I buoni dati sull'economia cinese che sta uscendo dagli effetti di mesi di lockdown regala energia ai listini, ma non al Nikkei, che giovedì alle ore 7:05 italiane cede l'1,4%. L'Hang Seng invece guadagna lo 0,3% e Shanghai l'1,45%. L'oro a 1.816 dollari l'oncia e il petrolio Wti americano a 109,23 dollari il barile viggiano laterali. Oggi è atteso il meeting dell'Opec+.
In linea generale, le borse chiudono il primo semestre 2022 peggiore degli ultimi 50 anni, non si vedeva dal 1970. Le maggiori valute recuperano in parte terreno sul dollaro, in media per lo 0,15%, l'euro passa di mano a 1,0458, lo yen a 136,44, la sterlina a 1,2127. Il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 3,06 al 3,10%, mentre i futures su Wall Street sono in rosso (Nasdaq -0,4%) dopo la conferma mercoledì della Fed di volere fermare la corsa dell'inflazione a tutti i costi (8,6% a maggio negli Usa).
Il Pmi manifatturiero ufficiale (pubblicato dall'Ufficio di statistica di Pechino, Nbs) della Cina è salito a 50,2 a giugno 2022 (sopra il livello di 50 è crescita economica) da 49,6 di maggio, mancando il consenso del mercato di 50,5. Tuttavia questa è stata la prima crescita dell'attività industriale da febbraio e il ritmo più ripido degli ultimi 6 mesi, con i principali centri economici, tra cui Shanghai, usciti dal lockdown da Covid solo all'inizio di giugno. Produzione, nuovi ordini e livelli di acquisto sono rimbalzati, tutti in aumento per la prima volta da 4 mesi. Nel frattempo, il sentiment è ai massimi da 3 mesi.
Il Pmi servizi ufficiale (Nbs) della Cina è salito a 54,7 a giugno 2022 da 47,8 di maggio, un deciso rimbalzo. E' stata la prima espansione nel settore dei servizi in quattro mesi e la crescita più forte da maggio 2021, con i contagi da Covid diminuiti nelle megalopoli e le restrizioni ulteriormente allentate. Sia i nuovi ordini (53,2 contro 44,1 di maggio) che i nuovi ordini per l'esportazione (50,1 contro 42,8) sono tornati in area di espansione mentre l'occupazione è diminuita a un ritmo più contenuto (46,9 contro 45,3). Allo stesso tempo, i tempi di consegna sono nettamente migliorati, accorciandosi per la prima volta dallo scorso novembre (50,8 contro 45,3).
Il petrolio Wti americano staziona attorno a 110 dollari il barile in attesa della riunione dell'Opec+ giovedì 30 giugno, durante la quale il cartello degli estrattori dovrebbe attenersi alla sua politica di modesti aumenti nella produzione. Nel frattempo, i leader del G7 stanno discutendo di porre un tetto massimo al prezzo del petrolio russo dopo che Mosca ha invaso l'Ucraina il 24 febbraio scorso. Tuttavia, i dati indicano che la Russia sta effettivamente ottenendo prezzi più alti sul suo greggio a causa della forte domanda in Asia.
Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha ribadito l'impegno della Banca centrale americana a fare tutto il necessario per controllare l'inflazione elevata e ha affermato che il rischio maggiore è di non riuscire a ripristinare la stabilità dei prezzi. Powell ha anche osservato mercoledì durante la conferenza annuale della Bce a Sintra, in Portogallo, che l'economia statunitense è in buona forma e ben posizionata per resistere a una politica monetaria più restrittiva e che spera che la crescita rimanga positiva, sebbene vi sia il rischio che rallenti più del necessario. (riproduzione riservata)