«Mi è piaciuto molto il video della tortura», scriveva Jeffrey Epstein in una email del 2019 indirizzata all’amico di lunga data Sultan Ahmed Bin Sulayem. Pochi giorni dopo la diffusione di questa lettera sui media, il presidente e ceo di Dp World, colosso degli Emirati Arabi che gestisce terminal marittimi in tutto il mondo e vanta un fatturato di 20 miliardi di dollari, ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato.
Sultan Ahmed Bin Sulayem è per ora il più importante protagonista del mondo economico e della finanza che ha lasciato i suoi incarichi a seguito della pubblicazione tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026 degli Epstein Files da parte del Dipartimento di Giustizia Usa (Doj), circa 3,5 milioni di pagine, oltre a 2.000 video e 180.000 immagini. Un materiale immenso, di difficile interpretazione e con molti nomi censurati.
Poi, certo, tutti sanno dell’arresto e del successivo rilascio, dopo 12 ore di interrogatorio, di Andrew Mountbatten-Windsor, fratello del Re d’Inghilterra Carlo III, ma qui siamo nell’ambito della politica in senso lato.
Per tornare al mondo economico-finanziario, Thomas Pritzker si è dimesso da presidente esecutivo di Hyatt Hotels. La sua è una delle famiglie più potenti degli Stati Uniti, grande finanziatrice dei Democratici e lui è primo cugino del governatore dell'Illinois JB Pritzker, uno dei più accaniti oppositori del presidente Donald Trump.
In una mail inviata a Epstein il 6 giugno 2011, Pritzker dice di avere passato il giorno del suo compleanno in una remota valle dell’Afghanistan con i «Boys with Toys». Frase molto ambigua se rivolta a un noto pedofilo. Scenari che rievocano lo squallore descritto con grande efficacia da Curzio Malaparte nel suo romanzo La Pelle, ambientato a Napoli e dintorni ai tempi della liberazione americana dal 1943 al 1945.
Citata più di diecimila volte negli Epstein Files, Kathy Ruemmler si è dimessa dalla carica di capo dell’ufficio legale di Goldman Sachs. Ai tempi di Barack Obama era consulente legale della Casa Bianca. In una email del 2019 ringraziava Epstein per i regali ricevuti: «Sono totalmente accessoriata grazie a zio Jeffrey! Stivali, borsa e orologio!». E nella sua veste di giurista ha spiegato al faccendiere pedofilo «come la legge distingua tra vittime minorenni di reati sessuali e prostitute adulte». «You are fired», sei licenziata, direbbe Trump.
Nella categoria avvocatissimi, figura anche Brad Karp, che si è dimesso da presidente dello studio Paul Weiss, uno dei più potenti d'America. A dire il vero da quanto risulta dalle email pubblicate dal Doj, Karp si è limitato a discutere dei guai giudiziari di Epstein. Niente sesso, niente che faccia lontanamente pensare a qualcosa di penalmente rilevante. Ma «i recenti resoconti hanno concentrato l'attenzione su di me, cosa che non è nel migliore interesse dello studio legale», ha spiegato Karp.
Preoccupazioni, invece, che sembra non avere il segretario al Commercio Usa, forse il massimo sostenitore della politica dei dazi di Trump, ora bocciata dalla Corte Suprema: Howard Lutnick ha ammesso di aver visitato Little Saint James, l'isola privata di Epstein, nel 2012 con la moglie e i quattro figli.
In precedenza aveva dichiarato di aver interrotto i rapporti quando nel 2008 il faccendiere pedofilo aveva patteggiato una condanna a 18 mesi di carcere per adescamento alla prostituzione e adescamento alla prostituzione di un minore di 18 anni. Qualcuno, anche all’interno del partito Repubblicano, chiede le sue dimissioni. Ma per ora Trump gli ha confermato piena fiducia.
Particolare curioso: Lutnick era vicino di casa di Epstein, che viveva nella più grande abitazione privata di New York, situata nell'Upper East Side di Manhattan. Un indirizzo prestigiosissimo: per comprarlo pare che Epstein non avesse pagato un dollaro.
Il proprietario precedente era Leslie Wexner, il miliardario fondatore di L Brands, colosso dell’abbigliamento noto per il marchio Victoria's Secret. L’amicizia tra i due è iniziata a metà degli anni ‘80. «Sono stato ingenuo, sciocco e credulone a riporre fiducia in Jeffrey Epstein», ha dichiarato Wexner in una nota. «Era un truffatore. Sono stato truffato, ma non ho fatto nulla di male e non ho nulla da nascondere».
Ha dato invece le dimissioni dal cda di OpenAI un altro amico di lunga data di Epstein, Lawrence Summers, segretario al Tesoro di Bill Clinton. Ma qua si entra nel mondo della politica. Un capitolo dove c’è ancora molto da leggere e che per ora ha visto cadere teste solo in Europa. (riproduzione riservata)