Il mercato azionario di Wall Street sta iniziando a preoccuparsi per il conflitto in Medio Oriente. E anche i prezzi dell’energia stanno reagendo alla situazione di crisi che preoccupa con l’acuirsi delle tensioni internazionali. Solo la cautela di Israele ha frenato ulteriori spinte ribassiste per le azioni, riflettendo una maggiore tensione nel segmento tecnologico del Nasdaq che è il peggiore.
Le azioni di New York accentuano così nel finale il ribasso iniziato in giornata. In chiusura i listini hanno accentuato le perdite con il Dow Jones che lascia sul terreno lo 0,7% e l’S&P che segna un -1,4%. Fa ancora peggio il Nasdaq, con l’indice dei titoli tecnologici a -1,8%.
Tra i titoli si segnala la performance di Goldman Sach, che guadagna il 2,7% dopo aver battuto le stime. In positivo anche Nike e Intel, che guadagnano oltre l’1%. In profondo rosso invece Salesforce (-6%), con Tesla (-5%), Nvidia (-2%), deboli Visa (-1,7%) e Apple (-2%).
Le azioni di Trump Media & Technology, hanno subito un crollo del 18% dopo che la società di social media ha presentato istanza di vendita di una grande quantità di azioni in modo che i suoi azionisti, tra cui Donald J. Trump, potessero incassare.
Ci sono segnali che la guerra in Medio Oriente potrebbe fare un salto di livello. Ciò rende altamente plausibile che il prezzo del petrolio potrà subire un’impennata, facendo scendere ulteriormente il mercato azionario, nel breve termine.
Il prezzo del petrolio greggio West Texas Intermediate è in realtà rimasto abbastanza stabile, scendendo addirittura dal massimo degli ultimi mesi di quasi 87 dollari al barile toccato il 5 aprile circa 85 dollari attuali. Ma ci si aspetta un balzo, dato che l’Iran ha attaccato Israele in risposta alla contestata aggressione israeliana contro una missione diplomatica iraniana in Siria.
Il rischio è che Israele possa rispondere allo stesso modo, avvicinando il Medio Oriente a un conflitto più ampio che potrebbe danneggiare la produzione petrolifera o interrompere le spedizioni di greggio dal Golfo Persico.
Questo è il motivo per cui il mercato azionario, che ha iniziato a scendere lunedì pomeriggio dopo essere stato in territorio positivo per gran parte della giornata, non è poi precipitato. L'indice S&P 500 era in rosso a metà pomeriggio dopo essere salito vicino all'1% in apertura, ma rimane solo circa il 3% al di sotto del suo massimo storico.
Sebbene gli eventi dello scorso fine settimana segnalino un significativo aumento del rischio geopolitico, - dice una analisi di S&P Global Ratings - la tesi centrale dello scenario di base di S&P rimane sostanzialmente invariata. L’agenzia di rating prevede, cioè, che la guerra tra Israele e Hamas continuerà nel 2024 e che Gaza ne rimarrà l'epicentro, con una continua pressione su Israele (AA-/Negativo/A-1+) da parte dell'Iran (senza rating) e dei suoi proxy.
Israele starebbe già preparando la sua risposta adeguata all'Iran. Il segretario di Stato Antony Blinken ha affermato che, sebbene gli Stati Uniti prerirebbero rispondere diplomaticamente per prevenire qualsiasi escalation, sosterranno gli sforzi di difesa di Israele.
Ore 17:30. Borse Usa deboli. Il rendimento del Treasury decennale sale al 4,64%
Wall Street perde tono nel corso della seduta. Alle 17:30 il Dow Jones sale dello 0,4%, S&P 500 dello 0,3% mentre il Nasdaq è piatto. Le borse americane si interrogano sulle prossime mosse della Fed, che dopo l’ultimo rialzo oltre le attese dell’inflazione potrebbe rinviare il taglio dei tassi. I fed fund ora sono al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre 20 anni, e i mercati speravano in una prima riduzione a giugno, che ora invece potrebbe slittare a dopo l’estate.
