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La Cina: Evergrande si salvi da sola. La tassa sugli immobili manda l'Asia in rosso
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La Cina: Evergrande si salvi da sola. La tassa sugli immobili manda l'Asia in rosso

27 ottobre 2021, 07:06 Ultimo aggiornamento: 07:14

Aumentano le tensioni geopolitiche, gli Usa stanno annullando il permesso a China Telecom di operare nel Paese come supposta ritorsione alla pressione di Pechino su Taiwan. Venerdì Evergrande deve onorare un'altra scadenza, pena il default. Oro e petrolio in calo, futures su Wall Street piatti

Il settore immobiliare cinese trascina in rosso l'Asia. Da un lato il governo di Pechino intima al presidente di Evergrande di pagare i debiti di tasca propria. Trattandosi di 305 miliardi di dollari i mercati dubitano che questo possa avvenire e il titolo oggi viaggia molto volatile. Fra l'altro venerdì 29 il colosso del mattone deve pagare un'altra cedola di un bond in dollari scaduto un mese fa, altrimenti rischia il default come è accaduto a Modern Land China nei giorni scorsi.

Non aiuta certo la notizia che il presidente Xi Jinping intende accelerare sulla property tax applicando un'imposizione fiscale anche agli immobili, un settore fortememente indebitato. E neppure il fatto che gli Stati Uniti stanno annullando il permesso a China Telecom di operare nel Paese, aumentando ulteriormente le tensioni tra le due potenze economiche.  A questo si aggiunga che il segretario di Stato Antony Blinken ha chiesto ai Paesi membri dell'Onu di unirsi agli Stati Uniti nel fare pressione per dare a Taiwan un ruolo maggiore alll'interno dell'organizzazione, una chiara mossa contro Pechino che vuole annettersi l'isola. 

Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,34%, Hong Kong perde l'1,55%, Shanghai l'1%, mentre l'oro ritraccia dello 0,3% a 1.788 dollari per oncia e il petrolio Wti americano cede lo 0,8% a 84 dollari il barile. Le valute sono poco mosse, l'euro passa di mano a 1,16, lo yen a 114,05, la sterlina a 1,377, mentre il T bond Usa vede il rendimento salire dall'1,62% di inizio sessione asiatica all'1,63%. I futures su Wall Street sono appena sopra la parità.

Al presidente di Evergrande, Hui Ka Yan, è stato detto dai funzionari cinesi di usare i propri soldi per aiutare ad alleviare la crisi del debito del gruppo, un segnale piuttosto forte che Pechino è riluttante a orchestrare un salvataggio pubblico del gigante dai piedi di argilla, messo sotto stress dalla nuova politica di una Cina più equa e meno indebitata.

Ma non è chiaro ai mercati se la fortuna del fondatore miliardario del colosso Evergrnde sia abbastanza grande o liquida da salvare il proprio gruppo. Nel frattempo la controllata di Evergrande sui veicoli elettrici (EV) è balzata fino al 17% (per poi appiattirsi) dopo che Hui ha dichiarato che la produzione di automobili sarà la maggiore attività del gruppo nel prossimo decennio.

Intanto, secondo i media cinesi (Cailian), ad alcuni dirigenti di società immobiliari è stato chiesto di partecipare a un incontro con la Commissione per lo sviluppo nazionale e la riforma, alimentando la preoccupazione per un'imminente introduzione di una tassa sugli edifici, che di fatto in Cina non esiste ancora, se non in maniera sperimentale in alcune città. Il Paese è una delle poche grandi economie in cui le residenze possedute da persone fisiche non sono soggette a un'imposta nazionale. I governi locali guadagnano dagli sviluppatori soprattutto attraverso la vendita di terreni, un fatto che ha permesso lo scorso anno di raccogliere complessivamente 8.400 miliardi di yuan (1.300 miliardi di dollari). (riproduzione riservata)



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