensione tra Stati Uniti e Cina. Pechino, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, starebbe valutando l’introduzione di un sistema di «utente finale convalidato» (Validated End User, Veu) per le licenze di esportazione dei metalli delle terre rare. In pratica, la misura renderebbe più difficile per gli appaltatori della difesa americana ottenere questi materiali strategici, utilizzati in settori che spaziano dalle telecomunicazioni ai caccia F-35.
La mossa rappresenta l’ultimo capitolo delle frizioni commerciali tra Washington e Pechino. La Cina, che detiene circa l’85% della capacità mondiale di raffinazione delle terre rare, ha già minacciato restrizioni alle esportazioni in risposta ai dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Nelle trattative più recenti, gli Stati Uniti avevano chiesto di eliminare tali limiti.
L’intesa ha spinto le azioni di MP Materials e degli altri produttori statunitensi del settore, con MP in rialzo del 311% da inizio anno. Tuttavia, nell’ultimo mese il titolo ha ceduto il 18% per effetto dell’allentamento delle tensioni con Pechino.
Eventuali nuove restrizioni da parte della Cina, avvertono gli analisti, potrebbero riportare alta la volatilità sulle azioni legate alle terre rare.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il titolo perde l’ 1,55% in avvio di seduta dopo il rimbalzo di ieri (+3,7%) che aveva interrotto due giorni di forti ribassi. La scorsa settimana gli azionisti del gruppo hanno approvato un maxi piano di compensi per il ceo Elon Musk, che prevede l’assegnazione di circa 425 milioni di azioni vincolate. Il pacchetto potrebbe valere fino a 1.000 miliardi di dollari qualora venissero raggiunti obiettivi di performance particolarmente ambiziosi.
La società di cloud computing crolla dell’8,6% all’apertura di Wall Street. L’azienda ha riportato una perdita inferiore alle attese e ricavi migliori delle stime, ma ha segnalato ritardi da parte di un partner nello sviluppo di un nuovo data center. Pur sottolineando che la domanda di servizi di intelligenza artificiale «supera di gran lunga la capacità disponibile», l’azienda ha fornito una guidance sui ricavi 2025 nettamente inferiore alle previsioni di Wall Street.
Sempre sul fronte cloud computing, Rigetti apre a -6% dopo aver riportato ricavi trimestrali inferiori alle attese. La società, specializzata nel calcolo quantistico, ha comunque alle spalle un anno straordinario: rispetto a dodici mesi fa il titolo resta in rialzo di oltre 2.000%, segno dell’euforia degli investitori sul potenziale della tecnologia quantistica.
Scende anche il colosso dei chip per AI, in flessione del 2,5%, dopo che la giapponese SoftBank ha annunciato la vendita della propria partecipazione da 5,83 miliardi di dollari. L’operazione è marginale rispetto a una capitalizzazione di mercato di 4,8 trilioni di dollari, ma alimenta nuovi dubbi sulle valutazioni elevate del comparto AI, in vista della pubblicazione dei conti prevista per il 19 novembre.
In lieve rialzo Ast SpaceMobile (+1,9%), che ha chiuso il terzo trimestre con una perdita di 45 centesimi per azione, peggiore rispetto ai 22 centesimi stimati dal consensus, e con vendite sotto le attese. Nonostante il passo indietro, il titolo resta in forte progresso da inizio 2025, con un balzo superiore al 225%.(riproduzione riservata)