Wall Street tocca livelli record, con il Nasdaq e lo S&P 500 che raggiungono i massimi storici. Il Dow Jones sale dello 0,52% a 44.485,53 punti, il Nasdaq cresce dello 0,74% a 20.884,27 punti mentre lo S&P 500 chiude in positivo dello 0,54% a 6.297,50 punti. L'euro è scambiato a 1,1603 dollari dopo la chiusura delle borse Usa. La moneta unica perde lo 0,34% verso il biglietto verde.
Alle 17:40 i principali indici Usa girano in positivo. L’S&P500 e il Dow Jones guadagnano entrambi lo 0,4% e il Nasdaq sale dello 0,6% dopo che Trump è tornato alla carica sul fronte commerciale, annunciando l’intenzione di imporre una tariffa unilaterale generalizzata del 10% o 15% a oltre 150 Paesi: «Invieremo semplicemente un avviso di pagamento», ha dichiarato ai giornalisti.
Nel corso della giornata sono stati rilasciati dati macro relativi all’occupazione e alle vendite al dettaglio. Con riferimento alla prima variabile, la lettura dei dati evidenzia come il mercato del lavoro statunitense continua a mostrare segnali di tenuta: nella settimana terminata il 12 luglio, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 221.000, in calo rispetto alle 228.000 della settimana precedente (dato rivisto), secondo quanto comunicato dal Dipartimento del Lavoro americano.
Il dato si è rivelato migliore delle attese degli economisti interpellati dal Wall Street Journal, che avevano previsto 234.000 richieste. Parallelamente, le richieste continuative, che misurano il numero complessivo di persone ancora in cerca di occupazione, sono salite leggermente a 1,96 milioni nella settimana conclusa il 5 luglio, rispetto agli 1,95 milioni della settimana precedente. Questo indicatore, che ha un ritardo di una settimana rispetto alle richieste iniziali, conferma una tendenza in crescita, suggerendo una maggiore difficoltà per i disoccupati a rientrare nel mercato del lavoro. Dopo un picco primaverile, con tre settimane consecutive oltre quota 245.000 richieste iniziali, il dato si è stabilizzato nelle ultime settimane. Nonostante il rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché stabile negli ultimi mesi intorno al 4,2%.
Spostandosi sul versante della politica monetaria, l’ex governatore della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha dichiarato di ritenere che il futuro presidente della banca centrale americana saprà mantenere l’indipendenza della Fed. In un’intervista rilasciata giovedì alla Cnbc, Warsh - tra i nomi che Trump sta considerando per sostituire Jerome Powell alla scadenza del suo mandato nel maggio 2026 - ha affermato. «In una parola, sì. Lo sostengo da vent’anni e la storia ce lo conferma: una politica monetaria indipendente è fondamentale», ha affermato
Warsh ha ribadito che, a suo avviso, la Fed potrebbe tagliare i tassi d’interesse, a condizione che l’allentamento sia accompagnato da un piano concreto per ridurre in modo significativo il bilancio della banca centrale, attualmente pari a 6.700 miliardi di dollari. In quest’ottica, ha rilanciato l’idea di un nuovo accordo formale tra Fed e Tesoro, ispirato all’intesa del 1951 che rafforzò l’autonomia della banca centrale nella definizione della politica dei tassi.
Secondo l’ex governatore, l’intesa dovrebbe definire le modalità con cui la Fed, insieme al segretario al Tesoro Scott Bessent, gestirà il processo di riduzione del proprio portafoglio titoli. «Serve un piano di uscita dalla funzione fiscale della Fed, che restituisca pieni poteri al Tesoro ma deve essere un processo graduale, non affrettato», ha affermato.
A proposito della prudenza della Fed nel tagliare i tassi a causa dell’impatto potenziale dei dazi sui prezzi, Warsh ha criticato la gestione dell’inflazione degli ultimi anni: «Il presidente ha ragione a chiedere un cambio di regime nella conduzione della politica monetaria».
Infine, Warsh ha respinto le preoccupazioni secondo cui un eventuale presidente della Fed nominato da Trump rischierebbe di perdere credibilità. «Ho un track record ventennale e nel tempo ho sostenuto posizioni sia più restrittive che più accomodanti, a seconda del contesto. È il momento giusto per cambiare approccio e non ha nulla a che vedere con chi siede alla Casa Bianca», ha detto.
