Prima il rischio dazi, ora il pericolo recessione. Donald Trump ha introdotto un altro fattore di instabilità sui mercati, che non hanno apprezzato e sono finiti al tappeto su entrambe le sponde dell’Atlantico. Nel weekend in un’intervista a Fox News il presidente americano non ha escluso una recessione negli Usa. «Ci attende un periodo di transizione perché stiamo facendo qualcosa di molto grande», ha detto Trump, facendo capire è possibile una momentanea frenata economica per garantire prosperità per lungo tempo.
Il messaggio ha spaventato le borse americane, al solito più orientate al breve periodo e già in sofferenza per l’incertezza generata dai dazi. Il Nasdaq ha chiuso in ribasso del 4%. Giù anche il Dow Jones (-2,1%) e l’S&P500 (-2,7%).
Dopo l’exploit iniziale, la rielezione di Trump si è trasformata in un boomerang per il listino tecnologico e per molti titoli. Tesla su tutti, che chiude in calo del 15,4% (è la caduta più forte dal 2020) dopo la decisione di Ubs di tagliare il target price a 225 dollari dai precedenti 259. Gli analisti non hanno apprezzato il rallentamento delle vendite in Cina, quasi dimezzate a febbraio a 30.688 veicoli (-49%). Nelle ultime settimane i dati negativi hanno riguardato anche l’Europa, così il gruppo di Elon Musk ha mandato in fumo oltre 800 miliardi di capitalizzazione e azzerato i guadagni post elettorali. Tesla non è la sola. Nvidia (-5,1%) è in difficoltà da quando la cinese DeepSeek ha svelato l’esistenza della sua AI a basso prezzo. Ma continuano a soffrire tutti i Magnifici 7, da Alphabet (-4,5%) ad Apple (-4,8%), da Microsoft (-3,3%) a Meta (-4,4%). Palantir -10%. Bitcoin affonda sotto gli 80.000 dollari e alla chiusura di Wall Street perdeva il 4,4% a 79.015 dollari,
Wall Street prosegue la seduta in forte calo. Alle 17.30 il Dow Jones perdeva l’1,2%, il Nasdaq il 3,5% e lo S&P 500 il 2,1%.
Il mercato è stato scosso dagli sviluppi politici a Washington, con le negoziazioni sui dazi tra Stati Uniti, Messico e Canada che si sono svolte per tutta la scorsa settimana. In un’intervista andata in onda ieri, il presidente Donald Trump ha risposto a una domanda di Fox News sulla possibilità di una recessione dicendo che l’economia stava attraversando «un periodo di transizione».
«L’indice dei prezzi al consumo di febbraio sarà un test fondamentale per capire se l'inflazione sta rallentando e se le tariffe hanno già iniziato a impattare i prezzi». lo ha dichiarato Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Dopo la sorpresa al rialzo di gennaio, infatti, l’indice dei prezzi al consumo (Cpi) di febbraio sarà analizzato per capire se l’inflazione sta tornando sotto controllo o se il percorso della Fed resta più complicato del previsto. Le attese indicano un incremento dello 0,3% su base mensile per l’indice headline, in rallentamento rispetto al +0,5% di gennaio, mentre il Core Cpi dovrebbe crescere dello 0,3%, dopo il +0,4% del mese precedente».
Il cambio euro / dollaro cresce del 0,05% mentre il rendimento del treasury decennale scende del 2,08%.
Wall Street apre la seduta in calo. Alle 14.30 il Dow Jones è in negativo dell’1%, il Nasdaq del 2% e lo S&P 500 del 1,45%. Sulle azioni delle principali banche Usa pesano le preoccupazioni di un possibile rallentamento economico.
«Cosa sta causando questa debolezza? Non c'è stato un titolo o uno sviluppo specifico nel fine settimana a causare pressione, ma le stesse preoccupazioni di prima stanno pesando sul sentiment». Lo ha dichiarato Adam Crisafulli, analista di Vital Knowledge. Gravano, in particolare, i timori «che Trump e i funzionari della Casa Bianca continuino a sostenere con decisione un programma economico/tariffario che (nella migliore delle ipotesi) creerà significativi venti contrari a breve termine e nella peggiore delle ipotesi innescherà una crisi di crescita estesa che durerà per diversi mesi e trimestri», ha aggiunto Crisafulli.
Gli investitori aspettano nella giornata di oggi la pubblicazione del sondaggio della Federal Reserve di New York sulle aspettative dei consumatori, che verrà confrontato con il rapporto analogo dell’Università del Michigan di venerdì. La lettura chiave della settimana è il Consumer Price Index, la cui uscita è prevista mercoledì, mentre quella del Producer Price Index giovedì.
Ecco cinque titoli da monitorare lunedì 10 marzo.
Alle 14.30 il titolo balza di oltre il 75%. La società vola grazie al piano di acquisizione da parte di Rocket Companies in un accordo esclusivamente dal valore di 1,75 miliardi di dollari.
Alle 14.30 azioni di Novo Nordisk scambiate a Wall Street calano di oltre il 6% dopo che i risultati della sperimentazione sul suo farmaco per la perdita di peso CagriSema hanno dimostrato che il trattamento ha avuto un impatto minore sui pazienti rispetto ai test precedenti.
Alle 14.30 il titolo cresce del 6% dopo che Truist ha aumentato il rating del marchio di ristoranti a buy.
Alle 14.30 le azioni calano del 3,57%. La compagnia automobilistica satunitense continua a perdere terreno a Wall Street a causa dell’aumento della concorrenza cinese e della mancanza di innovazione nel mercato.
Alle 14.30 le azioni calano dello 0,11%. Lo scorso mese, le azioni della compagnia sono crollate di oltre il 27%. (riproduzione riservata)