A partire dalla mezzanotte di giovedì 1° gennaio 2026 la Bulgaria ha adottato ufficialmente l’Euro. Dopo l’adesione all’Unione Europea, quasi vent’anni fa, il Paese ha detto addio alla sua valuta, il Lev, ed è diventato il 21esimo Stato a riconoscere la moneta unica. L’approdo nell'Eurozona arriva a un anno esatto dall’ingresso, insieme alla Romania, nell’area Schengen, l’accordo sottoscritto da 29 Paesi (non solo Ue) che consente di circolare senza passaporto tra gli Stati membri.
Sofia ha concluso così il lungo percorso verso le istituzioni euro-atlantiche iniziato negli anni Novanta dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. Il primo disco verde è arrivato il 4 giugno 2025, con il parere favorevole della Commissione europea e della Banca centrale europea, entrambe hanno certificato che Sofia soddisfa i criteri di convergenza: inflazione sotto controllo, finanze pubbliche solide, tassi di interesse allineati, stabilità del cambio.
Nell’aprile 2025 l’inflazione media bulgara era al 2,7%, appena sotto la soglia del 2,8% (il limite massimo Ue per entrare nell’euro). Il debito pubblico resta intorno al 24% del pil, tra i più bassi dell’Unione e Sofia non è soggetta a procedure per deficit eccessivo dal 2012. Così un mese più tardi il Parlamento europeo ha dato il via libera a larga maggioranza. L’ingresso è stato sigillato dal Consiglio Ecofin, l’8 luglio, che ha completato gli atti legislativi stabilendo irrevocabilmente il tasso di conversione: 1 euro = 1,95583 lev, lo stesso valore che dal 1997 ancora la moneta nazionale all’euro.
«Questo traguardo è il frutto di anni di duro lavoro e impegno. Significa pagamenti più semplici, viaggi più facili e tante nuove opportunità per le imprese bulgare. Grazie, Bulgaria! Puoi essere orgogliosa di ciò che hai realizzato», ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.
L’ultimo miglio verso la moneta unica è stato tuttavia segnato da un crescente scetticismo e da una crisi politica interna. La stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, ha infatti avvertito che nei mesi successivi all’introduzione dell’euro potrà verificarsi un lieve aumento temporaneo dei prezzi legato agli arrotondamenti. Un effetto definito «modesto e transitorio» sul piano macroeconomico, ma che potenzialmente sarà rilevante sul fronte della fiducia dei consumatori.
E i sondaggi mostrano da mesi una popolazione spaccata, con una maggioranza relativa contraria all’euro o perlomeno differente. Nonostante il governo di centro-destra, guidato dal primo ministro Rosen Željazkov, avesse considerato l’adozione dell’Euro una priorità per la crescita economica del Paese, diversi sondaggi hanno evidenziato la contrarietà di circa metà della popolazione ad abbandonare la valuta nazionale. In autunno poi sono esplose le proteste di piazza contro il governo culminate, l’11 dicembre 2025, con la decisione di Željazkov di rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente, Rumen Radev. (riproduzione riservata)