La visione di Warsh diverge con quella di Adriana Kugler, attuale governatrice della Federal Reserve. Secondo Kugler la banca centrale dovrebbe mantenere i tassi d’interesse stabili ancora per un po’, alla luce del rischio che le nuove barriere commerciali alimentino ulteriormente l’inflazione nei prossimi mesi.
Intervenendo giovedì a una conferenza sul settore immobiliare a Washington, la governatrice ha sottolineato come l’inflazione generata dai dazi sia già visibile nei dati sui prezzi diffusi questa settimana. Secondo la funzionaria, l’aumento dei prezzi potrebbe accelerare ulteriormente, poiché molte imprese non hanno ancora trasferito per intero sui consumatori i rincari legati ai costi più alti di importazione. «Con l’inflazione sui beni in crescita a causa della pressione al rialzo dei dazi, ritengo appropriato mantenere il tasso di riferimento ai livelli attuali per un po’ di tempo», ha detto.
La posizione di Kugler arriva mentre crescono le pressioni politiche su Jerome Powell e sul board della Fed, con il presidente Usa Donald Trump che continua a sollecitare un taglio dei tassi. Tuttavia, Kugler si aggiunge alla lista dei membri con diritto di voto che si oppongono a una riduzione dei tassi in questa fase, in vista della prossima riunione del Fomc prevista per fine luglio. Mercoledì, anche John Williams, presidente della Fed di New York, aveva lanciato un allarme simile sull’inflazione in risalita, suggerendo che l’istituto dovrebbe restare fermo. La settimana scorsa, anche il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, aveva espresso una linea prudente analoga.
L’S&P500 scambia nei pressi della parità, il Nasdaq guadagna lo 0,1% e il Dow Jones lo 0,2%.
Ci si prepara a una giornata intensa sul fronte delle trimestrali, con gli investitori che esaminano i conti di Ge Aerospace e PepsiCo, mentre cresce l’attesa per i risultati di altri big, tra cui Netflix.
In Asia, Tsmc — il principale produttore mondiale di chip conto terzi — ha registrato un utile trimestrale da record, nonostante le incertezze legate ai dazi. Negli Stati Uniti, il tono è stato nel complesso positivo: Ge Aerospace ha rivisto al rialzo le previsioni sugli utili e PepsiCo ha battuto le attese degli analisti. A deludere è stata invece United Airlines, con una guidance sotto le aspettative.
Sul fronte corporate, l’ex presidente Donald Trump ha dichiarato che Coca-Cola ha accettato di sostituire gli edulcoranti controversi — come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio — con zucchero di canna nelle bevande vendute negli Usa.
I mercati sono rimasti cauti nella prima parte della giornata di giovedì 17 luglio. Il dollaro ha proseguito il suo recupero, favorito anche dalle dichiarazioni di Trump secondo cui è improbabile che voglia rimuovere Jerome Powell dalla guida della Federal Reserve, «a meno che non emerga un caso di frode». Ha però lasciato intendere che potrebbe tentare la rimozione «per giusta causa», accusando la Fed di aver speso troppo in lavori di ristrutturazione. Il cambio euro dollaro ha rintracciato dello 0,44% a 1,1588.
Intanto, i vertici di alcune delle principali banche americane — tra cui Goldman Sachs, Bank of America e Jp Morgan Chase — hanno ribadito l’importanza dell’indipendenza della Fed, definendola fondamentale per la stabilità economica. Le tre banche hanno riportato nell’ultimo trimestre un aumento dei ricavi da attività di trading, alimentati dalla volatilità dei mercati.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il più grande produttore mondiale di chip conto terzi ha registrato un utile trimestrale record, con una domanda solida nonostante le incertezze legate ai dazi. Il titolo sale del 2% in apertura di Wall Street.
La compagnia aerea ha riportato utili rettificati trimestrali superiori alle attese, ma l’outlook annuale ha deluso. Il titolo apre a +5,8%.
Il colosso di snack e bevande ha registrato un aumento dei ricavi trimestrali, nonostante un lieve calo dei volumi di vendita. Le azioni guadagnano il 6,5%.
Il produttore di motori aeronautici ha alzato le previsioni di utile per l’anno, dopo aver battuto le attese sia su vendite che su profitti trimestrali. Il titolo segna -1,1% in apertura.
La piattaforma di streaming pubblicherà i risultati nel tardo pomeriggio. All’apertura di Wall Street il titolo perde lo 0,2%.