Martedì la Banca del Giappone ha alzato i tassi di interesse dal -0,1% allo 0% ponendo fine a otto anni di tassi negativi e segnando il primo rialzo dal 2007 dopo i robusti aumenti di stipendio e all’inflazione sostenuta che si lasciano alle spalle diversi decenni di deflazione. Il board ha inoltre abbandonato il controllo della curva dei rendimenti sui titoli di Stato a 10 anni e bloccato gli acquisti di Etf e Reit giapponesi. La banca centrale, l’ultima al mondo a porre fine all’uso dei tassi negativi come strumento di politica monetaria, ridurrà poi gli acquisti di obbligazioni societarie.
Kazuo Ueda, governatore della BoJ, ha quindi posto fine a oltre un decennio di politica monetaria estremamente espansiva, abbandonando una serie di misure di allentamento messe in atto per stimolare l’economia più avanzata dell’Asia. Dopo un voto a maggioranza di 7-2, la BoJ ha dichiarato che il tasso di interesse overnight resta ora compreso tra lo zero e lo 0,1%.
La BoJ ha adottato tassi di interesse negativi nel 2016 nel tentativo di incoraggiare le banche a concedere maggiori prestiti per generare spesa e contenere i rischi di un rallentamento economico globale.
I lavoratori di alcune delle più grandi società giapponesi hanno effettuato negli ultimi mesi il più grande aumento salariale dal 1991, dando al governatore Ueda abbastanza fiducia che un’inflazione moderata continuerà, un obiettivo centrale nelle politiche della BoJ per anni.
Sempre più gruppi societari stanno inoltre passando i costi dell’inflazione sui consumatori e la carenza di manodopera contribuisce all’aumento dei salari. Gli investitori sono anche diventati più fiduciosi nelle prospettive dell’economia del Paese. Nel mese di febbraio l'indice azionario Nikkei 225 ha superato il livello raggiunto 34 anni fa.
Nonostante il ritorno a tassi di interesse positivi, i funzionari della BoJ non vedono il primo aumento come un segnale che ne seguiranno presto altri. L’inflazione, innescata dall’aumento dei prezzi dell’energia importata e dei prodotti alimentari, è oggi però sotto il picco. L’inflazione core, che esclude la volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari freschi, ha infatti rallentato a gennaio per il terzo mese consecutivo.
«Date le attuali prospettive per l'attività economica e i prezzi, la banca prevede che per il momento le condizioni finanziarie accomodanti verranno mantenute», ha detto la BoJ.
Chris Scicluna, responsabile della ricerca per conto di Daiwa Capital Markets Europe, spiega che «la Banca del Giappone ha finalmente compiuto un timido passo verso la normalizzazione della politica monetaria. La decisione di porre fine ai tassi negativi, al controllo del rendimento e agli acquisti di Etf è un piccolo passo che dovrebbe avere un impatto minimo sull'economia reale e la BoJ ha rassicurato i mercati che manterrà un atteggiamento accomodante. È altamente improbabile che assistiamo ad una serie di rialzi aggressivi dei tassi e i tassi giapponesi rimarranno ben al di sotto dei livelli degli altri principali mercati nel prossimo futuro».
La BoJ, secondo Scicluna, «darà priorità a una ripresa sostenibile e a una più ampia stabilità dei mercati finanziari e non vedrà la necessità di un rapido ulteriore inasprimento. In effetti, la BoJ ha chiarito che continuerà con i suoi acquisti di obbligazioni per un po’ ed è disposta ad aumentarli se necessario, uno dei motivi per cui il mercato ha considerato l’annuncio di oggi come relativamente accomodante. Tuttavia questo è un punto di svolta, la politica monetaria dell’era della crisi in Giappone sta finalmente giungendo al termine».
La BoJ ha dichiarato che manterrà la politica di acquisto di circa 6 trilioni di yen (40 miliardi di dollari) al mese in titoli di stato giapponesi, un impegno che sottolinea la continua debolezza dell’economia mentre i consumi delle famiglie rimangono lenti. Ma interromperà gli acquisti di fondi scambiati in borsa e di fondi comuni di investimento immobiliare giapponesi.
Sebbene la fine dei tassi di interesse negativi fosse ampiamente attesa, gli economisti erano divisi su quanto lontano si sarebbe spinta la BoJ nell’abolire altre misure come il controllo della curva dei rendimenti e gli acquisti di Etf. (riproduzione riservata)