Per arrivare da Davos, dove si tiene ogni anno il World Economic Forum, a Milano ci vogliono circa tre ore e mezza di treno, per un totale di 240 chilometri. Una piccola deviazione per chi arriva dall’altra parte del mondo ma ha scelto la metropoli italiana, capitale economico-finanziaria del Paese, per fare scouting di banche e istituzioni finanziarie da inglobare in Gift City, il primo International Financial Services Centre (acronimo Ifsc) dell’India.
Di fatto, una gigantesca City nello Stato del Gujarat, nell’India occidentale, circa 450 chilometri a nord di Mumbai. «Il progetto è stato istituito come Zona Economica Speciale, ma il suo fulcro è rappresentato proprio dall’Ifsc, che opera come una giurisdizione offshore all’interno del Paese», racconta a MF-Milano Finanza Sanjay Kaul, managing director e group ceo di Gift City, arrivato dalla Svizzera a Milano come capo della delegazione finanziaria indiana.
Gift, racconta il manager, «è l’acronimo di Gujarat International Finance Tec-City. È un hub dedicato ai servizi finanziari, al fintech e ai mercati dei capitali». A oggi ospita due borse valori internazionali, 37 uffici bancari (di cui 18 appartenenti a banche estere), circa 200 fund manager che gestiscono oltre 300 fondi, oltre a vari servizi fintech.
Uno degli elementi distintivi di Gift City è la possibilità di operare in valuta estera. «Le transazioni non avvengono in rupie indiane: sono autorizzate 15 valute, tra cui il dollaro statunitense e l’euro», sottolinea il managing director. «Dal punto di vista della normativa sui cambi, Gift City è considerata un’entità non residente. Questo si traduce in regole più semplici e in un regime fiscale altamente competitivo».
Gli incentivi fiscali rappresentano infatti uno dei principali punti di attrattività del progetto. «Parliamo di esenzioni fiscali per 10 anni su un arco temporale di 15, agevolazioni sulle plusvalenze, benefici per i mercati dei capitali e numerose altre esenzioni locali», spiega Kaul. «L’obiettivo è chiaro: posizionare Gift City come una porta d’accesso tra l’India e i mercati finanziari globali». Di fatto il modello di riferimento è quello dei grandi hub finanziari internazionali: Hong Kong, Londra, New York, Dubai. «La differenza è che questo ecosistema esiste all’interno dell’India, ma con un quadro regolatorio dedicato e semplificato», aggiunge il ceo.
Dopo Davos, la scelta di fare tappa a Milano non è stata casuale. «Oggi circa 1.100 entità sono registrate a Gift City, molte delle quali multinazionali europee», racconta Kaul. «L’Europa ha già una presenza forte e naturale nel nostro ecosistema. L’Italia, con il suo solido tessuto finanziario e industriale, è un mercato che desideriamo comprendere meglio e con il quale vogliamo costruire relazioni di lungo periodo».
Per banche e istituzioni finanziarie italiane, secondo il ceo, l’attrattiva può essere duplice. «Entrare in Gift City significa partecipare alla storia di crescita dell’India, che oggi è la grande economia in più rapida espansione al mondo», afferma. «Allo stesso tempo, consente di operare sui mercati globali con costi operativi significativamente inferiori rispetto a piazze finanziarie come Londra, New York o Singapore, offrendo benefici fiscali comparabili».
L’interesse, tuttavia, non si limita al solo settore finanziario. «Guardiamo anche alle grandi aziende manifatturiere italiane già presenti in India», aggiunge. «Possono utilizzare Gift City per tesoreria, fund management, funzioni di back office».
Al momento non sono ancora stati firmati accordi formali con istituzioni italiane, ma i segnali iniziali sono incoraggianti. «Questa è la nostra prima visita a Milano», precisa Kaul. «Stiamo esplorando il mercato e gli incontri sono stati molto positivi. Ci auguriamo che possano presto tradursi in iniziative concrete e in nuove presenze operative a Gift City».
A sostenere questa ambizione è anche la struttura regolatoria. «A differenza dell’India continentale, dove operano più autorità di vigilanza, Gift City dispone di un unico regolatore che supervisiona banche, mercati dei capitali, assicurazioni e fondi pensione», conclude. «Questo rende i processi più rapidi e l’operatività molto più semplice. È una piattaforma pensata per flussi finanziari bidirezionali, senza la complessità della regolamentazione indiana tradizionale». (riproduzione riservata)