Gli utili delle società statunitensi potrebbero soccorrere Wall Street, ma la stagione delle trimestrali si è aperta con una doccia fredda perché Jp Morgan ha previsto un margine d’interesse inferiore alle attese nel 2024. A tutto ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche, ingigantite dopo l’attacco dell’Iran a Israele di sabato 13 aprile. In questo contesto il cambio euro-dollaro è rimasto immobile a quota 1,0645: va comunque ricordato che la moneta unica ha perso terreno nei confronti di quella americana da quando i mercati si sono convinti che la Bce taglierà i tassi prima della Fed.
Oltre al dollaro uno scenario di tassi alti più a lungo negli Usa ha spinto anche il rendimento del Treasury decennale, salito al 4,64%. Il clima teso in Medio Oriente invece non ha dato la scossa al petrolio, che già si era avvantaggiato del contesto geopolitico nei giorni passati: così il prezzo del Brent è sceso sotto i 90 dollari al barile (89,2 dollari, -1,5%) mentre quello del Wti si è ridotto a 84,3 dollari al barile (-1,5%).
Wall Street rimbalza dopo le perdite di venerdì 12 aprile, quando ai timori su inflazione e tassi si sono aggiunti quelli sugli utili delle banche, scatenati dalle previsioni inferiori alle attese di Jp Morgan sul margine d’interesse del 2024. Alle 15:30 il Dow Jones sale dell’1%, S&P 500 dello 0,9% e il Nasdaq dello 0,6%. Le borse Usa si rivelano più forti persino dell’escalation in Medio Oriente grazie alle buone notizie arrivate dai conti di Goldman Sachs (leggi sotto).
Ma anche le vendite al dettaglio contribuiscono grazie alla crescita dello 0,7% mensile emersa a marzo: il dato ha battuto il consenso degli economisti (+0,3%). Ad aprile, invece, l’indice Empire State Manufacturing della Fed di New York è migliorato a -14,3 punti dai -20,9 di marzo, valore però inferiore al consenso (-9 punti). Ecco cinque titoli da tenere d’occhio lunedì 15 aprile.
Alle 15:30 il titolo Goldman Sachs sale del 5%. Nel primo trimestre il gigante di Wall Street ha battuto le attese sui profitti e sul fatturato, grazie alla performance delle divisioni trading e investment bank. Nello specifico gli utili di Goldman Sachs sono aumentati a 4,13 miliardi (+28%), pari a 11,58 dollari per azione, ben oltre gli 8,56 dollari stimati. I ricavi, invece, sono saliti a 14,21 miliardi (+16%), sopra i 12,92 miliardi previsti.
Alle 15:30 le azioni Tesla perdono il 2,6%. Non solo le big tech, anche la casa di Elon Musk è costretta a licenziare. Il produttore di veicoli elettrici taglierà più del 10% del suo personale, cioè 15 mila dipendenti. In una nota interna Musk ha spiegato che esaminerà ogni aspetto dell’azienda per renderla più competitiva e in grado di affrontare la concorrenza dei costruttori cinesi. Società come Byd hanno inondati i mercati con auto a prezzi più bassi di quelli di Tesla: così la società americana è stata costretta a tagliare più volte i listini in una guerra dei prezzi che ha eroso i margini, danneggiando il titolo a Wall Street.
Alle 15:30 il titolo Apple cede lo 0,8%. Nel primo trimestre del 2024 le vendite di iPhone sono scese a 50,1 milioni (-10%) a livello globale a causa della concorrenza dei rivali Samsung e Huawei. I cinesi, in particolare, sono cresciuti a due cifre grazie al sostegno dei fondi statali. Secondo il rapporto di International Data Corporation (Idc) l’azienda di Cupertino ha registrato il calo più marcato tra i primi cinque marchi di smartphone. Così Samsung ha riconquistato il primo posto, sottrattogli proprio da Apple nel 2023.
Alle 15:30 le azioni Trump Media perdono l’11%. L’ipo da record oramai è solo un lontano ricordo per la società dietro il social network di Donald Trump, Truth. Dalla quotazione il titolo ha perso il 20% prima a causa della perdita da 58,2 milioni emersa nel 2023, provocata da 39,4 milioni di interessi passivi. Poi la società ha presentato un’istanza per l’emissione di milioni di azioni aggiuntive.
Alle 15:30 il titolo Medical Properties Trust balza del 24%. Il fondo di investimento immobiliare venderà le sue quote di maggioranza in cinque ospedali dello Utah. L’operazione ha un valore complessivo di 886 milioni.(riproduzione riservata)