Quando la scorsa settimana il New York Times ha pubblicato la notizia che entro il 2030 la Cina avrà superato gli Stati Uniti per numero e qualità delle centrali nucleari, un brivido è corso lungo la schiena dell’establishment di Washington. E non era un brivido di piacere. Ma come, il Paese che ha inventato l’energia nucleare battuto dalla Cina!
E non è che l’ultima delle umiliazioni. Già nell’industria dei pannelli solari e delle batterie la Cina ha conquistato un primato assoluto. Per tacere delle grandi infrastrutture civili, un tempo orgoglio degli Usa, ma oggi prerogativa dei cinesi che realizzano meraviglie in pochissimo tempo.
Un esempio fra tutti: la linea ferroviaria ad alta velocità Pechino-Shangai è stata realizzata nei tempi previsti al costo di 36 miliardi di dollari. I cittadini californiani, ai quali un’analoga linea era state promessa molto tempo fa, la stanno ancora aspettando e forse non la vedranno mai. Come è possibile tanto divario? La risposta ce la offre un ricercatore di Stanford, Dan Wang, nel suo libro Breakneck. China’s Quest to Engineer the Future (Allen Lane, 2025). La Cina è governata dagli ingegneri, il cui motto è la progettazione. Gli Usa sono dominati dagli avvocati, il cui fine è l’ostruzione. O meglio, quello che l’autore chiama, il proceduralismo.
Da quando Deng Xiao Ping ha stabilito le coordinate di uno sviluppo capitalista sotto l’egida di un onnipotente partito comunista, i successi del modello cinese sono stati spettacolari. Grazie anche alla circostanza che gli ingegneri, e non certo gli avvocati, fossero chiamati a condurre le danze.
Questo ha permesso alla Cina di divenire un gigante manifatturiero, dove un intero sistema di imprese può sgorgare in un attimo intorno a un epicentro, come nel caso di Apple. Questo ha consentito alla Cina di sviluppare in tempi record infrastrutture civili di cui gli Usa avrebbero disperato bisogno, afflitti come sono da un costante decadimento delle proprie. A parte l’industria aeronautica e quella dei semiconduttori, la Cina ha tagliato tutti i traguardi e si propone di recuperare il ritardo anche in questi settori.
Del resto Xi Jinping, lui stesso ingegnere, è stato chiaro: la finanza è una pericolosa illusione; la vera ricchezza risiede nella capacità di costruire e realizzare le cose.
Naturalmente questa passione per la progettazione, o sarebbe meglio dire pianificazione, se questo non ingenerasse qualche equivoco con quella fallimentare sovietica, porta con se enormi costi umani di cui il regime non si cura minimamente. Il caso più eclatante è stato quello della pianificazione sociale della politica del «bambino unico» che ha provocato una strage degli innocenti di proporzioni inimmaginabili. E che, una volta abbandonata, non è riuscita a invertire la tendenza al declino demografico.
Non parliamo poi di pluralismo e stato di diritto, semplicemente assenti in uno Stato per il quale il soggetto di diritto nemmeno esiste.
Non è un caso che la famiglia dell’autore abbia scelto di insediarsi in Canada, lontano dalla soffocante oppressione del regime comunista. Eppure gli Usa qualcosa devono imparare dalla Cina. La combinazione tra finanziarizzazione dell’economia e regno degli avvocati può essere letale per il futuro degli Usa. Qualcosa dai cinesi gli americani possono apprendere. Anzi devono, prima che la deindustrializzazione del Paese divenga irreversibile. (riproduzione riservata)
*professore alla facoltà di Giurisprudenza di Firenze