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Tim Cook, ceo Apple
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La crisi esistenziale di Apple: riuscirà a costruire un futuro attorno all’intelligenza artificiale?

di Joanna Stern (Wall Street Journal)
08 maggio 2025, 10:38 Ultimo aggiornamento: 16:48

Durante la sua testimonianza nel processo antitrust contro Google, Eddy Cue, vicepresidente dei servizi Apple, ha confermato che l’azienda sta lavorando con realtà del settore AI per integrare le loro tecnologie in Safari e altri prodotti

Nel 2025, Apple si trova davanti a un bivio critico: potrebbe essere l’inizio di un periodo decisamente più cupo o l’alba di una nuova era da favola tecnologica. (Sì, è davvero questa la risposta di Siri quando le si chiede se le cose miglioreranno presto).

Tra tutte le sfide, è l’intelligenza artificiale a rappresentare forse la minaccia più insidiosa e di lungo periodo. Apple ha costruito il suo impero da trilioni di dollari su prodotti iconici, capaci di distinguersi grazie a un «integrazione profonda tra software, hardware e servizi», come ama ricordare Tim Cook in ogni keynote.

Il problema dell’AI

Ma oggi, quei pilastri, software e servizi, poggiano sempre più sull’Ia. E qui nasce il problema: Apple non figura nemmeno tra i leader della corsa globale all’intelligenza artificiale. Google, Meta, Microsoft, OpenAI... Ogni mese sfornano strumenti e aggiornamenti brillanti. E Apple? Per ora continua a costruire l’hardware su cui girano le meraviglie altrui.

Mercoledì 30 aprile, durante la sua testimonianza nel processo antitrust contro Google, Eddy Cue, vicepresidente dei servizi Apple, ha confermato che l’azienda sta lavorando con realtà del settore AI per integrare le loro tecnologie in Safari e altri prodotti. Nel frattempo, Bloomberg e The Information riferiscono che Apple starebbe ristrutturando Siri internamente. Ufficialmente, nessun commento dalla portavoce dell’azienda.

Cosa succederà adesso? Le strade sembrano due, e sembrano portare in direzioni opposte. Benvenuti in «Scegli la tua avventura Ia: edizione Apple».

Ipotesi 1: Apple fallisce con l’AI

Quando nel 2011 Phil Schiller presentò Siri come un «assistente intelligente che ti aiuta con un semplice comando vocale», le aspettative erano altissime. Da allora, Apple ha provato a mantenere quella promessa. Dopo anni di risultati deludenti e con gli attuali strumenti «Apple Intelligence» accolti con scetticismo, dubitare è comprensibile.

Ma ora, la posta in gioco è molto più alta. Non si parla più di semplici comandi vocali o battute da papà, bensì della tecnologia che definirà l’interfaccia di ogni dispositivo futuro: dagli iPhone e Apple Watch odierni, agli occhiali intelligenti e robot domestici di domani.

L’hardware Apple è sempre più un semplice contenitore per i servizi altrui. Gmail, Google Calendar, Docs… e ora, anche l’AI. Già oggi, molti utenti preferiscono parlare con ChatGPT in macchina per pianificare progetti, o usare l’assistente vocale di Perplexity, lanciato ad aprile, che può controllare musica, email e promemoria su iPhone. Cue ha ammesso di aver discusso con Perplexity per un’integrazione più profonda, prevedendo che motori di ricerca Ia come OpenAI, Anthropic e la stessa Perplexity sostituiranno Google.

Senza un’AI competitiva, Apple rischia di perdere la sua superiorità hardware, specialmente nei dispositivi indossabili. Meta, ad esempio, ha trasformato occhiali da sole con fotocamera in un gadget AI tra i più avanzati. Indossando i Ray-Ban Meta, si ottiene un assistente vocale che risponde in modo naturale e utile. E Siri? Ancora in ritardo.

Anche Google e OpenAI stanno sviluppando dispositivi simili, e si vocifera di una collaborazione tra l’ex capo del design Apple, Jony Ive, e Sam Altman di OpenAI. Di cosa si tratti esattamente (auricolari, occhiali o altro), non è dato sapere. Apple sta lavorando su progetti analoghi: AirPods con fotocamera, occhiali smart, robot domestici. Ma senza un motore Ia efficace, rischiano di fallire sul mercato.

Secondo David Yoffie, professore alla Harvard Business School, «Apple è diventata un classico inseguitore veloce. Non è più l’innovatore leader in quasi nessun settore». Non è una condanna a morte, aggiunge, ma se Apple resterà troppo indietro, le conseguenze potrebbero essere gravi.

Ipotesi 2: Apple conquista l’AI

C’è però anche un’altra via. In questo scenario, Apple risolve tutti i problemi con l’intelligenza artificiale. Basta con le emoji mal riuscite, con nasi da maiale su teste di cane. Apple potenzia i suoi modelli linguistici, raffina il linguaggio naturale, aggiunge un pizzico della sua «polvere magica di Cupertino» e... magia.

Ecco cosa troveremmo lungo questa strada:

Bot’s Landing- Siri non è più la delusione del passato. Non ci sono più comandi mal interpretati o ricerche web inutili. Siri sa rispondere, capisce il contesto, e ha una voce naturale come quella degli assistenti Meta o OpenAI. Con la differenza che controlla davvero le luci, apre il garage, gestisce la casa: una sorta di Alexa+ finalmente realizzata.

Wearable Wonderland- Gli occhiali smart Apple non sono solo belli: sono utili. Vedono ciò che vedi, riconoscono oggetti e persone, danno consigli («Quella è Bertha, bionda, del marketing»). L’Apple Watch diventa il medico da polso che Tim Cook ha sempre sognato: rileva sintomi, dà consigli e ti avvisa se stai per ammalarti.

Automation Alley- Il robot Apple ti prepara il latte di mandorla, lucida il pavimento e piega il bucato. Non può tosare il cane, ma ti prenota il toelettatore. Ovviamente, questo paradiso costa: 29,99 dollari al mese per Apple Intelligence+.

«In 10 anni potresti non aver più bisogno di un iPhone, per quanto sembri assurdo», ha detto Cue. Le rivoluzioni tecnologiche come l’AI creano nuovi prodotti e nuove aziende. Se l’iPhone diventa obsoleto, Apple vuole comunque restare al centro di tutto. Per farlo, dovrà accelerare. Ma senza promettere più di quanto può mantenere. Scopriremo se Cupertino sta davvero correndo verso in questa direzione il mese prossimo, alla conferenza annuale per sviluppatori.

Craig Federighi, vicepresidente del software, ha dichiarato a ottobre: «Questo è un percorso tecnologico che durerà anni, persino decenni». Speriamo solo di non dover aspettare fino al 2035. ( riproduzione riservata)



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