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Lorenzo Bini Smaghi
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Banche centrali Leggi dopo

La Bce non guida più: il pricing torna ai fondamentali

04 luglio 2025, 20:10 Ultimo aggiornamento: 20:19

Secondo Bini Smaghi (Société Générale) il rapporto tra banca centrale e mercati è cambiato e gli operatori devono superare la storica dipendenza psicologica dalle comunicazioni dall’istituto di Francoforte | Banche centrali, è finita l'era della forward guidance. Bini Smaghi: mercati facciano il proprio mestiere

«Forward Guidance addio. Il rapporto tra banca centrale e mercati è definitivamente cambiato e gli operatori devono smetterla con la dipendenza psicologica verso le comunicazioni della Bce. Devono fare le proprie valutazioni indipendenti, studiare l’economia, capire come si sviluppa la congiuntura, invece che aspettare tranquillamente al proprio desk e prendere posizione solo in funzione di quello che dice Francoforte».

Quello che Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Société Générale ed ex membro del board della Bce, lancia nello stagno degli operatori di mercato, è un sasso destinato a fare rumore. Perché mentre l’evento più atteso dell’anno per le banche banche centrali, il simposio di Sintra, in Portogallo, si svolge all’insegna dell’incertezza sul futuro e di un cambio di passo nelle modalità di previsione di Francoforte, Bini Smaghi suona la sveglia agli investitori, provando a scuoterli da un torpore indotto dal mantra della cosiddetta «Forward Guidance».

Domanda. Diciamo che ne stiamo celebrando il funerale?

Risposta. Direi di sì. Ed è un bene che sia così. Perché se la banca centrale guida il mercato con queste previsioni poi succede qualcosa che li porta a spostare e a cambiare orientamento e alla fine perde credibilità. E poi non solo la banca centrale, ma anche gli operatori di mercato non ci credono più. E ha provocato anche distorsioni: pensiamo al 2022 quando Francoforte avrebbe dovuto alzare i tassi ma ha frenato perché aveva preso con il mercato l’impegno di completare il Quantitative Easing. Questo l’ha portata a essere in ritardo, e finire, come si dice in gergo, «dietro la curva». Anche se quell’impegno non aveva più senso, soprattutto in vista degli shock energetici in arrivo.

D. Per gli operatori significa coprirsi di più e abbassare l’appetito per il rischio. Si rischiano meno investimenti in un momento delicato per l’economia. Avrà un effetto recessivo?

R. Siamo in un mondo diverso e i mercati devono fare il loro lavoro. Certamente anche coprirsi di più dai rischi ed essere attenti agli sviluppi dell’economia reale. Secondo me si tratta comunque di un mondo più sano rispetto a quello in cui tutti aspettavano di accendere la radio e sentire cosa diceva questo o quel banchiere centrale. Già viviamo in un mondo in cui tutte le mattine aspettiamo cosa dice il signor Trump. E non è che prendere decisioni economiche sia più facile.

D. Ma che cosa cambia, esattamente, nelle azioni di Francoforte?

R. Il compito della banca centrale diventa quello di spiegare cosa farà in uno scenario o in un altro. Per esempio che se c’è una shock inflazionistico aumenterà i tassi. Però nessuno sa cosa avverrà in concreto e nemmeno se lo shock ci sarà davvero. È il frutto dell’incertezza sulla quale hanno insistito. Gli operatori dovranno fare valutazioni indipendenti. Servirà un po’ più di lavoro nel cercare di capire i vari scenari economici e come comportarsi in funzione di cosa farà la Bce. Mettendo anche in conto che la reazione di Francoforte potrebbe essere diversa da quella della Fed.

D. Al momento anche la Fed combatte con le previsioni, soprattutto di inflazione. Intanto il dollaro si indebolisce e l’euro acquista forza.

R. Anche questo non è un problema da poco: parliamo di cambiamenti nei tassi di cambio di oltre il 10% in pochi mesi. Una situazione che magari produce effetti benefici sull’inflazione, ma che comporta anche una perdita di competitività per l’export, che può essere dannosa in questa fase, nella quale, oltre ai dazi, rischia di esserci un aumento del tasso di cambio.

D. Gli americani, però, comprano europeo. Se non beni, sicuramente azioni

R. E questo afflusso di capitali può rappresentare un problema, perché esce dagli Usa per diversificare arrivando in Europa ma cosa trova? E cosa acquista? Il nostro mercato è ancora troppo frammentato e gli investitori non hanno una scelta cosi ampia come negli Stati Uniti. Dobbiamo costruire un mercato attraente che consenta agli investitori non solo di investire, ma di rimanere. Anche per evitare che flussi di questo tipo provochino questi impatti improvvisi sulle valute.

D. E se la Fed tagliasse i tassi, come chiede Trump, sarebbe anche peggio

R. Credo che la Federal Reserve sia in una situazione complessa, perché il rallentamento economico c’è, ma l’inflazione è elevata e non si possono permettere di tagliare.

D. Abbiamo detto che la forward guidance è finita, ma ci conceda un’ultima previsione: a settembre la Bce taglia?

R. I tassi europei sono al 2% e l’inflazione è al target del 2. Insomma: in termini reali siamo quasi a zero. E non si tratta di una posizione restrittiva. Come ha detto Lagarde siamo in una buona posizione per aspettare e vedere come reagisce l’economia. Io mi attendo una pausa.(riproduzione riservata)



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