Nel 2017, Didi Taihuttu e la sua famiglia hanno venduto tutto, casa, auto, perfino le scarpe, per investire ogni risorsa in bitcoin. Oggi, vivono da nomadi con le loro tre figlie, completamente scollegati dal sistema bancario.
Ma mentre il mercato delle criptovalute cresce, anche i rischi aumentano. Una nuova ondata di rapimenti ha colpito il settore, spingendo molti investitori a rafforzare le proprie difese. I Taihuttu non fanno eccezione. La Cnbc ha raccontato la loro storia.
Dopo aver ricevuto minacce e messaggi inquietanti, Didi ha completamente rivisto la sicurezza della famiglia: niente più wallet hardware, ma un sistema ibrido che combina strumenti digitali e analogici. La frase-segreta che dà accesso al loro patrimonio in bitcoin è stata divisa in quattro blocchi da sei parole ciascuno, distribuiti in quattro continenti e conservati su piastre d’acciaio o piattaforme crittografate.
«Anche se qualcuno mi puntasse una pistola, non potrebbe accedere a tutto», ha dichiarato Taihuttu da Phuket, in Thailandia. I wallet digitali contengono solo piccole somme per le spese quotidiane e sono protetti da firme multiple.
La famiglia ha smesso di condividere aggiornamenti sui social dopo che alcuni utenti avevano individuato la loro casa dai video online. «Ci siamo trasferiti subito. Ora non filmiamo più nulla», racconta Didi.
A spaventare è soprattutto la recente escalation di rapimenti violenti in Europa e negli Stati Uniti per sottrarre codici d’accesso alle criptovalute. «Anche le mie figlie iniziano a chiedere: ‘Cosa succede se provano a rapirci?», confessa.
Per Taihuttu, la decentralizzazione non è solo una filosofia finanziaria, ma una strategia di sopravvivenza.(riproduzione riservata)